Ma quali 250 milioni: Cardinale ha già finito i fuochi d’artificio. Il diktat sul calciomercato è sempre stato lo stesso. La verità su Leao
Vincere l’oscar di chi ha speso di più tra fine giugno e i primi di luglio non è di certo un trofeo che farà aprire una nuova cripta nella sala delle coppe del museo di Casa Milan. È già esaurito l’effetto-wow che Gerry Cardinale ha cercato di fare con la spesa di oltre 100 milioni per Gonçalo Ramos e Mario Gila. Due priorità per Ruben Amorim, senza alcun dubbio e ne abbiamo assoluta certezza, ma era evidente che il Milan non avrebbe potuto tenere quel ritmo di spesa nel corso di questa sessione di calciomercato. Viene da sorridere nel pensare che, per qualche giorno, si fosse sparsa la notizia che il Milan avesse a disposizione un budget da 250 milioni da poter spendere. Non è mai esistita questa possibilità, perché nonostante i cambi in dirigenza, la strategia portante è sempre la medesima: vendere con plusvalenza per poi poter reinvestire. E così si arriva alla fase di stallo assoluto che sta avendo il calciomercato del Milan in queste settimane, dove le notizie più croccanti sono state quelle dei rinnovi di Christian Comotto e Francesco Camarda. Ma di altri colpi altisonanti neanche l’ombra. Il motivo è chiaro: il duo Almstadt-Gardiner è chiamato a fare la cosa più complessa adesso, ovvero vendere. Ed è un mestiere molto complicato. Intanto il tempo passa, l’amichevole con il Celtic ha certificato che diversi giocatori attualmente in rosa non sono adatti alle richieste di Amorim e che a fine mercato si tireranno le prime somme per capire se il primo Milan targato Cardinale, avrà rispecchiato tutte le necessità del suo allenatore.
Gerry, nel mentre, a livello visivo sta dando la sensazione di essere più vicino alla squadra come hanno dimostrato le quarantotto ore passate a Milanello. Ma al netto di quello che potrebbe essere un atteggiamento da Berlusconi wannabe, sta emergendo come le cose, sotto la sua gestione, non siano minimamente cambiate. Ci sono stati due fuochi d’artificio di un certo peso, che hanno portato qualcuno a pensare che Uncle Gerry fosse stato folgorato dalla Berlusconite acuta a livello di spese. È stata una fiammata, prima del ritorno alla realtà dei conti e degli equilibri. Con un problema importante: rispetto al passato, il club sta avendo un atteggiamento molto poco malleabile sulle situazioni di alcuni calciatori come, ad esempio, quella di Rafael Leao.
Quella del portoghese è una vicenda complicata, dove compare anche la figura di Jorge Mendes in qualità di consigliere strategico di Cardinale. Un mese fa vi avevamo raccontato di come l’entourage di Leao (che ha il mandato esclusivo per la procura del ragazzo) avesse proposto al Milan una valutazione di 60 milioni trattabili, anche con la formula del prestito iper oneroso con obbligo di riscatto. Ebbene, negli ultimi giorni, dal quarto piano si è alzato un muro su formula e valutazione del giocatore: o arrivano 60 milioni per il titolo definitivo o non se ne parla. Una situazione che rischia di diventare esplosiva perché Leao è un elemento in grado di creare tensione dentro un ecosistema che non gli va più a genio. È evidente che per come gioca Amorim, Rafa sia un calciatore inadatto, ma il Milan non può permettersi di avere in casa una bomba a orologeria. Ecco perché nelle prossime settimane sono previsti dei nuovi contatti per cercare di ammorbidire la posizione del club sul lato economico, il che renderebbe più facile la contrattazione (soprattutto) con il Fenerbahçe.

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