Higuain, Biglia, Donnarumma e Caldara: ecco i quattro nodi che Gattuso deve sciogliere prima della Roma
Fallita la partenza, il Milan non può fallire la ripartenza. Perché venerdì debutterà in casa davanti a suoi tifosi, ma soprattutto perché non può ritrovarsi a zero punti dopo due partite, anche se con lo scomodo asterisco della gara da recuperare contro il Genoa. Non appartengo alla schiera dei gufi che per quella gara, in calendario il 31 ottobre, già prevedono un altro al posto di Gattuso, perché stimo e difendo Gattuso. Appartengo, semmai, alla categoria di chi parla con il senno di prima, non dei poi, e proprio per questo, come forse ricorderà qualcuno, poche ore dopo la sua bella rete al “Bernabeu” contro il Real Madrid, l’11 agosto scorso, avevo scritto che Higuain da solo non basta per rilanciare il Milan. La gara di Napoli ha confermato che il centravanti non può risolvere le partite se non viene servito dai compagni, perché nel calcio hanno inventato anche il Var, ma non hanno ancora inventato i giocatori che segnano senza il pallone. Il problema, quindi, non è Higuain ma chi deve smarcarlo con passaggi in profondità, prima ancora che con i cross dal fondo. E’ vero che Rivera e Pirlo non giocano più, ma se giocassero ancora sarebbero più veloci di Biglia, già in preoccupante fase calante la stagione scorsa e non a caso nemmeno titolare nella deludente Argentina degli ultimi mondiali. Non aver preso un suo sostituto per impostare il gioco, a maggior ragione dopo l’inattesa esclusione di Montolivo, è stato un errore perché Bakayoko ha altre caratteristiche.
E allora, per riaccendere Higuain, tanto vale mettere stabilmente in cabina di regia Calhanoglu, il “Rivera del Bosforo”, nella speranza che almeno lui dia ragione alla semifallimentare campagna acquisti di Mirabelli. In questo modo, tra l’altro, Bonaventura non rischierebbe di rimanere fuori, conservando il suo posto sulla sinistra del tridente d’attacco, senza scordare però la possibilità di schierare Cutrone come seconda punta, in appoggio a Higuain. Ma siccome una squadra è tale quando è completa in tutti i reparti, è giusto chiarire anche l’altro lato oscuro lasciato in eredità dalla disastrosa gestione precedente, legato cioè al doppio portiere, perché Reina era stato acquistato perfare il titolare, nella convinzione di cedere Donnarumma. Dopo le incertezze di quest’ultimo a Napoli, sarebbe sbagliato però metterlo subito in discussione, perché Donnarumma va difeso da Gattuso e dai tifosi. Caso mai per Reina ci potrebbe essere la vetrina europea dell’Europa League considerando la sua maggiore esperienza internazionale. Tutto, però, dovrà essere gestito con grande chiarezza, perché cambiare il portiere in base al suo rendimento nell’ultima partita sarebbe non soltanto inutile ma controproducente. Infine c’è il nodo legato a Caldara, perché l’ex atalantino, che non ha fatto nemmeno in tempo a diventare ex juventino, non ha giocato a Napoli per mancanza di adattamento alla difesa a quattro. Peccato che al suo posto si sia rivisto Musacchio, soltanto riserva l’anno scorso. Ma soprattutto è una contraddizione il fatto che sia già stato concesso più spazio a Bakayoko, che si era allenato con i nuovi compagni meno di Caldara. La speranza, quindi, è che la lezione di Napoli sia servita. Perché è vero che “errare è umano e perseverare è diabolico”. Ma in questo caso il Milan non ha alcuna voglia di sentirsi diavolo.

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