I casi Rebic, Theo e Donnarumma. Qui sento puzza di bruciato. Il pianto di Locatelli per l’addio

18.03.2021 00:00 di Franco Ordine   Vedi letture
I casi Rebic, Theo e Donnarumma. Qui sento puzza di bruciato. Il pianto di Locatelli per l’addio

L’ultima può sembrare una barzelletta. E invece trattasi di pittoresca realtà del calcio italiano. La procura federale della federcalcio ha aperto un fascicolo per esaminare il post pubblicato da Theo Hernandez dopo Milan-Napoli e subito cancellato nel quale chiosa con faccine che vomitano la figura dell’arbitro Pasqua. Si dice, nei circoli benpensanti: “Atto dovuto”. Può essere. Come conseguenze avrà, probabilmente, un’ammenda. Di sicuro il giovanotto impari a gestire la propria comunicazione perché significa guadagnare, agli occhi dei colleghi di Pasqua, un pizzico di ostilità della quale il Milan non ha certo bisogno in questa nuova stagione del campionato. Secondo episodio: “istruiti” a dovere dal solito e immancabile suggeritore napoletano, l’espulsione di Rebic è stata narrata sui social con una frase (“ho visto tua madre fare la prostituta a Napoli”) della quale non c’è alcun riscontro. Sui social e non solo la tifoseria milanista è insorta chiedendo al club di farsi sentire.

Donnarumma è stato multato -su segnalazione dell’inviato della stessa procura- perché a fine partita ha avuto un battibecco con la panchina del Napoli. Nessuno si è chiesto, nemmeno il suddetto inviato, cosa avesse spinto Donnarumma che è un ragazzo pacifico, ad avere una reazione del genere. Forse un comportamento esasperato e maleducato di un team manager? Qui c’è puzza di bruciato.

La risposta da casa Milan è stata la seguente: “noi abbiamo uno stile e non intendiamo cambiare”. In effetti Paolo Maldini non è mai intervenuto nelle polemiche da ballatoio del calcio italiano su arbitri, rigori etc. Eppure le stesse fonti assicurano che il Milan si fa sentire in queste e altre occasioni. È una linea, condivisa anche da Gazidis ma c’è un ma per ogni decisione di questo tipo: quando il recipiente è colmo, bisogna anche far capire anche in pubblico che “’ca nisciun è fess!”.

Locatelli. In una recentissima intervista Manuel Locatelli ha raccontato il suo tormentato addio al Milan. Ha spiegato: “Sono stato contattato dai dirigenti dell’epoca a Milanello e mentre eravamo su una panchina di Milanello mi hanno detto che non facevo più parte dei loro programmi. Ho cominciato a piangere nel viaggio di ritorno a casa e ho continuato a piangere parlando con i miei genitori”. Si può capire il risentimento che Locatelli dimostra ogni volta quando parla del Milan senza fare i nomi di coloro che all’epoca gli comunicarono la decisione tecnica del club. In prima fila ci fu Leonardo insieme con Maldini immagino e forse sarebbe elegante se, a bocce ferme, venisse spiegato quell’affare di mercato riconoscendo un errore che in tanti- tifosi compresi- avrebbero commesso.

Duello con i lettori. La settimana scorsa ho ricevuto messaggi di dissenso da parte di alcuni lettori i quali criticavano la mia provocazione (“sarebbe meglio uscire dalla coppa per dedicarsi al campionato”). Alcuni di loro hanno anche oltrepassato il confine del dissenso: ho preso, incartato e portato a casa. Ma sul tema vorrei concludere lasciando alla comune riflessione una serie di interrogativi. Con il Napoli, per caso, al di là delle assenze, il Milan ha per caso pagato la grande fatica di Manchester, con rientro il venerdì mattina alle 3 del mattino e partita giocata domenica sera, con un solo allenamento a disposizione? Per caso Juve e Atalanta, dopo l’Inter uscita di scena a dicembre e subito dopo capace d’infilare una bella striscia di successi, non sono adesso a caccia del secondo posto nel caso il Milan dovesse continuare il suo cammino europeo? È attrezzato il Milan per resistere, sui due fronti, con una rosa extra large e senza infortuni? Grazie per l’attenzione.