Il cuore non basta: tanti interrogativi sul piatto e la prima svolta epocale della stagione

Il cuore non basta: tanti interrogativi sul piatto e la prima svolta epocale della stagioneMilanNews.it
© foto di Stefano Montesi
domenica 29 ottobre 2017, 00:00Editoriale
di Fabrizio Tomasello

E adesso come la mettiamo? È vero che oggi il Milan se l’è giocata almeno per un’oretta, è vero che i rossoneri sono stati anche sfortunati in occasione della traversa-fuori di Kalinic e del palo-dentro di Higuain, così come non possiamo negare che l’approccio alla partita dei ragazzi sia stato coraggioso, energico, vibrante, con un pressing alto che per almeno 20 minuti ha fatto presagire una serata magica. Ma alla fine cosa ci resta in mano? L’ennesima sconfitta (e sono 5 in 11 partite), un distacco dalle prime della classe che non voglio più nemmeno prendere in considerazione, pena un travaso di bile, e la sensazione che la stagione possa considerarsi quasi conclusa, a meno di un clamoroso - e francamente tutt’ora impensabile - colpo di coda della squadra.
Ancora una volta ci ritroviamo ad elogiare Borini, ripensando a Gattuso quando diceva: “Se io sono il migliore in campo, allora siamo messi male”; ancora una volta ci ritroviamo a domandarci che fine abbia fatto il vero Kessiè, quello che faceva fracelli all’Atalanta e che al Milan sembra essere evaporato dopo i primi incoraggianti segnali; ancora una volta ci ritroviamo a far i conti al posto di Fassone e Mirabelli e chiederci se abbiano fatto bene ad acquistare due buoni centravanti, Kalinic e Andrè Silva, anzichè un fuoriclasse, Pierre-Emerick Aubameyang; ancora una volta siamo costretti a prendere nota della prestazione mediocre di Calhanoglu, che però nasconde qualcosa che va aldilà del semplice momento negativo; ancora una volta la domanda che resta in sospeso è la stessa: arrivati a questo punto che fare con l’allenatore? Lasciamo per ultima la questione più delicata, quella relativa alla panchina, e partiamo da qualche considerazione tecnico-tattica sugli interpreti rossoneri.
Borini è diventato - e a ragione - il beniamino della tifoseria, per il carattere che ci mette in campo, per la grinta con la quale affronta gli avversari, per la presenza in ogni zona del campo, mostrando in alcuni momenti uno scioccante dono dell’ubiquità. Ma signori, non può essere l’ex-Southampton il faro di questa squadra. Borini è uno straordinario gregario, assurto agli onori delle cronache milanisti solo per la colpevole latitanza dei leader designati. E poi Suso, finora fonte inesauribile di gol, assist, emozioni e tutto quanto fa spettacolo. Il problema del Milan è che lo schema “palla allo spagnolo e speriamo che succeda qualcosa” non può essere l’unica alternativa offensiva rossonera. Anche perchè poi arrivano squadre come la Juventus, che lo ingabbiano, lo soffocano in una morsa inestricabile e il Milan si spegne.
Una piccola riflessione la merita anche Calhanoglu, il cui apporto appare alla causa sempre più deficitario in rapporto alle aspettative sul suo conto.

Il turco è da sempre troppo innamorato del pallone e da quando è arrivato in rossonero mostra una paurosa idiosincrasia con la concretezza, che si traduce in mancanza di attenzione allo sviluppo dell’azione. Ogni volta che il pallone transita dalle sue parti, Calha se lo guarda, lo rimira, lo accarezza, perde quel tempo di gioco funzionale ad un corretto sviluppo della trama offensiva e puntualmente si perdono le opportunità. Purtroppo non è la prima volta che ci troviamo a ripetere le stesse cose sul suo conto ed ecco quindi la domanda da un milione di euro: nulla da dire sulle sue doti tecniche, per carità, ma siamo sicuri che l’ex Leverkusen sia adatto al campionato italiano dove se non sei rapido di testa, ancor prima che di piedi, la palla non te la fanno nemmeno vedere? Naturalmente aspetto di essere smentito già nelle prossime partite con triplette a raffica.
Lascio volutamente in sospeso il giudizio sugli attaccanti, intanto perchè Andrè Silva vorrei vederlo per bene, schierato titolare almeno qualche partita di seguito per giudicare, mentre Kalinic contro la Juve è stato anche un pizzico sfortunato. Senza contare Cutrone nei confronti del quale, malgrado la tenera età, nutro una fiducia incondizionata.
Resta la delicata questione Montella. Personalmente continuo a pensare che la svolta epocale della stagione, esonerarlo, per chiamare qualcuno che a metà stagione dovrebbe ricominciare tutto daccapo, non sia la soluzione più idonea. Per fortuna però non tocca a me prendere certe decisioni.
Solo un piccolo suggerimento al mister: sarebbe forse opportuno mostrarsi meno soddisfatto dopo prestazioni appena appena dignitose, per giunta condite da sconfitte. Perchè va bene la prestazione, ma i tifosi - e immaginiamo anche i vertici societari - non possono accontentarsi in eterno di perdere, seppur giocando decentemente.