Il futuro è alle spalle
La rabbia ormai sta scemando. Sta lasciando spazio alla delusione, all'amarezza lasciata da eventi indecifrabili. Eventi per cui è inutile fare elenchi: allenatori, esoneri, mercato, stadio, compratori d'Oriente, amministratori delegati, cavalli bolsi di ritorno, proclami, hip hip Hurrà, #siamoapostocosi, #ultracompetitivi eccetera. La rabbia deriva dall'aver conosciuto personalmente e bene Silvio Berlusconi e Adriano Galliani. E lavorato 28 anni nel loro Gruppo, prima "TV Sorrisi&Canzoni" nella redazione di "Forza Milan!", poi a "Tele+2" oggi Sky, infine per Mediaset dove la collaborazione iniziò nel 1983 con "Mundial" firmato insieme con Maurizio Mosca. Erano persone intuitive, geniali, dirette, con idee chiare, progetti, strategie, una filosofia chiara, un istinto naturale nella scelta degli uomini. Uomini di capacità superiori, di una preparazione inarrivabile con risultati inimitabili parlando di calcio e comunicazione. Volendo parlare solo di questo. Berlusconi e Galliani hanno fatto epoca in questi due campi della vita, perché è questo che passerà alla storia: una società, una squadra per 25 anni irripetibile e un colosso televisivo che è entrato nella vita degli italiani.
Non sono mancati in quel tempo compromessi, errori, cadute rovinose, aggiustamenti politici come questo Paese arriva purtroppo ad imporre, arriva a codificare nel tessuto sociale a tutti i livelli. E chi vuol salire non vi si sottrae.
Il risultato è stato comunque eclatante, per le migliaia di lavoratori che sono appartenuti a queste aziende.
A un certo punto arriva la decadenza, inevitabile, quando l'età ti inghiotte con l'entusiasmo che scema, gli interessi che cambiano, i tempi che mutano, le scelte che ingannano. Succede anche perché in oligarchie così definite, non c'è spazio per la crescita di successori accreditati e credibili (non è la stessa cosa), per nuovi manager, per eredi strutturati. Non nascono, né crescono se non gli dai chance, manager, dirigenti, figliocci da gente come Confalonieri, Bernasconi, Freccero, Giovalli, Noziglia, Vesigna, Rosanna Mani, Rognoni, Hecht, Taveggia, Susini (ci fermiamo dimenticandone diversi) se per tutta la vita hai Ramaccioni, Braida e Gandini. Quando hai un management straordinario, devi avere grande apertura mentale, coraggio, voglia di andare avanti per cambiare.
L'esonero di Mihajlovic non ha nessuna cittadinanza nello scenario che stiamo raccontando, per non stare a riesumare Leonardo, Allegri, Seedorf, Inzaghi... Nessuna cittadinanza. Un capriccio, un raptus, un atto di pubblica sfiducia verso chi lo ha scelto e verso i motivi per cui fu scelto. Amen. In bocca al lupo Cristian Brocchi: il tifo e l'amore per questi colori, tuoi e della gente, siano con te.

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