Il pareggio nel derby invita all'ottimismo e alla fiducia. Il futuro è dalla nostra parte...ma anche il presente
Così fa davvero male. Il giorno post-derby, a mente fredda, dopo aver fatto sbollire la rabbia, la sensazione di acido rimpianto per non aver seppellito di gol l’Inter è ancora più forte.
Perché il Milan domenica sera ha raccontato e dimostrato all’intero mondo del calcio che tra noi e loro ci sono almeno tre categorie di differenza. Sul piano della qualità del gioco, del valore dei singoli, della convinzione e dell’autostima della squadra, ma anche dal punto di vista dell’autorevolezza degli allenatori, dell’eleganza della tifoseria e dell’onestà intellettuale dei protagonisti nei commenti a fine gara.
Tanto per rispondere a coloro che accusano Allegri di non aver ancora saputo regalare un gioco al Milan, i ragazzi nel derby hanno offerto un intero campionario di azioni corali, tagli, sovrapposizioni, triangolazioni, incroci, scambi ravvicinati, raddoppi, coperture etc. etc. da poterci scrivere su un manuale del calcio completo.
E almeno fino a quando le energie hanno supportato le idee, il Milan ha regalato una prestazione sontuosa ai suoi tifosi e a tutti quelli che invece aspettavano al varco la banda di Allegri per sancirne la disfatta. Se non fosse stato per SanDanovic e per qualche scivolata di troppo di Balotelli, da solo in mezzo all’area avversaria, il primo tempo si poteva chiudere tranquillamente in vantaggio per 4-0.
Poi nella ripresa qualcosa è cambiato: Stramaccioni ha azzeccato anche lui qualche mossa (invertire i terzini, niente di che) e soprattutto si è fatta sentire la stanchezza per i nostri ragazzi, così la partita si è fatta più equilibrata e alla fine l’Inter ha pareggiato. Però chi paragona gli impegni infrasettimanali delle due squadre alla vigilia del derby dimostra di essere capzioso e fazioso: non si possono mettere sullo stesso piano la partita del Milan stravinta (con immenso dispendio di energie fisiche e soprattutto nervose) contro i marziani del Barcellona in Champions League e il “ritorno-passeggiatafuoriporta” dell’Inter (con qualificazione già messa al sicuro all’andata) contro i mestieranti rumeni del Cluj in Europa League.
Soprattutto è fastidioso leggere che il pareggio alla fine è il risultato più giusto, alla luce delle grandi prestazioni dei due portieri, secondo molti opinionisti i migliori in campo. E’ vero che anche Christian Abbiati è stato fenomenale nel secondo tempo su Guarin, ma SanDanovic ha vinto nettamente il duello tra estremi difensori per 4 miracoli a 1 ed anche questo la dice lunga sulla qualità espressa in campo dalle due formazioni.
Alla fine di tutte queste considerazioni, resta comunque l’unico dato inconfutabile: il Milan mantiene un punto di vantaggio sull’Inter con uno score che, malgrado la semi-battuta d’arresto di domenica vede i rossoneri viaggiare ad una media straordinaria, 38 punti conquistati nelle ultime 18 giornate di campionato.
E la consapevolezza che adesso finalmente esiste una “Squadra”, un gruppo composto da uomini veri, giovani fenomeni, veterani esperti, campioni maturi e un grande allenatore alla guida. Questa sensazione, calda, rassicurante e avvolgente come una termocoperta in questi giorni di freddo artico, scalza violentemente l’immagine indigesta del pareggio dell’Inter (a proposito, ci vuole abilità ed impegno anche a prendere un gol di testa da Ezequiel Schelotto) e ci riporta a più dolci pensieri.
Adesso sotto con la Lazio, sempre tra le mura amiche di San Siro, per provare a mettere dietro la compagine guidata da Petkovic e finalmente sentirsi da soli al terzo posto in classifica, legittimati così a pensare alla prossima Champions League. Si, perché intanto c’è da pensare a questa edizione della coppa dalle grandi orecchie ed al ritorno degli ottavi al Nou Camp contro il Barcellona, schiantato 2-0 all’andata.
L’ambizione è più viva che mai e tutti i milanisti hanno ancora una gran voglia di continuare a sognare.
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