Il ritorno di Montolivo è una buona idea, ma servono i gol per uscire dalla crisi
A una domanda di Maurizio Costanzo il presidente Silvio Berlusconi ha risposto così: “Guardo il Milan in tv e sto male, non sono più tornato a San Siro”. Si può capire. Non ha mai amato Montella e sperava ardentemente che il mercato estivo portasse oltre che entusiasmo tra i tifosi anche risultati di prestigio. Improbabile che cambi il giudizio sul tecnico, è ancora più difficile che il Milan inverta subito la tendenza e risalga la china nella quale è scivolato dopo l’ennesima sconfitta con la Juve. Perché lo scenario attuale finisca capovolto occorre che si realizzino una serie di fattori. Il primo, più importante di tutti, è trovare la quadra nel sistema di gioco e non abbandonare più il binario scelto per evitare che il treno deragli nuovamente. Sul punto Montella è più deciso che mai a non farsi condizionare e a proseguire lungo la strada tortuosa del 3-4-2-1 che è il nuovo approdo, premiato col Chievo. C’è bisogno di altre e più lusinghiere conferme per promuoverlo definitivamente. Secondo fattore: recuperare alla causa tutto lo spogliatoio, compreso quel pezzo di Milan vecchio che è stato trascurato se non messo da parte nei primi mesi. Ogni riferimento ad Abate, Montolivo e perché no Paletta (esemplare nell’accettare il declassamento con la primavera di Gattuso) è scontato. L’utilizzo ad Atene dell’ex capitano è il segnale sia pure deciso a causa dell’acciacco di Biglia.
Perché poi il Milan riprenda quota ci sarà bisogno di recuperare alla migliore condizione fisica e mentale Bonucci, Biglia e Kalinic. Qui l’analisi è semplice. Leo si è fatto carico di responsabilità che non gli competevano e che l’hanno indotto a sovraesporsi, in pubblico e in privato, senza avere ancora lo smalto dei suoi giorni migliori. Biglia è giunto affaticato dal fine stagione con la sua nazionale, ha avuto al ritorno dall’Ecuador un tendine dolente e invece di provvedere a farlo guarire si è scelto di farlo giocare col risultato di comprometterne il credito per gli scarabocchi commessi nel derby e con la Juve. Infine Kalinic ha avuto ai primi di ottobre l’adduttore ammaccato patendone le conseguenze. Ma un attaccante, pur in imperfetto stato di salute, non può smarrire in modo così vistoso la via del gol. Per risolvere il deficit offensivo deve anche migliorare la produzione di calcio che passa attraverso il centrocampo e il talento Calhanoglu. Suso no: ha fatto il suo e anche di più.
Atene, da questo punto di vista, è una sorta di bivio per capire se Andrè Silva può funzionare al fianco di Cutrone ma è evidente che solo il ritorno di Bonaventura e Suso potrà garantire la qualità di cui ha bisogno questo Milan per tirarsi fuori dalle secche. E Fassone non aspetta.

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