Il triste circo tra Arcore e il Portello
La più alta carica ricoperta da Massimo Moratti in carriera è stata la presidenza della Federnautica. Niente che vedere con un lavoro, né con la gestione di un'azienda, del personale, del marketing, delle strategie, dei progetti. In Lega è sempre andato a ruota delle odiate Milan e Juventus, il suo impegno quotidiano - tenuto prudentemente distante dagli affari di famiglia - è stato il caffè al bar sotto l'ufficio (la notizia era che ne avesse uno) per incontrare gli inviati di tutti i canali radiotelevisivi del pianeta e discutere, anzi litigare, con gli avventori del medesimo. Da quando tace, da quando è all'angolo, l'Inter ha preso a vincere. Peccato per certi versi, perché Moratti ci ha privati di teatrini inarrivabili nella storia del calcio. Ma anche di banalità stucchevoli di cui non si sente invece la mancanza.
Chi lo avrebbe detto che il suo posto sul palcoscenico mediatico lo avrebbero preso i protagonisti di un Milan irripetibile, di gran lunga il club che ha vinto più di qualsiasi altro sotto un'unica gestione. Lo spettacolo che Berlusconi e Galliani da 3 anni stanno mandando in scena sotto al tendone rossonero, a livello di dichiarazioni e spese maldestre, farse e contraddizioni farsesche, rischia di oscurare persino l'inimitabile condottiero della Saras. A parte sessioni di mercato grottesche a suon di parametri zero e bidoni al confronto dei quali persino Recoba e Rambert apparirebbero campioni, un club che aveva esonerato 3 allenatori in 25 anni ultimamente ha preso il passo scellerato di Zamparini in corsa per battere i record dell'ex (?) patron nerazzurro, capace di cacciare un tecnico (Simoni) subito dopo una vittoria sul Real Madrid.
Quello che stanno passando i tifosi del Milan li fa mescolare al pubblico di un circo di periferia, diverte i bambini, ma gli adulti si intristiscono guardando malinconici vecchi clown, animali prigionieri ammaestrati, acrobati in ciabatte, mangiafuoco bruciacchiati.
La vicenda Boateng rientrato per far felice la cara amica Melissa, l’imposizione di De Jong, la falcidia di tecnici, la parata di mezze figure, la penombra di pupi cinesi, i ritorni annunciati mai divenuti realtà, gli stadi avveniristici a chiacchiere, le dichiarazioni strampalate farcite da slogan ridicoli, fanno parte di un rispettabile show che mercoledì ha compiuto 116 anni, ma che mai come in questo Natale appare sentirli tutti, su milioni di schiene curve le quali non si spezzano soltanto per amore. Da Arcore al Portello è un susseguirsi di gag rovesciate sulla squadra, anzi sull’accozzaglia, che puntualmente ripaga con la medesima moneta (ultimamente le multe interne per motivi disciplinari, devolute in beneficenza, superano i 300.000 euro stagionali contro i 50-60 mila annuali e storici).
L’ultimo atto a Genova in Coppa Italia non sposta i termini della questione: il Frosinone domenica prossima e poi quelle che seguiranno nel nuovo anno, continueranno a restare una dopo l’altra ultime o penultime spiagge per l’allenatore. Solo per lui, purtroppo. Proprietari e dirigenti proseguiranno imperterriti ad abbronzarsi sotto al sole di quella medesima spiaggia. Con i tifosi a chiedersi perché.
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