Infortuni e resilienza. Mercato, e adesso?

15.01.2022 00:00 di Mauro Suma   vedi letture
Infortuni e resilienza. Mercato, e adesso?
MilanNews.it

Siamo tutti sfibrati da questa cosa degli infortuni. I giocatori che li subiscono, l'allenatore che se li vede sfilare sotto il naso da questo o quel comunicato, i tifosi che giustamente si sfogano e si incazzano, il club che fa mille sforzi per poi non riuscire mai a giocarsi le partite con la rosa al completo, io che ne soffro nello stomaco e nella carne da non dormirci la notte. Questa stagione è stata uno stillicidio. Ad Anfield contro il Liverpool, a Torino con la Juventus e a Bergamo contro l'Atalanta senza Ibra e Giroud, nel derby senza Maignan e Theo Hernandez (in questo caso non per infortunio), contro il Liverpool con Ibra unico attaccante su cinque della rosa abile e arruolabile, con il Napoli senza mezza squadra, contro la Roma a San Siro con una intera difesa decimata dal Covid. Ci saranno anche, come mi scrivono i tifosi, prove inoppugnabili che sia colpa di tutto un Milan fatto di cerebrolesi e di incompetenti. Non so, non sono un preparatore e nemmeno un medico o un dirigente. Da umile, povero. scaramantico inguaribile ed esoterico, dopo Kjaer perso per mesi per il crociato contro il Genoa e dopo Tomori perso per un mese per il menisco sempre contro il Genoa, mi verrebbe da dire tanto, tanto sale a San Siro per il Milan-Genoa prossimo venturo...Ma mi verrebbe da dire anche che come sostiene Paolo Maldini queste cose purtroppo succedono. E non soltanto oggi, ma anche nell'età dell'oro come quando nel 2008-09 il Milan non potè giocarsi le sue chances per la protrusione discale durata tutta la stagione di Nesta e per l'assenza di tutto l'anno del centravanti titolare Borriello o come quando nel 2009-10 il Milan ad un punto dalla vetta perse sul più bello a marzo Nesta e Pato per tutto il resto della stagione e rimase con un palmo di naso. Ma queste cose non si possono dire. Nel calcio di oggi o digrigni i denti contro qualcuno e ne chiedi la decapitazione seduta stante, o sei un inascoltabile stipendiato. E quindi, non se ne esce. Ma un fatto è certo: assenze, squalifiche, infortuni, coppe d'Africa, di tutto, otturatori, crociati, menischi. Eppure nonostante tutta questa roba siamo qui, contro tutti e contro tutto. Avremmo meritato in Champions di passare il durissimo girone Cakir, siamo a quattro punti dalla vetta in campionato e bene o male nei quarti di coppa Italia. Ecco perchè non possiamo fare altro che convivere con l'inerzia contraria, con il vento in faccia, mettere anima e cuore in campo, da gruppo vero, come abbiamo sempre fatto, non da ultimo nella partita proprio contro la Roma. Non c'è altra scelta, non c'è altra possibilità e non ci sono alternative praticabili.

Il mercato, dite voi. Certo, il mercato. Dietro, mentre scrivo, per lo Spezia e per la Juventus abbiamo Kalulu e Gabbia come difensori centrali. Non Kjaer, non Tomori e nemmeno Romagnoli che rientrerà ma che dovrà fare l'inevitabile tagliando post-Covid. Il menisco di Tomori come il polso di Maignan, dopo il quale ci siamo messi a incitare Tata dopo esserci assicurati Mirante. Certo che siamo contati e certo che bisogna intervenire. Ma senza invettive e senza processi alle intenzioni. A volersela giocare fino in fondo c'è una tifoseria splendida, insostituibile, meravigliosa. Un popolo che prima di essere tagliuzzato dai 5mila posti di Spezia e Juventus, ha portato fino a fine dicembre 2021 ben 500mila milanisti a San Siro. Un popolo che ha trascinato la squadra anche contro la Roma il 6 gennaio. Quel popolo per cui Gazidis abbassa i prezzi dalla sua stanza d'ospedale di New York, per cui Maldini, Massara e Pioli stralavorano tutti i giorni, per cui ogni pezzo di Milan si batte ogni giorno. E per il quale la proprietà figura al decimo posto tra i club che hanno speso di più sul mercato, come viene sancito dal Global Transfer Report 2021 della FIFA. Una proprietà che da quando si è insediata ha ripianato sempre e solo bilanci a tre cifre o giù di lì. Eccolo il Milan, qualcosa di compatto, di vero, di unito, il prodotto di un circolo virtuoso e non certo vizioso come era stato per qualche anno. Questo Milan merita che si faccia qualcosa sul mercato per una grande tifoseria e che a farlo sia una proprietà che in quanto a soldi spesi sul mercato e sul bilancio non ha nulla da dimostrare a nessuno. Ma che è la prima a sapere che sarebbe un peccato, proprio adesso, proprio in questo momento, non deviare da una visione e da una strategia che sta dando solo risultati in crescita: tecnici, tattici, commerciali, economici, di linea, di progetto. Ma il calcio è fatto di fili d'erba e di zolle. E' fatto così, si chiama calcio e non l'abbiamo inventato noi. Per definizione non è solo un fatto numerico, anche se i numeri hanno sempre la loro importanza e a maggior ragione in un periodo drammatico e delicato come quello della pandemia che circonda il pallone che rotola. Siamo una squadra fresca, bella, propositiva, innovativa. Che adesso ha bisogno di una mano. Pronta subito e spendibile subito.