Io al Milan non rinuncio! Pippo non merita umiliazioni, lui non passerà mai
Io al Milan non rinuncio, caro Mr Scott Cacciola. Questo giornalista del New York Times segue i New York Knicks, la squadra di basket della Grande Mela che, a gennaio, ha toccato il fondo di una disgraziata stagione. Come racconta Lanfranco Vaccari, nell’ultimo numero di Sportsweek, sulle pagine sportive del quotidiano newyorchese, viene allora pubblicato un appello: ”Cercasi basket migliore per un esasperato giornalista!”. I capi redattori delle pagine del basket, insomma, volevano evitare che Cacciola continuasse a immalinconirsi, seguendo partite poco spettacolari, poco avvincenti, quasi tristi. I lettori hanno incominciato a mandare proposte e suggerimenti. Così Scott ha cominciato a viaggiare per gli Stati Uniti, consolandosi nel seguire partite meno desolanti rispetto a quelle offerte dai Knicks. Nella redazione di Mediaset, per fortuna, nessuno ha pensato ai miei travagli attuali, spingendomi negli stadi dove giocano Barcellona o Chelsea o Bayern Monaco. Per fortuna, perché se non vedo entrare in campo la maglia rossonera, il cuore non batte forte, non salgono le emozioni, non cresce la passione. Certo, se la maglia rossonera venisse sempre indossata da giocatori dal piede raffinato, dalla classe infinita, dallo stile inconfondibile, mi divertirei di più ma, in ogni caso, al Milan non rinuncio. Come non rinunciano a sognare, a palpitare, i tifosi del Brighton, del Crystal Palace, o dello Sheffied Wednesday, ogni giornata di campionato, pronti a seguire la loro squadra, in tre o quattro mila, su tutti i campi della Premier o della Championship, splendido esempio di grande tifo.
Club che non hanno le loro bacheche coppe e splendidi trofei come il Milan. Rimane un mistero insondabile, come i geroglifici egiziani fino alla scoperta della Stele di Rosetta, la scomparsa di quel filone di gioco, magari non eclatante, ma che comunque aveva permesso ai Ragazzi di Pippo Inzaghi di sorridere al terzo posto. La domanda è ora se Superpippo sarà bravo come Pierre-François Bouchard, lo scopritore della Stele, per decifrare i mali di questo Milan, mali, che impediscono di raggiungere apprezzabili livelli di gioco. Colpa delle gambe? Colpa della testa? Colpa dei metodi di allenamento? Sarebbe presuntuoso da parte mia, che non seguo giornalmente, il lavoro a Milanello tranciare giudizi e proporre soluzioni. E’ indubbio comunque che ogni squadra, che si presenta a San Siro, sembra conoscere ogni mossa e contromossa per imbrigliare il gioco milanista, nonostante l’applicazione che Inzaghi dedica al suo lavoro, giorno per giorno. Comunque il vertice di Arcore ha deciso di concedere la giusta fiducia a Pippo Mio, che probabilmente siederà sulla panchina del Milan, almeno fino alla fine della stagione. Non merita alcun tipo di umiliazione uno delle figure più amate nella storia rossonera. Si dice che gli allenatori passino, ma il Milan rimanga sempre. Pippo, non tema, lui non passerà mai!!
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