La prima finale del Milan cinese è di Gattuso. Calha e Kalinic sono i due deficit da colmare
Questa finale di coppa Italia ha un solo padre putativo e si chiama Rino Gattuso. E non tanto perché con lui in panchina è arrivata la qualificazione al cospetto della Lazio ma per un’altra valutazione che qui di seguito possiamo spiegare. Nelle tre sfide dell’era Gattuso contro la Lazio che a Montella aveva rifilato 4 schiaffoni ha preso solo un gol (Marusic) ed è stato tradito da qualche errore di troppo, in particolare prima Calhanoglu e poi, al culmine del secondo supplementare, Kalinic altrimenti avrebbe vinto, con largo merito, anche la sfida di mercoledì sera, sotto la neve di Roma. Da Gattuso bisogna partire per segnalare la perfomance, ennesima, dell’apparato difensivo rossonero che ha consentito a Bonucci di procurare a Kalinic la golosa palla-gol sprecata in malo modo e a Romagnoli di eseguire alla perfezione il rigore decisivo del 5 a 4 dopo aver baciato un paio di volte il pallone.
Ai due granatieri della difesa bisogna aggiungere anche Donnarumma che, proprio dinanzi al dischetto, ha ripetuto tutto quello di cui fu protagonista a Doha qualche tempo fa strappando così la supercoppa d’Italia alla Juve. Adesso se la ritroveranno davanti. Giusto così, bisogna ripeterlo. Questi sono i due dati che devono incorniciare il primo risultato autentico del nuovo arrivato sulla panchina rossonera. Ma nello stesso tempo è bene anche firmare qualche giudizio appuntito perché si sappia quali sono i limiti della rosa attuale che pure è stata complessivamente rivalutata dal lavoro di Rino e del suo staff.
Il primo della lista è il discusso Calhanoglu. Non bisogna essere molto severi per segnalare che nella ripresa il Milan ha costruito, in contropiede, una striscia di occasioni che hanno avuto nel turco l’esponente privilegiato. È vero: ha mancato il gol o l’assist decisivo anche Calabria ma a un difensore si può anche perdonare uno strafalcione del genere. A Calha no. E non solo perché è costato quel che è costato ma perchè è accreditato di un talento che dev’essere nobilitato anche da qualche gol. All’andata proprio il turco fallì la più polposa delle occasioni, idem al ritorno. C’è da chiedersi quale possa essere il suo contributo se continua con questa media di gol mancati.
L’altro nella lista nera è Kalinic che a questo punto non può esibire nemmeno altri alibi da sfruttare. A dispetto di qualsiasi previsione della vigilia, il croato che pure ha giocato bene la domenica sera contro la Roma, è stato una delusione. Non si può sbagliare un gol così e meno male che non c’è stato bisogno del suo contributo dal dischetto perché magari avrebbe cambiato l’esito della semifinale. Molti si chiederanno: ma si può, dopo un esito del genere, puntare il dito sui meno e non soltanto sui più? La risposta è sì. Perché in questi giorni, in queste partite, si valutano le potenzialità del gruppo e le capacità dei singoli. Ed è sempre in queste occasioni che si capisce di cosa ha bisogno il prossimo Milan per diventare ancora più grande.

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