La rosa aulentissima di Stefano Pioli. Kalulu come Baresi, "il Menestrello" come Kakà. Ora tocca a Mr Wolf. Giusto citare il verso di Ungaretti

17.08.2022 00:00 di Carlo Pellegatti   vedi letture
La rosa aulentissima di Stefano Pioli. Kalulu come Baresi, "il Menestrello" come Kakà. Ora tocca a Mr Wolf. Giusto citare il verso di Ungaretti
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Mi ricorda, nella completezza della rosa, il Milan della stagione ’92-’93. In quell’estate Silvio Berlusconi e Adriano Galliani regalarono a Fabio Capello Stefano Eranio, Jean Pierre Papin, Zvonimir Boban, Dejan Savicevic e Gianluigi Lentini. Forse molti ricorderanno un’immagine incredibile e straordinaria, durante la trasmissione dell’amichevole Bologna-Milan giocata l’8 agosto di trent’anni fa, quella dell’indimenticabile scorpione di Marco Van Basten. Il primo piano, dicevo, di Boban e Savicevic seduti uno accanto all’altro, in tribuna.

Era un gruppo di giocatori formidabili ma, stabilite le doverose differenze, anche i dirigenti di questo Milan del terzo millennio, sorretti da una proprietà ambiziosa e tifosa, hanno lavorato pensando soprattutto alla qualità, unita a sostenibilità e intuizione. Oggi Pioli, quando al minuto sessanta di Milan-Udinese ha guardato alla sua destra i suoi in panchina, ha potuto scegliere fra tre giocatori: De Keteleare, Origi e Saelemaekers, nella rosa di una nazionale favorita ai Mondiali, il Belgio. Accanto a lui un Campione del Mondo, Giroud, e un prossimo nazionale Yacine Adli. Un nazionale senegalese campione d’Africa, Ballò Touré, il capitano della nazionale danese, Simon Kjaer, poi ancora due nazionali italiani, Tommy Pobega e Alessandro Florenzi. Rosa ricca, titolari forti e panchinari di extra extra lusso. Eppure, anche l’allenatore rossonero e il management in tribuna invano hanno spesso cercato con gli occhi un giocatore che il Milan non ha ancora sostituito.

Soprattutto sulle ripartenze rapide dei friulani, anche i tifosi del Milan si sono domandati: “Dov’è quel centrocampista dalla presenza costante e rassicurante, dalla corsa prepotente e instancabile, dalle incursioni rapide e spesso vincenti? Dov’è Kessie?”. Sostiturilo non è certo facile, con un budget ridotto visti gli sforzi per l’acquisto di CDK. Ma, in queste ore, gli sforzi del quarto piano di Casa Milan vanno verso questa direzione. Non credo al norvegese Sander Berge, perché è un centrale di 194 cm, dalle caratteristiche di corsa e mobilità ben lontane da quelle di Franck. Maggiori possibilità per Raphael Onyedika, ma si tratta comunque di un interessante prospetto di 21 anni, non certo un sicuro titolare. Io sarei curioso di vedere, per due o tre partite consecutive, Tommaso Pobega quando gli impegni diventeranno plurisettimanali. Mi auguro che possa meritare il soprannome che ho studiato per lui: Mr Wolf. Sì, lo vedo bene come un Mr Wolf rossonero, l’iconico personaggio di Pulp Fiction, che diceva: “I solve the problems!”. Sono convinto che quest’ultimo prodotto della scuola triestina, anche nel Milan dopo gli Erasmus a Terni, Pordenone, Spezia e Torino, possa mostrare le sue eccellenti qualità. Risolverebbe così molti dei problemi di forza, potenza e corsa che possono nascere nel corso del campionato a centrocampo.

Contro l’Udinese, nella mia mente, sono improvvisamente scattati anche due flashback. Quando Pierre “Grifondoro” Kalulu ha lasciato la sua scuola della magia di Hogwarts, piombando con un tempismo eccezionale su Deulofeu scattato a rete. Stesse sensazioni di ammirazione, di stupore, di grandezza che ricordo aver provato quando “Mahatma” Baresi è scattato su Pato Aguilera, solo davanti a Sebastiano Rossi, sfruttando l’attimo di incertezza dell’attaccante uruguaiano per deviare il pallone. Billy Costacurta si è avvicinato e lo ha abbracciato con ammirazione. Era il 5 dicembre 1993 e mi sembra ieri.

L’altro flashback, nel secondo tempo, quando il Menestrello Innamorato si è fermato un attimo guardando l’avversario. Poi, dopo una finta deliziosa e delicata, lo ha lasciato lì fermo e incredulo e se ne è andato verso l’area. Allora ho urlato: “Vai Riccardino!”. Qualcuno, di fianco a me, mi ha guardato stranito, poi mi ha sorriso dicendomi: “Hai ragione!”. Non era Kakà, ma Charles De Ketelaere! Stessa eleganza, stesso stile, stessa classe. Mi sembra comunque un buon inizio, anche perché non è parso soffrire la pressione di un San Siro ricco di passione e affetto. Qualche scatto ha illuminato anche la prestazione di Origi, altro giocatore che sta suscitando la curiosità e l’interesse dei tifosi. Insomma, è grande Milan che mi spinge a chiudere,  parafrasando un celebre verso di Giuseppe Ungaretti:  “Dovunque il guardo io giro, immenso Campione io ti vedo”.