La scommessa Kessie e quella di Pobega. Forza Ivan! Rose e finanza: bravi “Casciavit”. Riforme dei campionati e nuove regole nel calcio: qualcuno usi il cervello

23.07.2021 00:00 di Luca Serafini Twitter:    vedi letture
La scommessa Kessie e quella di Pobega. Forza Ivan! Rose e finanza: bravi “Casciavit”. Riforme dei campionati e nuove regole nel calcio: qualcuno usi il cervello
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Che sia diventato uno dei migliori centrocampisti europei, cresciuto anno dopo anno nelle sue stagioni rossonere, non vi sono dubbi. Che vi sia la volontà del club di confermarlo è del giocatore di restare, è acclarato. Che vi siano infine dei parametri da rispettare ambo le parti durante la trattativa, è pacifico. Il Milan sta offrendo a Frank Kessie un ingaggio triplicati, tra base e bonus: non dovremmo andare oltre per capire che - se lui davvero vuole il rinnovo - rimangono da discutere solo i dettagli. Eppure da pulpiti ondivaghi piovono sermoni sull’etica che investe società disinvolte e spendaccione, ma quando si tratta del Milan le bacchettate sono tutte per noi: “Fessi! Dopo Donnarumma e Calhanoglu volete perdere anche Kessie? Bisogna dargli quello che vuole”.

L’equilibrio come al solito va cercato nello stile e nei modi di una dirigenza con idee, piani e programmi chiari e coerenti, dai quali è sempre molto difficile (francamente) prendere le distanze anche se in ballo c’è, appunto, uno dei migliori centrocampisti europei. Mettendoci la faccia, come spesso mi capita di fare, scommetto che il Presidente tornerà a Milanello dopo le Olimpiadi (iniziate alla grande). 

A proposito: dopo i piagnistei per Locatelli, Pessina e Cristante, faremmo volentieri a meno di quelli per Pobega. Abbiate per una volta fiducia nell’occhio di Pioli e nel lavoro dei dirigenti, oltre che nelle doti e nella determinazione del ragazzo, ma non cominciate a parlarne come di un messia per poi fischiarlo al primo passaggio sbagliato o a storcere il naso come con Tonali. È solo un consiglio. 

Nell’antica filosofia da me sposata di studiare più gli scenari che le singole operazioni di mercato, vorrei però invitarvi a consultare di tanto in tanto la pagina Facebook de “I casciavit”, i quali in questi giorni hanno pubblicato post magnificamente esplicativi di come vanno composte le liste delle rose in base ai parametri relativi a vivai, nazionalità e distinzione degli extracomunitari, nonché un’approfondita analisi tra costi, ricavi e plusvalenze quando si parla di cartellini dei giocatori e dei loro ingaggi: sui social è possibile trovare anche informazione, oltre che scritte sui muri. Frequentate i “cacciaviti” rossoneri, poi ne riparliamo.

La serie A si interroga su una profonda riforma che potrebbe prevedere playoff (sono da sempre favorevole) e riduzione del numero delle squadre (idem), però sbatte subito il muso sui diritti tv, sui profitti e sulle perdite. Argomenti sacrosanti, ci mancherebbe, ma se cresce il livello qualitativo dei campionati, alla distanza cresceranno anche gli introiti: è un’equazione fisiologica. Per affrontare i temi delle riforme, in politica come nello sport, è assolutamente indispensabile essere lungimiranti senza fermarsi al proprio orticello e alle scadenze a breve, altrimenti come al solito finirà tutto in una gigantesca bolla di sapone. 

Lo stesso discorso vale per le regole del calcio che la FIFA sta studiando di cambiare. Ci sono alcuni aspetti positivi che vanno approfonditi e ragionati, come il tempo effettivo e i cambi liberi; altri invece, come le rimesse laterali con i piedi, le espulsioni a tempo o i calci da fermo privi di obbligo di passaggio a un compagno (ci si potrà “autolanciare”) perfettibili e al momento non così significativi. La prima regola che dovrebbe essere tema di studio, approfondimento e cambiamento radicale, a mio avviso, resta quella del fuorigioco: impensabile che su un campo di 110 metri venga annullato un gol per un alluce. Andrebbe delineata la famosa linea dei “30 metri” (non più tutta la metà campo), ma soprattutto istituita - anzi, reintrodotta - la “luce piena” tra il difensore e l’attaccante al di là della linea avversaria. Il fuorigioco nacque per punire i furbi, non inibire l’abilità nello smarcarsi. Un attaccante con il tallone in linea col difensore deve essere in posizione regolare. Auspico anche una revisione della dizione di “fuorigioco passivo”: per oltre un secolo un concetto che è stato chiaro a tutti, oggi con la tecnologia dovrebbe essere assurto a inconfutabile. Anche di questo comunque riparleremo di sicuro. 

Chiudo con un saluto affettuoso e un abbraccio a Ivan Gazidis, al quale società e tifosi (Curva Sud in prima fila) hanno fatto sentire la propria vicinanza per non combattere da solo la sua difficile battaglia.