Lo scempio e la ricostruzione
Balotelli, Saponara, Salamon hanno raggiunto o raggiungeranno De Sciglio, Niang e El Shaarawy. Il progetto ora si vede e si sente. Sono tornati il sorriso e l'ottimismo in casa Milan, non per questo si può sostenere che abbia vinto una fazione a dispetto dell'altra. Ipercritici e incrollabili. Evoluti e non evoluti. Sarebbe un'analisi sciocca, superficiale.
Sembra quasi che esistano una divisione e due schieramenti tra i rossoneri, ed è come se oggi la barricata fosse stata sfondata e i tifosi non-evoluti spazzati via. "Visto, che la società non ha mollato?", rinfacciano quelli che "ci hanno sempre creduto". D'altra parte "è solo una mossa politica", rispondo gli scettici. Abbiamo già detto quanto ridicola ci paia la tesi secondo cui il mercato di gennaio di Berlusconi sia stato ispirato dalla campagna elettorale, e lo ribadiamo: pensare di guadagnare voti grazie a una cresta, con tutti i problemi che attraversa l'Italia, sarebbe davvero sconcertante. L'umore dei critici e dei tifosi è stato spaccato dai fatti, non dalle emozioni o dalle sensazioni: il progetto di una squadra giovane e una strategia nuova, da maggio ad agosto, non soltanto non si erano visti, ma nemmeno erano stati annunciati. Quell'intervista di Milan Channel a fine estate al presidente, aveva alimentato qualche speranza, ma allo stesso tempo creato nuovi scoramenti per il senso di resa che aveva trasmesso in senso generale, sulla possibilità di nuovi investimenti in particolare.
Dunque, qualcuno si è allontanato e disamorato, qualcuno si è arrabbiato ferocemente, qualcun altro è rimasto aggrappato all'illusione che le cose sarebbero davvero cambiate. Oggi non è giusto sostenere che abbiano vinto questi ultimi, perché non è che i primi abbiano perso. Ora i primi hanno semplicemente acquisito il diritto di riavvicinarsi e di sbollire l'arrabbiatura. Così come chi, dopo aver aspramente criticato - ci mettiamo tra questi -, ora deve con onestà prendere atto che la virata c'è stata, che il "progetto" di cui non vi era traccia dopo l'epurazione estiva, ora è partito. Allo stesso modo, senza cambiare opinione su taluni presunti difetti di gestione da parte di Massimiliano Allegri, non si può non prendere atto di aver saputo ridare una fisionomia e un'anima a una squadra che pareva averle irrimediabilmente perdute. Così si spiega la rimonta (diciamo la verità, impensabile) fino alle soglie del terzo posto. Ci hanno lavorato la società e l'allenatore, con l'impegno e la partecipazione dei giocatori, quelli reduci dalla selezione naturale e da quella forzata.
Oggi il Milan vive un sogno nuovo suffragato da cifre, statistiche e constatazioni: mai si ricorda un attacco titolare così giovane, da decenni (forse Rivera-Prati, aiutateci se sbagliamo) una coppia di attaccanti rossoneri non era titolare in Nazionale, da settimane il cammino è un cammino da scudetto. Ma non ci sono armi da riporre, asce da sotterrare. C'è soltanto da gustarsi un finale di stagione a tinte assai più vivide rispetto alla penombra d'autunno, lasciando perdere le polemiche, senza sentirsi in colpa di nulla perché nessuno aveva sposato una tesi piuttosto che un'altra: semplicemente, ognuno ha reagito in modo diverso a uno scempio incomprensibile. Oggi che è iniziata la ricostruzione, resta soltanto da aspettare. Con un po' più di ottimismo.

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