Maldini capitano di un nuovo Milan, punto di partenza in attesa di milanisti veri e un centrocampista di qualità
Bentornato a Gattuso al rientro dalla trasferta in America e soprattutto bentornato a Maldini. Il fondo Elliott non poteva partire meglio, con un progetto che si potrebbe sintetizzare con un vecchio slogan pubblicitario: fatti e non parole. La prima mossa è stata la scelta di dare il Milan ai milanisti, a cominciare dal presidente Paolo Scaroni. La seconda quella di affidare il ruolo di direttore dell’area tecnica a Leonardo. La terza, come diretta conseguenza, quella di richiamare Paolo Maldini, non come vicepresidente, ma come direttore sviluppo strategico dell’area sport, perché sarebbe stato facile appiccicargli un’etichetta appariscente, ma alla distanza priva di significato. Come Leonardo, anche Maldini si è presentato alla grande, senza proclami per incantare i tifosi. Un passo per volta, come in fondo è stata la sua carriera incominciata in un piccolo Milan, guidato però dal grande Liedholm, e poi decollata con Berlusconi fino all’ultima delle sue cinque Champions League vinta ad Atene nel 2007, dopo la rivincita contro il Liverpool.
Maldini diventa così il simbolo e il capitano dirigenziale di un nuovo Milan, che ha bisogno di una solida struttura societaria per tornare grande dopo la illusoria parentesi legata a un misterioso presidente cinese e a un italianissimo amministratore delegato che non aveva raccolto successi nemmeno nelle precedenti società in cui aveva lavorato.
L’arrivo di Maldini, però, deve rappresentare un punto di partenza e non di arrivo. Ben vengano, quindi, gli altri possibili ritorni di Vittorio Mentana come team manager, di Umberto Gandini come dirigente per i rapporti con Uefa e Fifa, di Ariedo Braida come esperto per il mercato internazionale, di Filippo Galli per il settore giovanile, con un maggiore coinvolgimento di Franco Baresi, l’unico rimasto fedele al Milan da 40 anni quando esordì in serie A che per amore della maglia accettò di giocare due campionati in serie B, malgrado le proposte per passare alla Juventus. Ma soprattutto, con o senza questi nuovi-vecchi milanisti, Maldini dovrà cercare la pedina che manca a centrocampo. Abbandonato senza troppe spiegazioni l’ex capitano Montolivo, dopo aver rinforzato la difesa con Caldara e l’attacco con Higuain, serve un giocatore di qualità in mezzo al campo per smarcare in verticale, e non soltanto dalle fasce laterali, il nuovo centravanti. Leonardo, con ammirevole onestà, ha escluso che possa arrivare un “top” per rispettare il fair play finanziario, ma qualcuno ci vuole perché Biglia gioca soltanto in orizzontale, Kessie ha più forza che fantasia, mentre Bonaventura preferisce partire dalla fascia per andare alla conclusione. L’importante è non avere fretta e non comprare tanto per comprare, perché questa è la linea di serietà, concretezza e programmazione saggiamente dettata dal fondo Elliott. Proprio questi valori hanno convinto Maldini ad accettare la proposta di rientrare, dopo aver detto di no a Fassone che gli aveva proposto un ruolo poco chiaro. Il fatto che Maldini sia rientrato nel Milan è quindi la prima e più evidente garanzia di serietà della nuova proprietà, perché Maldini come i tifosi rossoneri ha sofferto troppo negli ultimi anni. E sicuramente anche papà Cesare sorriderà dall’alto, felice di rivedere il ritorno di Paolo nel loro vecchio Milan.

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