Mancini e Pioli. Donnarumma e Dybala

26.03.2022 00:00 di Mauro Suma   vedi letture
Mancini e Pioli.  Donnarumma e Dybala
MilanNews.it

Che botta ragazzi. Quante volte ho letto, in editoriali e scritti importanti, di livello, di qualità, che la Nazionale dell'Europeo di Mancini e il Milan rilanciato e rinvigorito da Pioli erano due facce della stessa medaglia. Quella del gruppo, quella del gioco, quella dei risultati ottenuti al di là dell'effettivo valore dei singoli a seconda della famosa, e misteriosa, "carta". Faremo la stessa fine? Domanda sbagliata. Perchè la Nazionale di Mancini è durata tanto. Gli azzurri del Ct che deve assolutamente restare perchè altrimenti torniamo in mezzo alla stessa strada nella quale ci ha trovati e ripresi per i capelli proprio il buon Mancio, sono durati tanto. I due splendidi anni pre-Europeo e quelle 7 partite dell'Europeo che valgono un anno per ogni gara, tanto sono state sofferte, tanto sono state un romanzo l'una dopo l'altra. E poi a differenza di Mancini, che un po' vittima della sua riconoscenza lo è inevitabilmente e fisiologicamente  stato, Stefano Pioli sta aggiustando e cesellando la squadra anno dopo anno. Il Milan che entra da primo in classifica nel mese di aprile (non accadeva da 11 anni) è molto simile ma al tempo stesso diversissimo da quello di un anno fa. Quindi, calma e avanti, con la stessa coesione e con la stessa filosofia di sempre. Discorso che vale per il Milan, che è ciò che amiamo e per cui viviamo, ma in fondo anche per gli azzurri. Italia-Macedonia la temevo molto, non l'ho vissuta come una sorpresa. E' stato un pezzo del nostro trend post-Europeo. A Palermo abbiamo giocato come all'Olimpico e come a Belfast: partite-agonia, partite organizzate ma senza gol e senza episodi sorridenti. Sempre e solo episodi grifagni. Non per il destino cinico e baro, ma per l'inerzia che è cambiata e per le scelte che invece non sono cambiate. Succede, ma forza Mancini in azzurro e forza Pioli in stra-rossonero. 

Forse non si sono parlati. La pasionaria dello juventinismo militante e l'ad Arrivabene, di cui condivido personalmente toni e scelte. Palpitano per gli stessi colori ma sullo stesso tema, come sempre può succedere del resto nel calcio e nella vita, hanno sostenuto tesi diverse. L'una infatti ha scritto che il Milan era stato abbandonato da Donnarumma mentre la Juve lei no, è stata lei ad abbandonare Dybala. L'alto dirigente invece ha sostenuto che Donnarumma e Dybala sono la stessa cosa e quindi per entrambi "Parametro zero significa che il costo del giocatore è stato interamente ammortizzato". Alla prima ricordiamo con educazione e con rispetto, che il Milan ha sempre proceduto per la propria strada (dal momento della decisione legittima ed ovvia di non riconoscere nulla di retroattivo a nessuno rispetto al rinnovo dell'estate 2017) tenendo sostanzialmente sempre presente che qualsiasi offerta non sarebbe stata sufficiente a trattenere Gigio. E che, il giorno dopo la fine del campionato, Mike Maignan era già a Milano e Paolo Maldini chiudeva con garbo e affetto l'era di Gigio...Il Milan, non il ragazzo, ma il Milan per nulla sedotto e abbandonato...All'ex Team principal della Ferrari, invece, non mi permetto di ricordare nulla. Avrà tempo e modo di farsi fornire le rassegne stampa dell'estate 2021 e gli screenshot dei post sui social della stessa epoca per prendere atto di tutte le critiche, le ramanzine e le paternali che si è beccato il Milan per la partenza di Gigio "a parametro zero". E quando avrà dedotto che le critiche per la vicenda Dybala sono infinitamente inferiori a quelle di un anno fa in chiave rossonera, avrà una sola cosa da fare. continuare a tirare dritto come sta facendo, con schiettezza e con coraggio. Per una strada che proprio il Milan conosce molto bene, avendola tracciata e percorsa. in quel caso da esploratore di un pianeta sconosciuto, esattamente nove mesi fa.