Non solo per Sinisa e i tifosi
Lo sport e il calcio coinvolti e duramente provati, come tutto il mondo civile, dalle conseguenze della follia umana, da sempre si interrogano in questi frangenti sull'opportunità di proseguire nella loro vita abituale o fermarsi anche solo per un momento. Abbiamo detto vita e non attività o spettacolo, perché di questo si tratta: la vita di chi si salva non deve fermarsi, non soltanto perché equivarrebbe a inchinarsi a satana, ma soprattutto per dare un senso, un significato, a quelle perdute. Risulta casomai difficile parlarne, discuterne, per quanto futile sia e possa apparirci, ma anche questo fa parte della vita. E per questo si va avanti.
Dopo la conferma della solidità della sua panchina da parte dell’ad rossonero, Sinisa Mihajlovic ha capito di essere più che mai precario. La prestazione e casomai il risultato di Torino domani sera lo mettono in condizione di sperare ardentemente che tutto vada per il meglio, per sentirsi dire poi dai giocatori di aver lottato anche per lui eccetera. Il punto non è questo. Non è nemmeno quello di lottare, giocare bene e aver strappato un punto o 3 per i tifosi che hanno (ciclicamente) bisogno di ossigeno e fiducia. In realtà la sfida alla Juventus è fondamentale per la squadra, per il Milan, in tutte le sue componenti: si vada dalle esigenze di classifica sino all’orgoglio, si passa attraverso l’allontanamento o il mantenimento alle spalle dei bianconeri fino al ribaltamento di una statistica deprimente nei precedenti in quello stadio. Il Milan giochi e vinca per se stesso e tutto il suo universo ne trarrà beneficio, aumentando l’autostima che tra le molte cose latitanti appare la più ingombrante.
Siamo ancora in una fase in cui – a prescindere dalle assenze che pesano su entrambe le sponde – la Juve rappresenta un avversario abbordabile a determinate condizioni, si può mettere in difficoltà sperando nell’X2 mettendo insieme quel po’ di buono visto in buona parte del derby, nel primo tempo di Udine, per lunghi tratti con il Chievo e nei 90’ di Roma contro la Lazio. In quella squadra pur con tutti i suoi difetti strutturali si vide gioco. Si vide corsa. Si vide voglia di provarci. E sono arrivati 9 punti. Serve questo al Milan domani sera, molto più delle dediche.
Importante sarà la capacità di colpire dove sono più deboli, per esempio nella scarsa rapidità di ricompattarsi in difesa, proteggere le fasce dove si sanno esprimere al meglio, contrastarli a centrocampo dove le azioni perimetrali sono aumentate di molto senza Pirlo. Importante sarà il livello di attenzione e concentrazione, affinché non vengano lasciati spazi e opportunità agli attaccanti dotati di velocità e abilità tecniche. Sull’altro fronte le punte rossonere non devono concedersi sprechi: le occasioni possono presentarsi, possibilmente aumentando i meriti propri rispetto ai demeriti altrui, sarebbe disastroso sprecarle. L’ultimo derby con l’Inter deve fare scuola su questo tema.
Nel frattempo rimbalzano voci o bufale sul mercato di gennaio e sul rinnovo del contratto di Montolivo. Sul primo argomento è chiaro che tutto come sempre starà nella voglia, la possibilità e soprattutto l’opportunità di spendere da parte di Silvio Berlusconi. Witsel per esempio non sarà un fenomeno, ma al momento è certamente meglio dei suoi colleghi che occupano quella zona del campo. Quanto ai rinnovi, sono operazioni anche e soprattutto di carattere finanziario per impedire che un giocatore appetibile sul mercato se ne vada gratis (vedi l’imperdonabile errore commesso con Pirlo). Altra cosa è meritarsi il rinnovo sul campo e in questo senso Riccardo sa benissimo quanto gli manchi per arrivarci.

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