Occasione persa e sconfitta che fa male. L’ammissione di Gattuso però preoccupa più dei tre punti lasciati al Napoli
Così fa male, c’è poco da dire. Consegnare i tre punti agli avversari su un campo difficile come il San Paolo, dopo essere stati in vantaggio di due gol fino al minuto 52, lascia l’amaro in bocca. Eppure la partita sembrava essersi messa sui binari giusti dopo un primo tempo giocato con attenzione, cautela e capacità di pungere al momento giusto la difesa napoletana, senza al contempo rischiare granchè dietro. In apertura di ripresa è arrivata addirittura la sontuosa elaborazione tecnica del Milan che ha portato al gol del raddoppio di Calabria, un'azione conclusa dopo oltre 2 minuti ininterrotti di possesso palla che ha letteralmente irretito la squadra napoletana e che ha fatto intravedere ai tifosi milanisti una vittoria che in casa degli azzurri manca dal lontano 2010.
Paradossalmente quello che doveva rappresentare il punto esclamativo su un match fin lì condotto con estrema intelligenza dal Milan, si è trasformato rapidamente in una sorta di calvario con sconfitta finale. Colpa di un pallone sanguinoso perso nella trequarti difensiva rossonera (responsabili al 50% Mateo Musacchio e Lucas Biglia, entrambi ancora lontani anni luce dai brillanti calciatori apprezzati nelle rispettive esperienze al Villarreal e alla Lazio) che ha scatenato la ripartenza azzurra.
La prima rete di Zielinski è stata solo l’inevitabile conseguenza di una leggerezza individuale. A quel punto però, malgrado i tentativi di Gattuso di ricordare ai suoi ragazzi che in vantaggio era ancora il Milan, la resistenza rossonera si è liquefatta. Insigne, Callejon, Mertens e naturalmente il polacco ex Empoli, come lame nel burro hanno iniziato a perforare la difesa del Milan con una facilità irrisoria e la partita è finita malissimo per i rossoneri.
Ha ragione mister Gattuso quando dice che un errore in fase di impostazione ci può stare, specie se l’obiettivo di squadra è quello di gestire sempre il gioco e far ripartire l’azione dal basso e palla al piede, senza buttarla mai via. Ciò che però è inaccettabile, è l’allenatore rossonero ne è perfettamente conscio, è quella luce drammaticamente spenta subito dopo il primo gol partenopeo. Esattamente quanto Gattuso, in fase di presentazione della trasferta, aveva raccomandato ai suoi di evitare.
Così purtroppo non è stato e la disamina del tecnico calabrese nel post partita è forse ancora più inquietante del risultato finale negativo: «Questa squadra ha paura e la colpa è mia».
Che la squadra di un guerriero come Gattuso possa soffrire di una forma di timore reverenziale nei confronti degli evversari sembra quasi una contraddizione in termini, eppure l’allenatore rossonero ha colto perfettamente nel segno. Questo è un Milan giovane e certe battute d’arresto fanno sicuramente parte del naturale processo di crescita di una squadra. L’importante però è fare in fretta a metabolizzare determinate lezioni. Le altre grandi corrono forte e per conquistare un posto Champions ci vorrà ben più che la baldanzosa intraprendenza messa in mostra nei primi 52 minuti al San Paolo. Occorre la maturità per reagire ad una disavventura anche a partita in corso, l’unico modo per evitare tracolli come quello di Napoli.

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