Perché Lovato è troppo acerbo per il Milan. A Pioli serve un altro Kjaer. Locatelli ricompone lo strappo con i tifosi. Prodotti del vivaio: serve inserire il diritto di recompra

12.11.2020 00:00 di Franco Ordine   Vedi letture
Perché Lovato è troppo acerbo per il Milan. A Pioli serve un altro Kjaer. Locatelli ricompone lo strappo con i tifosi. Prodotti del vivaio: serve inserire il diritto di recompra

Il leggero infortunio toccato a Romagnoli prima di Milan-Verona rilancia il tema del rinforzo in difesa dove tra l’altro abbiamo colto, indirettamente, un paio di informazioni: 1) Gabbia era già pronto e non mi pare abbia sfigurato al cospetto del fantasma Kalinic; 2) del recupero di Duarte (giudicato non all’altezza) e di Musacchio non c’è traccia alcuna. E qui si apre appunto la prima discussione della notte. Perché continuano a circolare-grazie all’attivismo del suo procuratore- le voci dell’interesse di Maldini nei confronti del giovane Lovato. Io mi fido di quello che vedo e giudico in partita: nella sfida di domenica sera il ragazzo non ha fatto certo un figurone. Leao l’ha scherzato spesso, specie in velocità. Ha procurato, per mancanza di lucidità, il rigore del possibile 2 a 2 poi spedito in curva da Ibra. Non solo.

Juric, che lo conosce meglio di chiunque altro essendo il suo allenatore, in partenza l’ha tolto dalla marcatura centrale destinata a fare i conti con Ibra per sistemarlo sul centro-destra, appunto nella zona di Leao. A dire il vero chi ha meravigliato nel ruolo di difensore centrale, senza patire alcun complesso nei confronti di Ibra, è stato Magnani che pure ha 24 anni appena compiuti (in ottobre) ed è arrivato in prestito dal Sassuolo dove non sempre ha reso prestazioni di livello. Appena uscito lui, Zlatan è diventato il dominatore dell’area di rigore veronese e ha colpito un palo, fatto un gol e impegnato Silvestri nella parata-prodigio più spettacolare della serata. Alla luce di tutte queste considerazioni, continuare a “soffiare” aggiornamenti sulla ipotetica trattativa con tanto di quotazione (20 milioni addirittura) è un giochino troppo scoperto.

Il Milan ha bisogno, a gennaio, di cementare la difesa centrale con un elemento alla Kjaer per intenderci, non uno da formare. Non ho candidature da segnalare: non è questo il mio mestiere. Posso intuire il fabbisogno. Le caratteristiche richieste sono le seguenti: esperienza internazionale conclamata, abitudine ai duelli uno contro uno, stazza fisica soprattutto. Già perché ormai è accertato dalle statistiche del campionato che uno dei difetti attuali del Milan quando si difende sui calci piazzati (specialmente su calcio d’angolo) sono i duelli in quota. Spesso è dovuto rientrare Ibra per qualche provvidenziale rinvio. E quando è riuscito solo a “spizzare” la palla, come in Milan-Roma, la squadra si è ritrovata con un 3 a 3 conclusivo.

Altro argomento della settimana è l’intervista concessa da Manuel Locatelli a Walter Veltroni per la Gazzetta dello Sport. Il ragazzo ha finalmente messo da parte quel tot di rancore che aveva covato dal giorno in cui il Milan lo aveva ceduto al Sassuolo (per una cifra modesta, 12 milioni più qualche bonus, meglio sarebbe stato inserire il diritto di recompra) dimostrando così di non credere nelle sue qualità. Locatelli si è sfogato a Napoli siglando il rigore dell’1 a 0 perché a Gattuso ha attribuito la responsabilità di quel giudizio tecnico considerato al pari di una bocciatura scolastica. Ricucito lo strappo, quindi. Mauro Bianchessi, il prezioso osservatore del Milan che ha scoperto tutti i tesori del settore giovanile (da Donnarumma fino a Colombo), ha dichiarato di recente che nella sua idea di Milan “pensavo che Locatelli potesse diventare il futuro capitano del Milan”. Lo capisco. Aggiungo che sarebbe uno smacco se Locatelli nei prossimi mesi dovesse decidere di raggiungere il suo mito da ragazzo, Andrea Pirlo, alla Juve. Di sicuro deve rappresentare una lezione per il futuro.