Pesante intervento del designatore Rizzoli: sul rigore di Milan-Toro “abolisce” il var. L’esempio di Elliott richiama altri fondi

21.01.2021 00:00 di Franco Ordine   Vedi letture
Pesante intervento del designatore Rizzoli: sul rigore di Milan-Toro “abolisce” il var. L’esempio di Elliott richiama altri fondi

Precedenza al clamoroso e pericoloso caso Rizzoli. Il designatore, intervistato da Dazn, è intervenuto sul rigore fischiato da Maresca in Milan-Torino per fallo di Belotti su Brahim Diaz, per dettare una nuova, incredibile, linea guida agli arbitri. Ha detto in sintesi: “Belotti colpisce prima col ginocchio Diaz e poi tocca il pallone ma il var non deve intervenire perché per capire la dinamica bisogna esaminare frammento per frammento”. Ha semplificato il seguente ragionamento: bisogna lasciar sbagliare l’arbitro in campo se gli è sfuggito un dettaglio del genere. Violentando così il dettato del protocollo che parla di grave ed evidente errore. E quando si tratta di assegnare o non un rigore, è naturalmente un grave ed evidente errore. Che Rizzoli l’abbia fatto a quasi metà campionato prendendo spunto da un penalty assegnato, giustamente, al Milan mentre è in corso una velenosa polemica sui rigori ai rossoneri, è una sorta di messaggio politico spedito ai suoi arbitri. Dio non voglia che nei prossimi turni ci sia qualche episodio del genere ignorato dal varista di turno perché significherebbe che Rizzoli ha cambiato in corso di campionato la regola principe del protocollo. Se qualcuno, dalle parti di casa Milan, ha colto la gravità della questione batta un colpo. 

Sembra una benedizione dal cielo il clima di fattiva collaborazione che regna ormai a casa Milan e negli uffici di Londra di Elliott. Sembra una benedizione dal cielo perché gli effetti virtuosi si colgono ogni giorno, in particolare durante le settimane che hanno scandito il duello per il comando della classifica tra Milan e Inter, con uno sguardo agli eventi societari del club di Suning e le cronache di calcio-mercato. In periodi diversi da quest’ultimo di sicuro non avremmo assistito a quello cui abbiamo registrato nelle ultime ore. Che ci fosse bisogno di completare la rosa già nell’estate scorsa, si sapeva e più volte, proprio qui, a costo di risultare ripetitivo, l’ho scritto. Eppure non era così scontato che gli interventi tecnici fossero così chirurgici, mirati. E non certo per la dimensione economica delle operazioni. Quello che risalta agli occhi invece è la razionalità delle scelte oltre al mix tra gioventù ed esperienza. Sapete di chi è il merito? La risposta è una sola: dei risultati! Già perché la sequenza positiva che dura da un bel pezzo ha prodotto sicurezza e autostima nel gruppo squadra, fiducia reciproca tra Gazidis e l’area tecnica e infine l’adesione convinta di operatori alle proposte milaniste firmate da Maldini e Massara.

Faccio qui un riferimento di scuola. Quando Giovanni Branchini si recò a casa Milan non era per proporre Pavoletti come alcuni cronisti immaginarono, ma per avanzare la candidatura di Mandzukic, corredata dalle notizie riferite alla sua condizione fisica e allo stipendio. Primo aspetto: il croato ha rifiutato altre proposte e ha cercato lui il Milan perché il brand ha ripreso a luccicare avendo alle spalle una storia prestigiosa. Fosse accaduto un anno fa, prima di Atalanta-Milan 0-5 per intendersi, sicuramente da Londra sarebbe arrivato un no alla trattativa. Perché? Perché non c’era quel clima che si è creato oggi grazie alle scelte, ai risultati e all’unità d’intenti che s’indovina vedendo Gazidis e Maldini con Massara vivere ogni partita uno al fianco dell’altro. È questo il patrimonio da custodire gelosamente. L’altro è Elliott. Molti fanno finta di aver dimenticato gli ostili commenti con i quali l’arrivo del fondo americano venne salutato. Elliott disse: nel giro di 3-5 anni risaniamo e rivendiamo, valorizzando giovani. La formula non fu digerita né dai tifosi e nemmeno dai media. Poi è stata corretta in corsa, in modo intelligente. E adesso il Milan, a modo suo, costituisce un fiore all’occhiello di Elliott. Scommetto che adesso, mentre i tifosi interisti seguono allarmanti le vicende di casa Suning, quelli rossoneri si augurano che Elliott rimanga a lungo al comando di casa Milan. E credo che sia una ipotesi fondata visto che altri fondi stanno imitando la scelta della famiglia Singer che in questo senso ha aperto una strada.

I rinforzi arrivati sono quelli che servono a Pioli per rimediare al numero esagerato di assenti (per Copvid-19) e per infortuni (lunghi). Meitè mi ha fatto una gran bella impressione a Cagliari, Mandzukic non ha bisogno di presentazione, di Tomori, il difensore, viene dal Chelsea e ha perso il posto per l’arrivo di Thiago Silva. In sintesi si tratta di tre pedine giuste per il posto giusto.