Tifoso innamorato: e incazzato... Scende Suso, sale Calha...

Tifoso innamorato: e incazzato... Scende Suso, sale Calha...MilanNews.it
sabato 26 ottobre 2019, 00:00Editoriale
di Mauro Suma

I fischi alla lettura delle formazioni contro vari giocatori, le bordate social sempre contro lo stesso giocatore, Suso. Il tifoso del Milan è incazzato. E' innamorato, è fedele, è sempre presente, ma è terribilmente incazzato. Troppi anni senza Champions League (ultima partita conosciuta, nel marzo 2014, negli ottavi di finale, dopo che secondo qualcuno la qualificazione dai gironi era "passata in secondo piano" per gli scontro fra tifosi del Milan e dell'Ajax fuori dallo stadio, era un momento storico ma qualcuno ha voluto rovinare e sfasciare anche quello), troppi mercati a budget zero (quello del 2014 e quello del 2016), troppe grandi speranze nell'estate cinese alla quale avevamo creduto noi per primi, troppo vedere Bonucci e Higuain venire nella storica Milanello e pentirsene un attimo dopo perchè il clima che c'è qui oggi è perdente mentre quello dello Stadium è vincente, troppi spaventi con la Uefa. Troppo di tutto. La virulenza della guerra a Suso è un segnale di incazzatura e di fine della sopportazione, più che un orientamento tecnico ragionato, lucido e inappellabile. Un segnale giustificato, rispetto al quale ci sarebbero tante cose da dire. Il calcio del resto non morirà mai, perchè qualsiasi cosa detta, qualsiasi affermazione ne genera una successiva. Vorremmo spiegare ai tanti nostri tifosi che hanno vinto di tutto, cosa significhi essere realmente tifosi del Milan. Non è che siamo nati per soffrire, non vogliamo flagellarci il petto, ma amare il Milan significa essere pronti a tutti. Alti e bassi, sprofondi e gloria. E' il Milan, signori. Il Milan era campione del mondo nel 1969 a Buenos Aires e quattro anni dopo era fatal Verona, il Milan era salvo ma un minuto dopo Castellini e Krol..., il Milan perdeva contro l'Ascoli di Barbuti ma un anno e mezzo dopo era campione d'Italia, il Milan vedeva i suoi tifosi in contestazione ritirare gli striscioni a Bologna ma 14 mesi dopo era campione d'Europa a Manchester...Questo è un ciclo particolarmente lungo, ma il calcio è cambiato. Oggi non basta uno choc forte per cambiare il calcio. Uno choc come l'avvento di Berlusconi per noi o Calciopoli per altri, o Tevez per altri ancora. Oggi il calcio è lento, è livellato, la traversata nel deserto è lunga e dura. Sia per chi ci sputa addosso, sia per chi ci mette la faccia. Bisogna armarsi di tanto amore e di santa pazienza, perchè altre strade non ce ne sono. Le uniche ricette che sentiamo sono via questo, via quello, fuori questo, fuori quello, basta qui, basta là. E' l'incazzatura. L'incazzatura dell'amore. Ci vorrà tempo e ci vorranno altre incazzature, ma il Milan ne uscirà. Più forte di prima, come sempre.



A proposito di Suso. Il suo peggior inizio di stagione nel Milan è avvenuto proprio nell'anno in cui il suo allenatore lo ha investito di grandi responsabilità in maniera plateale. Strana cosa, questa. Montella e Gattuso lo avevano proposto e sostenuto in silenzio Suso, senza troppe luci dei riflettori accese. E Suso aveva fatto molto bene, basta andare a rivedersi il colpo da biliardo di Lazio-Milan del febbraio 2017 o i due gol dai 6 punti di un anno fa contro Genoa e Sampdoria. O le reti nei derby, etc. Giampaolo invece lo ha caricato, esaltato, sostenuto: "un fuoriclasse", un "imprescindibile", il fuoriclasse che non va ceduto. E proprio con Giampaolo e subito dopo Giampaolo, il poco o nulla. Un solo assist, senza gol. Quest'anno l'inizio di campionato che era abituato a fare Suso, lo ha fatto Calhanoglu. Noi lo ricordiamo bene quel Milan-Fiorentina 5-1, ultima giornata del maggio 2018. Era stata la partita nella quale ci eravamo illusi che la squadra fosse in crescita, fosse in cammino, che il progetto iniziasse a prendere consistenza. Prima della immane sofferenza e delle enorme delusioni dell'estate successiva, in cui il Milan è uscito dal baratro solo a fine luglio. Baratro, non cesso. Baratro, non esiste un altro nome per il baratro. Quel Milan-Fiorentina era stata la partita di Calhanoglu. Non c'era Suso, era assente, infortunato. Calha, da solo, senza no fly zone di carattere tattico, aveva fatto esattamente la stessa partita che gli abbiamo visto fare contro il Lecce. Proprio Stefano Pioli è stato presente in panchina nelle due più belle partite della carriera di Calha: da allenatore della Lazio a Leverkusen e da allenatore della Fiorentina in quel 5-1. Che sia per questo che ha capito che Calhanoglu va solo sdoganato e non va mai limitato o circoscritto? C'entra Suso con i ceppi tattici del passato a Calhanoglu? Domande tecniche, dubbi di campo, pensieri assortiti. Tutto è aperto e tutti devono migliorare. Temiamo molto la partita di Roma, perchè i giallorossi non stanno bene ma hanno sangue nelle vene. Noi non l'abbiamo avuto nel secondo tempo contro il Lecce. E se il sangue nelle vene non sale a bordo dell'aereo verso Roma è dura. Tremendamente dura. Ma è arrivato il momento in cui il rendimento dei giocatori del Milan non debba più essere una sottrazione di uno rispetto all'altro, ma una addizione continua. Negli anni scorsi non era così, ma nella profondità della rosa di questa stagione le risorse per sostituire Suso ci sono. Sceglie solo l'allenatore, non i fedayn, come normale e come giusto. Forza, i tifosi sono incazzati, ma il calcio va avanti. Il tempo è poco, ma se lo si impiega bene è la miglior polizza per il futuro.