Tutto ruota attorno al pianeta Ibra. La strategia del Milan se il PSG dovesse dire di no
Come per miracolo sono bastate un paio di scoppole agostane per zittire gli entusiasti a prescindere e ridare fiato agli scontenti per forza. Perché per i tifosi del Milan, comprensibilmente disorientati dopo una serie di stagioni a dir poco balorde, ormai è difficile accettare e vivere con equilibrio qualsiasi cosa, dai grandi investimenti fatti finora (quasi 60 milioni già spesi) ai fallimenti sul mercato (le ferite ancora aperte Kondogbia e Jackson Martinez), per finire ai risultati delle amichevoli precampionato, capaci di esaltare il popolo milanista dopo la vittoria nel derby cinese e deprimerlo dopo la doppia sconfitta nell’Audi Cup.
E invece mai come adesso sarebbe necessario approcciarsi con filosofica euritmia ad ogni valutazione sul Milan, tanto da poter affermare che questa squadra non è ancora da primi tre posti e che per tentare la scalata verso la vetta della classifica non basterà nemmeno l’arrivo - sempre più probabile - del baby prodigio Alessio Romagnoli.
Il problema difesa, sviscerato da ogni prospettiva, ha ormai una chiave di lettura condivisa: Mihajlovic ha bisogno di un centrale giovane e forte di piede mancino e molto probabilmente lo avrà già alla fine del weekend. Da analizzare con cura è però l’effettiva affidabilità del resto del pacchetto arretrato rossonero, su cui personalmente continuo ad avere dubbi. La mia idea è che Zapata sia troppo farfallone, Alex abbia troppi chilometri (e infortuni) nelle gambe, Paletta sia troppo lontano dal difensore che aveva meritato la Nazionale con Prandelli, Mexes sia troppo pericolosamente instabile e Rodrigo Ely sia ancora troppo acerbo.
Ma è pur vero che ognuno di loro, con un allenatore come Mihajlovic, potrebbe trovare nuova energia e far ricredere gli scettici, me per primo. È l’augurio che mi faccio fin d’ora.
La questione si ingarbuglia quando si inizia a parlare di centrocampo e attacco, reparti curiosamente legati perché entrambi potrebbero trovare una sistemazione pressochè definitiva con l’arrivo di un uomo solo, colui che tutti i tifosi del Milan - indistintamente - aspettano con ansia: Zlatan Ibrahimovic. Il gigante svedese, con la sua mole, il suo carisma, la sua classe, il suo strapotere fisico e tecnico, garantirebbe ai rossoneri un innegabile salto di qualità come squadra, ma soprattutto scioglierebbe d’incanto tutti i nodi finora venuti al pettine. Perché Ibra al Milan rappresenterebbe tutto, sarebbe bomber e capitano, fantasista e leader in campo, guida tecnica e regista, incursore e creatore di gioco, tutto ciò che nel malaugurato caso Al Khelaifi, presidente del Paris Saint Germain, dovesse negarci, sarà necessario cercare altrove.
Questa è la ragione per cui i segnali negativi arrivati nelle ultime ore da Parigi hanno angosciato non poco Adriano Galliani e l’intera tifoseria milanista. Se Ibrahimovic dovesse rimanere a Parigi, l’ad rossonero sarebbe costretto a portare a termine almeno una doppia operazione: un regista e un trequartista. L’attaccante no, perché in mancanza del più grande di tutti, quelli che abbiamo già in rosa possono andar bene lo stesso.
Dell’evidente lacuna in regia abbiamo già discusso più e più volte. Al Milan lì in mezzo serve un uomo dotato di fosforo, non basta un rompighiaccio come De Jong, e di nomi adatti alla causa rossonera ce ne sarebbero anche. Basterebbe solo sapere che esistono, andare a cercarli, fare un’offerta dignitosa e portarli a Milanello. È il caso ad esempio di Adam Maher, olandese del Psv, classe 1993 e già nel giro della nazionale Orange; oppure del turco-tedesco İkay Gündoğan, 25enne perno del centrocampo del Borussia Dortmund e della Nazionale di Germania campione del mondo; e per finire l’enfant prodige Youri Tielemans, classe ’97 dell’Anderlecht, già nel mirino di tutti i principali club europei ma ancora a portata di acquisto con un investimento relativamente contenuto (circa 15 milioni di euro).
Anche il capitolo trequartista è di facile lettura: se MIhajlovic decidesse di continuare con il 4-3-1-2, al Milan servirà un acquisto di qualità dietro le punte. Perché Bonaventura si trova più a suo agio a giocare da attaccante esterno o al massimo da mezzala, perché Honda continua a dimostrare la propria inaffidabilità (a questi livelli non è consentito giocare appena 7-8 grandi partite a stagione), perché Menez è ormai più punta centrale che fantasista, perché Suso non offre garanzie, perché Bertolacci potrebbe diventare una buona alternativa per il ruolo, ma il fatto che potrebbe diventarlo significa che al momento ancora non lo è.
Certo, se arrivasse Ibracadabra tutti i problemi sarebbe risolti. E allora auguriamoci che Mino Raiola riesca nell’intento di convincere la dirigenza parigina a liberare Zlatan e riportarlo a Milano, altrimenti il caro Galliani dovrà rimettersi rapidamente in movimento a caccia di un regista e di un trequartista. E stavolta di tempo non ce n’è mica più tanto a disposizione.
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