Uefa, il Milan è pronto. Gattuso, solo Gattuso. Saluti: a Rocco, a Max, e alle mascherine

Uefa, il Milan è pronto. Gattuso, solo Gattuso. Saluti: a Rocco, a Max, e alle mascherineMilanNews.it
sabato 28 luglio 2018, 00:00Editoriale
di Mauro Suma

Sono tornati, entrambi. Tafazzisti e terroristi. Per i primi, ormai Bonucci non può più giocare nel Milan. Per i secondi, la Uefa è rimasta nella foresta per uscire con lo scalpo decapitato del Milan. Sia gli uni che gli altri non potevano rimanere inerti per troppo tempo. Dopo i giorni necessari a metabolizzare il vortice di novità e prendere atto di un Milan sopravvissuto alla sua estate da incubo, eccoli. Rieccoli. Straeccoli. Ai tafazzisti, che oggi fanno scorribande su Bonucci e domani chissà, sono ancora lì a giocare l'unico piccolo povero derby, se siano stati peggio gli ultimi quattro anni o la stagione scorsa, in cui a perdere sempre è solo il Milan, ricordiamo semplicemente che mettersi nei vicoli ciechi fa comodo solo agli avversari. Ai terroristi recapitiamo il concetto che, contrariamente a quanto accaduto in altri ribaltamenti Tas, non c'è stata una nota di condanna o di commento negativo dell'Uefa alla sentenza di Losanna. La Uefa sarà durissima nei confronti del Milan? L'anatema non basta, intanto usiamo la stessa testa di Rino che finchè non si rompe...ma alla mal parata c'è una società pronta e consapevole. Una società che non se la racconta, ma che se la prepara. La trincea, intendiamo. Il presidente Scaroni e il direttore Leonardo affrontano proprio per questo con sacra prudenza ogni tema economico del Milan, proprio per stare parati rispetto alla sanzione proporzionata. Con la stessa solidità con cui Elliott si è esibita al Tas. 



La storia, da spiegare, di Antonio Conte in orbita rossonera è chiusa. E Rino Gattuso è tutt'altro che un ripiego. Va spiegato che un grande Club, sbalzato nel giro di pochi giorni da una umiliazione imminente ad una opportunità di grande rilancio, ha il dovere di monitorare tutte le situazioni top del mondo in cui opera. Nel nostro caso, il calcio internazionale. Dialogare con i top, coglierne gli umori e le traiettorie, è pratica quotidiana per i grandi club e il Milan, che vuole tornare ad esserlo, non si sottrae. Il monitor di un grande Club deve rimanere sempre acceso. Ed è qui che Rino deve cogliere l'occasione di svoltare. Gattuso è bravo, ha idee, ha calcio in testa, ha passione, ha voglia di lavorare, ha cuore. Ma fino ad oggi, in carriera, da allenatore, ha affrontato i fulmini di Zamparini, le angosce economiche di Creta e di Pisa, la situazione disarmante e disperante in cui ha ritrovato la squadra consegnatagli dal Milan nel novembre 2017. Ecco, dal cda di sabato 21 luglio, Gattuso non è più un braveheart di una terra minacciata, ma il punto di riferimento di tutt'altro habitat. Adesso i guanti sono bianchi, le supervisioni di ogni dettaglio del Milan vengono fatte a livello globale, la proprietà del Milan è un colosso persino difficile da descrivere e immaginare. Per cui Gattuso, che non è Conte perchè allena da meno anni di Conte ma è di questa filiera che fa parte, perchè è bravissimo, originale, intuitivo da allenatore, deve aggiungere un bottone alla sua divisa. Un bottone lucido, raffinato, sussurrato. Che non cancelli gli altri, come conferma la passionalità della stessa cravatta rossonera del nuovo presidente, ma che si aggiunga agli altri.

Era stata dura reggere al colpo di Rocco Maiorino alla vigilia del derby di Zapata, non è stato semplice vedere Massimiliano Mirabelli uscire da Casa Milan. Siamo portati ad affezionarci agli uomini di calcio e di campo. La loro resta comunque la prima dimensione, rispetto alla quale chi subentra vuole marcare la differenza. Aveva fatto buone cose, con i mezzi a disposizione, Rocco; le ha fatte, con più mezzi a disposizione, Max. Il buon Maiorino aveva avuto più tempo per imparare e capire il Milan, il buon Mirabellli ha avuto più soldi a disposizione. Non capiremo mai se il mercato 2017 è stato tutto suo, tutto e solo tecnico, ma anche un po' politico e di equilibri, ma al netto di tutto (purtroppo se le punte non fanno gol, va in discussione tutto il resto), che il Milan di oggi abbia una buona base è abbastanza universalmente riconosciuto. Una base che non basta, che va migliorata e potenziata, ma che c'è. Adesso, dopo di loro Leonardo. Ne siamo felici. Gli abbiamo ricordato anche giovedì che questa è la sua casa e che senza la depressione post Kakà e senza gli infortuni di Nesta e Pato a metà marzo, avrebbe potuto vincere lo scudetto 2009-10. Con Adriano Galliani, in quella stagione di buon calcio e tanti gol, era stato e lo avevamo difeso,  tutelato e sostenuto su tutti i fronti (e anche da questo derivava il nostro amore ferito del 2 aprile 2011). Lui è d'accordo su tutto. A proposito, non abbiamo avuto bisogno nè di maschere nè di mascherine per parlarci. Lo avevamo già fatto, di parlarci e di chiarirci, senza omettere quella partita e quella "telecronaca", quasi tre anni fa, nel centro di Milano. Ne avevamo dato conto su questo sito. Ma gli ossessionati delle mascherine erano distratti. Pazienza se adesso il tempo di riavvolgere il nastro per controllare quello che abbiamo detto e scritto su Leonardo dall'autunno 2015 ad oggi non c'è, l'importante è che Leo faccia bene. Che sia quello concreto e solido dei suoi anni dirigenziali rossoneri. Il Milan ha voglia e bisogno di futuro. Leo ha messo il futuro sul  primo gradino del podio. Suo e nostro.