ESCLUSIVA MN - Evani: "Il Milan di Sacchi nacque dopo l'eliminazione in Coppa UEFA contro l'Espanyol. Il leader di quella squadra? Il gioco"
Nel corso del quarto appuntamento del podcast "Derbyssimo Legends x MilanNews" (CLICCA QUI per vedere la puntata completa su YouTube), Stefano Fisico e Stefano Eranio hanno intervistato Alberico Evani, ex centrocampista che ha vestito la maglia - della prima squadra - del Milan tra il 1980 e il 1993. In rossonero "Chicco" ha vinto 3 Scudetti, 2 Champions League, 2 Supercoppa UEFA, 2 Coppe Intercontinentali, 1 Coppa Italia, 2 Supercoppa italiana, 2 Campionati di Serie B ed una Coppa Mitropa. Di seguito alcuni estratti del suo intervento.
Sei più orgoglio di quello che hai vinto o per come hai giocato?
"Tutti e due, perché ho avuto la fortuna di giocare in un grande club, ho avuto la fortuna di giocare insieme a compagni di alto livello, come Stefano (Eranio, ndr). Poi tutti insieme, con il lavoro, siamo riusciti ad ottenere tanti successi".
Su Arrigo Sacchi
"Ha stravolto non solo il modo di giocare, non ha fatto solo le nostre fortune visto che ci ha messi nelle condizioni di rendere al meglio, perché noi pensavamo sempre che l'individualità potesse migliorare il gioco, mentre invece lui ci ha fatto capire che tutti insieme, con un gioco organizzato, ognuno di noi poteva migliorare le proprie qualità. E non è un caso che molti hanno vinto anche Palloni d'Oro da quel momento".
Quando è stato il momento dove hai capito che avevate raggiunto un altro livello?
"Dopo l'eliminazione in Coppa UEFA contro l'Espanyol perdemmo anche il giocatore che a detta di tutti era l'attaccante più completo di tutti, Van Basten. Per cui una squadra che perde un giocatore di quel livello probabilmente si può pensare che avrebbe avuto meno chance per giocarsi il campionato. Siamo invece andati a Verona e da lì è partita la squadra, macinando risultati su risultati che ci permisero di superare il Napoli all'ultimo":
Chi era il vero leader di quel Milan?
"Il gioco. Il mister con il gioco che ci ha dato. Poi c'erano tanti leader, silenziosi, che non c'era bisogno che uno lo dimostrasse. Il capitano era Baresi, che l'avrò sentito parlare 3/4 volte. La miglior forma di comando è l'esempio, e lui ne era uno perfetto".
C'è una verità che allora non potevi dire ma che invece oggi puoi?
"Non sono mai stato uno da creare polemiche. Ho sempre tenuto un profilo basso, non mi interessa creare polemiche".
I 5 più forti con cui hai giocato
"Se non dico lui mi picchia (ride, ndr). Sebastiano Rossi come portiere. Franco Baresi in difesa, perché con Franco ho cominciato con lui, siamo retroscessi, siamo riusciti a galeggiare, a vincere. C'è tutto un percorso, una crescita insieme. Poi anche i milanisti stessi riconoscono Franco come IL capitano. Poi Paolo (Maldini, ndr) ha fatto una carriera straordinaria, è un campione anche lui. Però visto che devo fare una scelta...Come centrocampista scelgo invece Ancelotti, perché nonostante fosse arrivato al Milan con le ginocchia spappolate ed arrivava alle ripetute dei 100 metri dopo il fischio del treno, però quando era in campo la palla passava sempre da lui. Come attaccante, infine, dico Van Basten, perché era l'attaccante più completo, fisico, veloce, potente, forte di testa, in acrobazia, tutte le qualità che si possono elencare le aveva lui".
Se ne dovessi aggiungere un altro a questi cinque?
"Direi Paolo Maldini, visto che l'avevamo escluso per mettere Franco Baresi".
Tra questi quali ti ha stimolato a migliorarti?
"Donadoni. Lo chiamavamo l'osso perché era uno che non mollava mai, voleva essere sempre il primo tutto. Se facevamo una gara di piegamenti voleva farne almeno uno in più di te: se dicevi che ne avevi fatti 10 lui voleva farne 15. Facevamo le corse, e lui voleva essere davanti a tutti. Insomma, ti portava a cercare di migliorarti sempre".
La top 11 di Chicco Evani
"Modulo che preferisco da allenatore è il 4-3-3, mentre le fortune da giocatore le ho avute con il 4-4-2. Giovanni Galli in porta. Tassotti, Filippo Galli in alternativa a Costacurta, Baresi e Maldini. A centrocampo: Ancelotti, Rijkaard, Boban, Donadoni trequartista, quindi 4-3-1-2, e in avanti Van Basten-Gullit".
Quando senti parlare del tuo Milan senti più orgoglio o nostalgia?
"Orgoglio, perché comunque è bello quando riconoscono quello che è stato fatto anche a tanti anni di distanza. Quando ti fermano ti parlano di quel Milan, non tanto delle vittorie, ma come giocava. Perché comunque era apprezzato anche da chi non era tifoso del Milan quella squadra, perché era moderna, innovativa".

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