ESCLUSIVA MN - Lo Giudice: "Rangnick valorizza i giovani. Non credo che il Milan ci punterà, ecco perché"

26.02.2020 20:00 di Manuel Del Vecchio Twitter:    Vedi letture
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ESCLUSIVA MN - Lo Giudice: "Rangnick valorizza i giovani. Non credo che il Milan ci punterà, ecco perché"

Per parlare di Ralf Rangnick e scoprire qualcosa in più su questa figura accostata insistentemente al Milan negli ultimi tempi, la redazione di MilanNews.it ha contattato Federico Lo Giudice, giornalista sportivo e corrispondente tedesco per Tuttosport. Ecco le sue considerazioni sul coordinatore dell’area tecnica e sportiva del mondo calcistico Red Bull.

Si è parlato molto di Ralf Rangnick come possibile allenatore-dirigente del Milan a partire dal prossimo anno. Ci puoi dire qualcosa sulla sua formazione in panchina?

“Lui è partito con l’Hoffenheim, è uno degli artefici della creazione dell’Hoffenheim. Poi con lo Schalke 04 ha vinto due trofei, una Coppa e una Supercoppa di Germania, che sono gli unici due trofei vinti dallo Schalke nella sua lunghissima storia, da quando c’è la Bundesliga. E poi è soprattutto l’artefice del progetto del Red Bull Lipsia. È un grandissimo conoscitore di talenti del calcio giovanile, ad esempio Demme, ora al Napoli, Timo Werner, strappato dallo Stoccarda prima di tutti, Yussuf Poulsen. Lui ha allenato il Lipsia fino a due anni fa, e ora non è più un allenatore/DS. Ora si occupa di tutta l’area tecnica del mondo Red Bull, segue le squadre in Brasile, nel Nord America, segue il Lipsia ed il Salisburgo. Lui è diventato l’uomo immagine della Red Bull”.

Secondo te è adatto al calcio italiano?

“È adatto perché intanto ha una grande visione del calcio, è uno molto vicino alla mentalità Sacchiana quindi al Milan potrebbe anche stare molto bene. Io però credo che il Milan difficilmente punterà su di lui, perché in Italia non si è mai visto un doppio incarico, un dirigente che faccia sia il Direttore Sportivo che l’allenatore. È una figura difficile da concepire in Italia, ma in Inghilterra ad esempio già è così: i manager fanno gli allenatori e la campagna acquisti. Una figura alla Wenger, può darsi che il Milan voglia aprire un nuovo corso e quindi di poter dare al suo allenatore la possibilità di svolgere entrambi i ruoli. Io non dico che sia impossibile, ma non so se in Italia gli sarà consentito. Il Milan però è sempre stata una società all’avanguardia, che ha aperto vari cicli e ha dato il via all’era Sacchiana, quindi è un club che da sempre innova e sponsorizza le innovazioni. Secondo me sarebbe una scelta azzeccata perché è un grande uomo e un grandissimo esperto di calcio, e soprattutto sarebbe ottimo perché andrebbe a valorizzare tantissimi giovani, perché lui va a pescare i giovani”.

Ha un modulo particolare su cui punta o si adatta alle caratteristiche dei giocatori?

“Si adatta ai giocatori, ma di solito usa un modulo molto offensivo, il 3-4-3. Varia in base a dove allenava, con lo Schalke cambiava molto, con il Lipsia giocava o col 3-4-3 o col 4-3-1-2, comunque sempre moduli molto offensivi. La sua forza è anche psicologica: l’ultimo arrivato in casa Lipsia, Patrick Schick, alla Roma era un giocatore finito e ora si è ripreso. È stato Rangnick a volerlo fortemente. Rangnick ha voluto fortemente anche Nagelsmann. Su di lui c’era il Bayern, e normalmente in queste corse il Bayern Monaco in Germania non lo batte nessuno. Nagelsmann ha scelto il Lipsia è perché dietro ha trovato un progetto costruito bene e si vede anche ora: secondi in campionato ad un punto dal Bayern, ottavi di finale di Champions quasi passati perché hanno vinto fuori casa all’andata. C’è quindi una grande progettazione dietro il Lipsia ed il merito è principalmente di Rangnick”.

Se dovesse arrivare al Milan i tifosi non dovrebbero aspettarsi un progetto che porti trofei fin da subito, giusto?

“Io penso che se il Milan investe su di lui è per fare un progetto a lungo termine. Gli andrebbero dati almeno due anni per incominciare a conoscere il calcio italiano, ambientarsi e strutturarsi con la società, e lavorare con la massima serenità per raggiungere gli obiettivi”.

Se dovesse arrivare solo come allenatore, potrebbe coesistere con Maldini, Boban e Massara?

“Suppongo di sì, perché se dovesse arrivare arriverebbe sotto espressa richiesta dell’area sportiva, con Gazidis che per una scelta del genere si consulterebbe sicuramente con i suoi uomini. Non credo che il proprietario del Milan imponga un personaggio del genere senza avere l’accordo con altre figure importanti all’interno del club. In caso contrario sarebbe una cosa senza senso, vorrebbe dire creare un attrito all’interno del club. Il discorso è comunque un altro: per quanto Gazidis possa voler prendere Ralf Rangnick bisogna vedere se la Red Bull è disposta a farlo andare via. Il ruolo che è stato affidato a Rangnick è importantissimo ed è un ruolo che in pochi possono vestire per due motivi: primo perché pochi conoscono così bene la mentalità della Red Bull e in pochi hanno tanti anni di esperienza nel mondo del calcio, anche dentro la Red Bull. A meno che non sia proprio Rangnick a voler andare via per provare una nuova avventura. È anche evidente che se dovesse arrivare contro la volontà di Maldini e Boban i due dirigenti rossoneri andrebbero via, non c’è altra soluzione”.

Quindi è possibile un ulteriore rivoluzione nell’area dirigenziale rossonera?

“È vero che il Milan quest’anno non sta facendo bene, però è anche vero che il Milan sta ripartendo da zero. Non ci dimentichiamo che Gazids rappresenta una proprietà a cui interessa che il Milan inizi quanto prima a fatturare numeri importanti per poi cedere e fare il loro guadagno. Se fanno fuori Maldini e Boban vorrebbe dire aver buttato un anno, ma è anche vero che nel calcio se ne sono viste di queste cose. Rangnick è uno che comanda e prende decisioni: si prese delle pause con lo Schalke e con il Lipsia per problemi di stress, un po’ come Sacchi. Ci sono molte assonanze fra lui e il mondo Sacchiano. Io se fossi il presidente di una squadra un uomo come lui me lo prenderei, a me piace molto. Le scelte le fa lui e per il presidente diventa un unico referente. Non ci sarebbero più varie figure come ci sono ora, un DS, un allenatore, un Direttore Generale, e quindi quando si deve fare mercato non ci sarebbero più continui scambi di idee e di opinioni. Lui farebbe l’allenatore e il DS, avrebbe il budget a disposizione per fare la squadra, sa quali sono gli uomini necessari al suo sistema di gioco e saprebbe chi andare a prendere”.

Al Milan lo vedresti meglio come DS, come allenatore o con il doppio ruolo?

“Con tutti e due i ruoli, perché lui è un manager e ha dimostrato di poter fare entrambe le cose. Lo scorso anno, prima dell’arrivo di Nagelsmann, da dirigente si sedette sulla panchina del Lipsia e ricoprì entrambi i ruoli. Quindi già l’anno scorso ha dimostrato di poterlo fare”.