ESCLUSIVA MN - Paolillo (ex ag. Kakà): "Vi svelo la profezia che mi aiutò a convincere il Milan. Moggi? Fu arrogante"

22.04.2020 17:00 di Thomas Rolfi Twitter:    Vedi letture
© foto di Daniele Mascolo/PhotoViews
ESCLUSIVA MN - Paolillo (ex ag. Kakà): "Vi svelo la profezia che mi aiutò a convincere il Milan. Moggi? Fu arrogante"

22 aprile 1982: una data che, come racconta Gaetano Paolillo ai microfoni di MilanNews.it, giocò un ruolo decisivo nell'approdo di Ricardo Izecson dos Santos Leite in rossonero, in arte Kakà. Insieme all'ex procuratore del brasiliano, che ne ha curato gli interessi insieme al padre Bosco per tutta la carriera, abbiamo ripercorso nel dettaglio l'intera vicenda che portò l'ex Pallone d'Oro alla corte del Diavolo, grazie all'intermediazione e alla perseveranza dell'agente FIFA: dalla prima partita in cui Paolillo fu stregato da Kakà a Belo Horizonte, alla profezia di Cantamessa, per arrivare al rumoroso addio al Milan nel 2009 e al successivo ritorno quattro anni dopo. Nel giorno di compleanno di uno dei giocatori più rappresentativi e amati nella ultracentenaria storia rossonera, vi raccontiamo la sua storia, con le parole di chi quei momenti li ha vissuti da diretto protagonista.

Sig. Paolillo, come nasce la storia tra Kakà e il Milan?
"Nel maggio del 2003 andai in Brasile a vedere alcune partite e tra queste anche una a Belo Horizonte tra Atletico Mineiro e San Paolo in cui c'era Kakà. In quella gara notai questo ragazzo, che rientrava da un infortunio. Era impressionante. Fece un gol e un assist, ma poteva fare altri 2-3 gol. Partiva da metà campo e si trovava al limite dell'area avversaria con una facilità incredibile. Mi impressionò tantissimo e chiamai Braida, dicendogli che avevo visto un giocatore formidabile. Lui mi rispose di andarlo a trovare una volta che fossi tornato dal Brasile. Dopo qualche giorno andai a vedere un'altra partita di coppa a San Paolo in cui Kakà non giocò bene, ma ormai mi aveva convinto. A fine partita andai sotto negli spogliatoi per conoscere il papà di Ricky. Mi presentai e gli chiesi in quale squadra sognasse di giocare in Europa suo figlio. Lui mi rispose: 'Il Milan'. A quel punto gli chiesi l'ok per lasciarmi 30 giorni di tempo per provare a portare suo figlio in rossonero e lui acconsentì. All'epoca Bosco non parlava italiano e io parlavo pochissimo il portoghese. Ci scambiammo i numeri di telefono e io tornai in Italia".

Da quali aspetti del gioco di Kakà fu stregato?
"La cosa che mi colpì maggiormente era la capacità nel farsi trovare smarcato, ricevere palla e saltare l'uomo arrivando in un attimo da metà campo all'area avversaria. Si mangiava il campo con facilità e abbinava la facilità di corsa alla tecnica e all'intelligenza. E' una qualità che è raro trovare tutte insieme condensate in un unico giocatore. Era preciso nella conclusione, sapeva fare assist e poi dava un'immagine di eleganza che ti rubava l'occhio. Era impossibile non notarlo".

In quell'occasione conobbe direttamente anche Kakà?
"Ricky mi diede l'impressione di un ragazzo dotato di personalità, intelligente e serio. In una parola maturo, non mi diede l'impressione di essere un ragazzino superficiale. Era un ragazzo inserito in una famiglia unita, anche nelle decisioni. Era seguito dalla famiglia, dal padre, che è una persona molto competente. L'unico interesse del padre era il bene del figlio e stava attento a tutti quelli che si avvicinavano. Tanto è vero che io, dopo aver concluso il trasferimento al Milan dissi al padre che il mio lavoro era finito. Loro avevano già un agente in Brasile, anche se comunque si occupava del futuro di Ricky sempre più il papà. Bosco mi rispose: 'Assolutamente no, il lavoro comincia ora. Ho conosciuto tanta gente in questi anni, ma tutta la nostra famiglia ha fiducia in te e vogliamo proseguire con il tuo aiuto'. Fu un bell'attestato di stima".

Quindi tornò in Italia e incontrò Braida?
"Sì, scrissi una relazione in cui dicevo che Kakà era un giocatore che il Milan doveva assolutamente prendere. A distanza di anni, nel 2009, quando il Milan aveva necessità di vendere Ricky per il bilancio, andammo con un aereo privato a Madrid insieme al papà di Kakà e a Galliani e io tirai fuori questo foglio in cui c'era scritto che le squadre per Ricky potevano essere solo due: Milan e Real Madrid. Galliani lo firmò, scrivendomi i complimenti, e dicendo: 'Sei un mago'. Non ero nè un mago nè un veggente, era un giocatore troppo forte per non essere notato. Anche Braida, dopo essersi informato, se ne rese conto e si convinse che il Milan dovesse assolutamente prendere Kakà. Il problema era avere l'ok di Galliani, visto che in quel periodo il Milan aveva in rosa già Rui Costa e Rivaldo come trequartisti. Capii che era difficile riuscire a convincere il Milan a prenderlo, ma di lì a poco avvenne la svolta".

Ovvero?
"Una domenica di luglio andai a parlare in sede al Milan insieme al mio amico Angelozzi, direttore sportivo del Catania di allora, che era lì per prendere un ragazzo in prestito. Ne approfittai per andare anche io, volevo parlare con Galliani faccia a faccia di Kakà e gli dissi: 'So che avete Rui Costa e Rivaldo, ma questo è fortissimo e dovete assolutamente prenderlo'. In via Turati c'era anche Cantamessa (ex legale Milan, ndr), grande appassionato di astrologia, che mi chiese la data di nascita di Ricky. A quel punto, con le informazioni che voleva, si diresse nel suo studio e tornò dopo 10 minuti dicendo: 'Adriano, questo è un giocatore che è nato sotto una stella fortunata: prendilo perchè è da Milan'. Galliani mi disse di parlarne con Leonardo, che però nell'incontro che ebbi con lui il giorno dopo mi disse: 'La vedo difficile, abbiamo già Rui Costa e Rivaldo in rosa'. Non mollai e praticamente tutte le mattine andai in sede al Milan e passavo colazioni, pranzi e cene con Ariedo (Braida, ndr) per parlare di Kakà. Peggio di Gentile in marcatura su Maradona ai Mondiali dell'82. Alla fine Ariedo si convinse, anche perchè Rivaldo era ormai a fine carriera. Serviva solo l'ok da Galliani. Adriano era in vacanza a quell'epoca e una mattina Braida riuscì a strappare il sì decisivo: la mia insistenza e quella di Braida avevano fatto centro. A quel punto chiamai Bosco, che intanto stava lavorando con il San Paolo per abbassare il prezzo del cartellino di Ricky, e in pochi giorni si concluse la trattativa per 10 milioni di dollari". 

Il destino di Kakà, però, sarebbe potuto essere anche nerazzurro...
"Questo ragazzo non era conosciuto, non c'erano chissà quanti club su di lui. Inspiegabilmente, aggiungo io, visto che l'anno prima andò con il Brasile ai Mondiali in Corea e Giappone e disputò anche qualche minuto contro la Costa Rica. In più, il papà si fidava di me e lavorava insieme a me per portarlo esclusivamente al Milan. Durante il periodo di stallo della trattativa con i rossoneri, però, vedendo che non si stava sbloccando con il Milan, andai in sede anche all'Inter per proporre Kakà: parlai con Branca ed Oriali e c'era anche Ausilio, che all'epoca era il responsabile del settore giovanile. I dirigenti dell'Inter parlarono con Cuper, che però non contemplava il trequartista dato che giocava con il 4-4-2, e non se ne fece nulla".

Quando la trattativa con il Milan era ormai giunta alla conclusione, Moggi fece una battuta sul cognome di Kakà, dicendo che non avrebbe mai preso un giocatore con un soprannome così.
"Moggi fu, come spesso gli capitava, inelegante. Era l'arroganza tipica di chi pensava di poter dire e fare tutto ciò che voleva nel calcio italiano. Invece avrebbe dovuto capire che razza di giocatore fosse. Il suo soprannome, anzi, si rivelò essere un valore aggiunto e Kakà divenne un vero e proprio idolo per generazioni di ragazzini, che si rivedevano in lui".

Kakà arrivò al Milan e, nella conferenza di presentazione alla stampa, Braida disse che il ragazzo sarebbe potuto anche andare in prestito.
"Sì, era proprio così. Per convincere Ariedo gli avevo fatto questo ragionamento: 'Tu lo prendi e dopo 6 mesi decidi cosa fare, se tenerlo o darlo via in prestito. Intanto impara la lingua e si ambienta'. In realtà, dopo tre allenamenti Ancelotti era entusiasta di Ricky e dopo la prima apparizione in amichevole a Cesena contro il National Bucarest tutti erano già pazzi di lui e da allora non uscì più, prendendo il posto sia a Rui Costa che a Rivaldo. Iniziò così una lunga storia tra Kakà e il Milan. E' stata una mia fortuna, perchè ho portato altri giocatori al Milan ma mai come Ricky. Vivevo tutto il giorno assieme alla famiglia e ho vissuto la crescita e la quotidianità del ragazzo. E' stata una bella esperienza e mantengo vivo questo rapporto con Ricky, a cui colgo l'occasione per fare gli auguri anche pubblicamente, che mi ha invitato al suo matrimonio nello scorso dicembre. Ci vediamo tuttoora o in Brasile oppure, quando lui viene in Italia, a casa mia. E' un bel rapporto, che prescinde dall'aspetto economico, ed è merce rara nel calcio di oggi".

Dopo che Kakà vinse tutto con il Milan, nel 2009 ci fu la proposta del Manchester City ai rossoneri: cosa successe in quel periodo?
"Galliani ricevette una proposta da circa 100 milioni di euro del Manchester City per Ricky, cifra che avrebbe fatto molto comodo al Milan, soprattutto in un periodo in cui ogni anno perdeva molti soldi. Fosse stato per il Milan lo avrebbe venduto, quindi chiamò subito me e il papà di Kakà per sottoporgli la proposta. Kakà, però, fece muro e non volle andare via".

Da anni, però, l'interesse del Real Madrid per Kakà diventava sempre più insistente fino a che nel 2009 il corteggiamento delle merengues andò a buon fine.
"Ogni anno il Real Madrid si informava se ci fossero i presupposti per prendere Kakà. Una volta vennero a casa mia Baldini e Mijatovic per parlare e ci vedemmo a casa mia insieme al papà di Kakà. Io dissi che eravamo stati in un ristorante, ma in realtà eravamo stati a casa mia. Ci offrirono una cifra importante. Quando qualcuno ci contattava noi informavamo subito Galliani, però il Milan è sempre stato irremovibile: Kakà era assolutamente incedibile e anche lo stesso ragazzo diceva sempre che avrebbe voluto stare al Milan. Per farvi capire, dopo l'ultima partita con il Milan nel 2009 a Firenze, lui partì per andare con la nazionale e si portò dietro solo uno zainetto. Io lo accompagnai a Malpensa e mi ricordo che mi disse: 'Ci vediamo qua tra un mese quando torno'. Invece il Milan fu costretto a cederlo al Real, mentre Ricky si trovava in Brasile".

Nella prima conferenza stampa da giocatore del Real Madrid, dal ritiro della nazionale, Kakà disse che non avrebbe voluto lasciare il Milan.
"Era la verità, lui stava bene al Milan così come la sua famiglia e guadagnava bene. Non aveva alcuna intenzione di lasciare il Milan, poi chiaramente il Real Madrid è sempre il Real Madrid, non stiamo parlando di una squadra qualunque. E' andato a giocare in Spagna, ma quello che guadagnava lì non era di più di quanto gli desse il Milan. Era amato dai tifosi, era più che contento al Milan. Il club però lo mise nella condizione di andare via e a quel punto il Real era un'ottima soluzione. Galliani non voleva venderlo, ma non dipendeva da lui. Galliani era innamorato di Ricky, si tolse un pezzo di cuore vendendolo al Real Madrid".

Dopo un inizio non propriamente esaltante a Madrid, iniziarono a circolare le prime voci di mercato. Una di queste, in particolare, fece sobbalzare i tifosi del Milan: Leonardo, allenatore dell'Inter di allora, stava provando a convincere Kakà a vestire nerazzurro e lei fece una dichiarazione che non chiudeva la porta.
"Kakà non sarebbe mai andato all'Inter e questo io lo sapevo benissimo, Leonardo o non Leonardo. A volte magari fai qualche dichiarazione giusto per pungolare qualcun altro, ma son sicuro che lui non avrebbe mai giocato in nerazzurro. Lo conosco veramente bene e affermo con certezza che sia così".

A partire dal 2011, però, ad ogni sessione di mercato iniziarono a circolare voci su un possibile ritorno di Kakà al Milan: cosa c'era di vero?
"E' normale che subentrava questo desiderio, dato che era stata fatta un'operazione che nessuno avrebbe voluto fare. Era rimasta l'immagine di quello che aveva fatto Ricky nel Milan e del connubio tra club, Kakà e i tifosi. Ogni anno subentrava questa nostalgia e si cercava sempre in qualche modo se ci fossero i presupposti per farlo tornare in prestito, unica modalità per cui il Real Madrid avrebbe potuto lasciarlo partire vista la cifra sborsata per acquistarlo. Tuttavia non fu mai trovata la quadra fino all'estate del 2013".

Come avvenne il riavvicinamento decisivo tra Kakà e il Milan e cosa portò poi Ricky a lasciare i rossoneri nonostante un contratto biennale dopo una sola stagione?
"Io spingevo con Galliani, dicendo quanto Ricky volesse tornare al Milan e che ci fossero i presupposti per tornare in rossonero. Galliani chiamò Ricky e si trovò la soluzione, anche grazie al rapporto di amicizia tra Adriano e Florentino Perez, che lasciò libero il giocatore rescindendo consensualmente il contratto e potendo coronare il sogno di Kakà di tornare a Milano. Di comune accordo con il Milan venne rescisso il contratto anticipatamente, perchè Kakà aveva deciso di provare un'esperienza in USA con l'Orlando City. Prima che a gennaio iniziasse la MLS, però, venne prestato dagli americani al San Paolo per 6 mesi".