Il limite sottile tra un buon giocatore e il campione. Seedorf e Balotelli protagonisti della sfida contro l’Atletico. Il dubbio Kakà fa pensare a qualche cambiamento tattico?
Le parole di Clarence Seedorf alla vigilia di Milan – Atletico Madrid avranno fatto breccia nel cuore di Berlusconi, da sempre sostenitore di un gioco spettacolare ed offensivo. “Due punte? Io spero di portarne quattro o cinque”. Ovvio, lo schieramento tattico rossonero dovrebbe portare nell’area avversaria una nutrita compagine di attaccanti pronti a gonfiare la rete. Ma fino ad ora, proprio in questa fase di gioco, sono stati evidenti i mancati automatismi di chi si trova a dover organizzare lo scacchiere offensivo. Spesso, troppo spesso, gli attaccanti hanno dato l’impressione di non sapersi muovere con agilità negli spazi incorniciati dall’area di rigore, sono apparsi abbastanza confusi sulle traiettorie da seguire e sull’esatta posizione da tenere. Ci vuole tempo, lavoro, bisogna dare tempo a Clarence di istruire i suoi sul suo schema di gioco. Ma una cosa è certa: il tempo ora non c’è, la gara di questa sera è quasi da dentro o fuori. A S.Siro il Milan non può sperimentare, deve mettere in pratica il suo valore. Lo sa Seedorf, che prepara la gara ricordando le emozioni vissute da calciatore, ricordando i fasti, guadagnati sul campo contro i pronostici, del 2007 quando il Milan non riusciva ad esprimersi al meglio in campionato, ma si trasformava sui palcoscenici europei. Quello deve essere il valore aggiunto, il ricordo di una storia recente che a grandi linee ricalca la situazione attuale. Un Milan che in campionato vacilla ma che si trasforma in Europa. E in questa storia ci sarà anche un Balotelli che di sé racconta l’idillio di avere Seedorf come allenatore, la serenità calcistica ritrovata. Nelle sue parole, ma soprattutto nei suoi occhi, si legge la voglia di poter vivere una gara da protagonista, per poter lasciare il segno. Non gli interessa l’etichetta di campione, gli importa poter essere utile alla squadra. L’emozione, nonostante i tentativi di camuffarla in ironia, trapela dalle parole di Mario. Non aveva torto Prandelli quando di Balotelli raccontava la sua necessità di “amore e affetto”. Le parole con cui descrive il rapporto con Seedorf lo dimostrano. Un rapporto famigliare, da fratello a fratello, una sintonia che consente di poter parlare di ogni singolo ambito della vita di Mario. E forse proprio questo rapporto così speciale, così intimo, così confidenziale, potrebbe essere il punto di svolta per la carriera e la vita di Mario.
Torniamo però alla gara di questa sera. I dubbi di Seedorf circa la formazione da schierare sono legati alle condizioni di Kakà. Il brasiliano si è allenato con il gruppo nel pomeriggio di ieri, ma non è certo il suo utilizzo dal primo minuto. A questo punto non sarebbe da scartare l’idea di poter vedere in azione da subito le sinergie offensive di Pazzini e Balotelli, coppia che nelle gare recenti ha portato a buoni risultati. “Quando siamo in campo insieme, uno dei due segna” sottolinea Balotelli, quasi a voler suggerire al proprio allenatore una alternativa diversa rispetto all’impianto tattico utilizzato fino ad ora. Seedorf in conferenza stampa torna anche sul ruolo di De Sciglio, ormai titolare della fascia di destra. Abate troverà spazi, ma non sarà nuovamente protagonista di azzardi tattici in un ruolo che, nonostante l’impegno, non è nelle sue corde. L’Atletico Madrid è una squadra da arginare e quindi l’idea di poter schierare un folto centrocampo a far da tampone alle incursioni di Diego Costa e compagni, non è da scartare. Soprattutto perché sono noti i problemi difensivi della squadra di Seedorf, uscita con le ossa rotte dalla gara del S.Paolo, ma in grande difficoltà anche contro il Bologna. Servirà il miglior Milan e soprattutto una grande prestazione di Balotelli, incoronato da Simeone come l’uomo che può, anche da solo, cambiare le partite. E qui si chiude il cerchio.
“Sono un bravo giocatore, sono titolare nel Milan e una pedina importante. Non mi interessa essere campione o meno” dichiara Mario in conferenza stampa. Eppure a volte basta una sola partita, per superare quell’ostacolo che porta alla consacrazione.

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