Il riflesso dell’Italia nella sua Nazionale. Balotelli giocatore da recuperare?

Il riflesso dell’Italia nella sua Nazionale. Balotelli giocatore da recuperare?
© foto di Giulia Polloli
giovedì 26 giugno 2014, 00:00Milanello in rosa
di Giulia Polloli

L’Italia è stata eliminata dal Mondiale. Prandelli ed Abete hanno rassegnato le loro dimissioni. Balotelli diventa un caso nazionale. I senatori azzurri si lasciano andare a commenti pesanti. Povera Italia. La Nazionale per certi versi diventa lo specchio della Nazione, eccezion fatta per l’ammissione pubblica di colpevolezza, seguita dalle canoniche dimissioni, di un uomo che ha fatto dell’eticità il suo baluardo. Prandelli è stato criticato anche per questo, per aver importato in un contesto che non lo prevedeva, un codice etico. Per qualcuno fatto ad hoc per i casi limite, ricordiamoci la questione Chiellini che ha preceduto di poco le convocazioni della spedizione che avrebbe sorvolato l’oceano per andare in Brasile. All’indomani dell’eliminazione dunque, si parla pochino di ciò che effettivamente è stato visto sul campo e molto di ciò che è successo immediatamente dopo. Tipicamente italiano anche questo, così come l’arrampicata alla ricerca di assonanze con le precedenti debacle azzurre. Il cognome dell’arbitro che ha, diciamo così, rovinato la normale prosecuzione della ripresa italiana con l’espulsione di Marchisio, ha fatto subito il giro del mondo. Moreno. Nomen omen, dicevano i latini e il ritornare mentalmente agli sciagurati mondiali di Corea, dove un omonimo aveva segnato le nostre sorti, è stato quasi normale. Vero è che giocare in dieci uomini per una buona mezz’ora, in un clima già di per sé difficile, non ci ha certo favoriti. Ma non è che in parità numerica avessimo dimostrato il nostro valore…. Ma sono l’unica che ha osservato un netto miglioramento nell’agonismo azzurro dopo questo episodio?  Sembrava già scritta la partita. Un primo tempo poco interessante, un secondo tempo che, minuto dopo minuto, diventava il palcoscenico adatto all’acquisizione del pareggio che avrebbe qualificato, senza merito, Buffon e compagni per poi assistere all’episodio che ha sbloccato la partita: non c’è come chiudersi su se stessi per offrire il fianco alle incursioni avversarie. Così è stato, nessuno è riuscito a smentire le sensazioni che già dal primo pomeriggio facevano il giro del web. La speranza è ciò che ci ha consentito di rimanere davanti ai teleschermi fino alla fine, anche questo fa parte del gioco, ma purtroppo nessuna occasione, nessun rigore, nessun calcio piazzato regalato a Pirlo per far si che la “maledetta” venisse messa in scena. Fine dei giochi, cala il sipario. E non solo sulla squadra di Prandelli, ma paradossalmente su tutto il nostro calcio. La conferenza stampa entrerà nella storia per le doppie dimissioni, il post partita per le stoccate, nemmeno tanto velate a Balotelli e a chi, come lui, secondo i giocatori più anziani, non sente il peso reale della maglia. Il tentativo di un bagno di umiltà è riuscito solo a sprazzi. Ora inizia il processo e gli stessi imputati hanno dato materiale adeguato alla costruzione di casi e requisitorie. Perché ora, dall’essere tutti Ct, si passa a sentirsi tutti quanti avvocati e pubblici ministeri. E’ nel nostro Dna: bisogna solo capire da che parte schierarsi. L’imputato situato nel punto più alto, manco a dirlo, anche questa volta è Balotelli che, senza troppa fatica, ha diviso le piazze ancor prima di scendere in campo. Capro espiatorio dei mali dell’Italia calcistica, classificato come unico colpevole di una bruciante sconfitta, nonostante poco prima fosse stato. La sua difesa, ma santo ragazzo a volte te le vai proprio a cercare, è stata affidata ad uno dei social network utilizzati ormai a livello planetario da persone più o meno in grado di capirne la portata. Io, ancora una volta, non difendo il calciatore Balotelli, ma il ragazzo. Non lo giustifico, ma tento di comprendere lo stato emozionale in cui si è trovato dal momento della sua sostituzione fino alla definitiva eliminazione. Non mi stupisce dunque leggere le sue parole, anche se le trovo inadatte al momento. Provando a mettermi nei suoi panni, capisco il suo stato d’animo, si sarà sentito accerchiato, soprattutto dopo le parole dei suoi compagni di squadra. Buffon e De Rossi hanno detto cose che un po’ tutti hanno almeno pensato, ma da buoni senatori, avrebbero dovuto far esplodere la questione all’interno delle mura degli spogliatoi. Perché così, l’effetto assomiglia molto più alla volontà di pulirsi pubblicamente la coscienza, che non al desiderio di aiutare a ricostruire dalle fondamenta una mentalità diversa.

Il calcio italiano è ora al livello più basso mai toccato nel corso del tempo. Il movimento ha bisogno di idee nuove e persone che siano in grado di cambiare rotta senza avere fretta di raggiungere subito grandi obiettivi. In parallelo, magari un po’ forzato, è ciò che stiamo vivendo in casa Milan. La stagione deludente appena conclusa non è figlia di un anno da dimenticare, ma di un percorso che ha trovato proprio ora il suo minimo storico. Si deve ripartire facendo tabula rasa e ponendosi obiettivi nuovi. Ci vogliono idee chiare e programmazione capillare in ogni singolo aspetto dell’essere Milan. Il senso di appartenenza, la tradizione vincente e l’organizzazione della società devono essere le basi per la creazione di un nuovo ciclo. Si riparte dai giovani, con un allenatore giovane? Benissimo, mettiamoli nella condizione di poter lavorare con obiettivi e valori ben saldi. E, a tal proposito, non mi stupisco nell’apprendere che il Milan, che Galliani, si stringano attorno al loro giocatore. Vorrei solo che questo gesto fosse dettato solo dalla volontà di recuperare il valore del ragazzo e non quello monetario del giocatore.