Milan-Udinese avrà il suo pubblico. S.Siro aprirà le porte ai tifosi dopo la sosta per la Nazionale. Questa è una buona notizia. Che il buon senso abbia finalmente vinto?
Prima di scrivere proclami a favore di una decisione che in molti aspettavano, aspettiamo l’evolversi degli eventi. “Quella norma non s’ha da fare” così un commento a bruciapelo dopo la decisione di chiudere S.Siro. E i club, le curve, i tifosi sparsi, hanno convogliato il loro coro nell’unica richiesta possibile: non toglieteci il nostro calcio. Ancora una volta il “partito dell’uomo qualunque” ha fatto sentire la sua voce. Cosa sarebbe successo se i possessori degli abbonamenti, dei tagliandi già emessi, si fossero uniti in una richiesta di risarcimento danni? Ma non solo i danni relativi al mancato utilizzo del diritto di assistere ad una gara di fatto già pagata, ma il danno morale di vedersi chiudere in faccia le porte del proprio stadio magari per una partita particolarmente attesa o semplicemente unica via di scampo ai pensieri di una intera settimana. Già perché il calcio è anche questo e i tifosi vanno allo stadio in primis per divertirsi, rilassarsi, scambiare sensazioni con i vicini di seggiolino, magari da anni accaniti frequentatori dello stesso settore. Si formano comunità di tifosi che non per forza devono venir etichettate come delinquenti, ignoranti, e chi più ne ha più ne metta. Io stessa nello scorso editoriale ho calcato la mano sulla possibilità che qualche mente particolarmente “criminale” potesse sfruttare questa arma tagliente per affondare il colpo mortale ad una qualsiasi squadra rea, tramite cori offensivi, di discriminare altri avversari.
In questi giorni mi è capitato di parlare con molti tifosi rossoneri, alcuni dei quali mi hanno raccontato le mille difficoltà nel seguire la squadra, la loro fede. Uno su tutti, il Silvano che da un letto d’ospedale si diceva sconcertato alla sola idea di sapere i suoi ragazzi abbandonati a loro stessi in uno stadio talmente vuoto da far impressione. La sua reazione, in momenti peraltro già di per sé difficili, per lui stesso e per la squadra, mi hanno fatto capire, ancora più profondamente, quanto il calcio, il Milan, sia qualcosa a cui aggrapparsi per trovare un motivo in più per aprire gli occhi la mattina. Non è una esagerazione, lo vivo sulla mia pelle, lo sento emergere dai discorsi di molti tifosi come me, che però a differenza mia non hanno la possibilità di esprimersi con tanta forza.
Lasciateci il nostro calcio, non fatelo diventare l’ennesimo prodotto scadente di una Nazione allo sbando. Diamo nuova dignità a questo sport, a questa passione, ripartendo proprio da qui: la paura di perdere qualche cosa che sentiamo nostro.
Nelle stanze dei bottoni entreranno solo gli aventi diritto, ma che almeno loro portino sul tavolo delle trattative le nostre voci. Non si faccia di tutta l’erba un fascio, non si confonda l’ignoranza che detta il tempo ai cori offensivi e magari razzisti con lo spirito goliardico che accompagna le vicende del calcio nostrano da trent’anni.
Torniamo ora al calcio giocato, anzi, a quello che si giocherà e al Milan che dopo la sosta è pronto, secondo le parole del suo allenatore, a ripercorrere l’epopea vincente della stagione scorsa. Allegri ritroverà molti uomini a disposizione, potrà mettere in atto il suo progetto, potrà costruire una squadra più completa. Si guarderà molto al rientro di Balotelli, che dopo lo stop forzato dovrà dimostrare di essere l’uomo giusto per poter traghettare il Milan dall’Ade verso la terra dei vivi. Non sarà un’impresa facile, ma il Milan ci ha abituati a rincorse vincenti. Gli obiettivi rimangono saldi, gli stessi con cui era partita la stagione. In attesa di poter riavere tra i ranghi Mexes, di poter schierare Rami, che oggi si sottoporrà alle visite mediche di rito, di poter rivedere De Sciglio e Bonera, il reparto difensivo rimane quello più martoriato e bisognoso di soccorsi. Contro l’Udinese il Milan deve presentarsi pronto a sorprendere, una sorta di ciliegina sulla torta per tutti quei tifosi che hanno fatto sentire la propria voce per poterci essere. Intanto si guarda con trepidazione al prossimo mercato invernale. I nomi che cominciano ad aleggiare sui prati di Milanello sono molti. Molte suggestioni, come Casillas, qualche certezza, Rami di fatto giocherà solo dopo il 4 gennaio, molte speranze di poter investire, anche low cost, su giocatori collaudati e di sicura esperienza. Il tifoso rossonero ha già espresso il suo parere: vuole andare allo stadio per tifare i propri colori. Quindi mettiamolo in condizione di poterlo fare con orgoglio, perché tifare Milan, anche per Silvano, è l’emozione che si racconta con gli occhi lucidi a chiunque ci si trovi di fronte.

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