Pazzini scalda il motore in attesa di Balotelli. Seedorf e l’arma Taarabt, l’effetto sorpresa che ha destabilizzato l’Atletico

Pazzini scalda il motore in attesa di Balotelli. Seedorf e l’arma Taarabt, l’effetto sorpresa che ha destabilizzato l’Atletico
© foto di Giulia Polloli
sabato 22 febbraio 2014, 01:40Milanello in rosa
di Giulia Polloli

“Clarence, secondo me hai fatto una magia”. Ecco ciò che ho detto a Seedorf nell’immediato post-partita di mercoledì. La gara di Champions contro l’Atletico è stata la migliore della stagione. Finalmente il Milan ha giocato a calco con personalità, imponendo il proprio gioco, mettendo alle corde, per buona parte della gara, la capolista della Liga. Rimane l’amaro del risultato e le difficoltà ataviche dei rossoneri nel riuscire ad evitare la marcatura nei calci da fermo. Problemi vecchi, non imputabili alla sola nuova gestione. Paradossalmente finchè in campo c’è stato Balotelli, c’era un punto di riferimento in area. Più volte infatti è toccato a Mario allontanare di testa palloni insidiosi filtranti dal corner. La sua stazza ovviamente favorisce gli interventi a svettare anche da fermo, lo stesso però dovrebbero fare i titolari della difesa, rimasti a terra mentre Diego Costa, che gigante non è, incornava il pallone vincente. Abbiati ha delle responsabilità, soprattutto nella fase appena antecedente la battuta del corner. Da buon timoniere avrebbe dovuto indicare ai suoi marinai la direzione in cui porsi rispetto all’avversario. Per quel che concerne l’uscita sul campanile improvvisato dal colpo di testa di Abate, evidentemente non ha colto l’attimo giusto e quindi ha optato, causa ritardo, per rimanere a difesa del palo. Il colpo di testa di Diego Costa l’ha però sorpreso, da distanza ravvicinata, sul proprio palo. Errore che potrebbe risultare determinante. Avrebbe dovuto decidere per  l’uscita, in questo modo avrebbe anche consentito a Ramì di spostarsi sull’avversario che, nell’immediato, avrebbe potuto perdere il tempo per colpire la sfera. Ma con i se e i ma, non si riscrive la partita. Abbiati è uomo umile e riguardando le immagini avrà tratto le sue conclusioni. E’ inutile accanirsi dopo la sconfitta, bisogna migliorarsi per la prossima sfida.

Il risultato condanna il Milan e a tratti cancella la bontà di ciò che si è visto in campo. Aumentano i rimorsi per i due legni colpiti, ma anche i rimpianti per quel rigore non concesso che, forse, avrebbe cambiato l’andamento della partita. L’intervallo tra le due gare consentirà a Seedorf di ritrovare la concentrazione per preparare la sfida decisiva. Personalmente ritengo che il vero effetto sorpresa siano stati gli inserimenti di Poli e Taarabt. Del primo siamo lieti di poter raccontare una partita giocata ad intensità pazzesca, con giocate di qualità che si sono suddivise tra la fase offensiva (spesso a due passi dalla porta)  e quella di contenimento. Il suo movimento ha consentito uno schieramento più equilibrato a centrocampo dove De Jong ed Essien hanno trovato un valido compagno per murare le incursioni degli spagnoli. Taarabt è stato, molto presumibilmente, l’elemento che ha destabilizzato la squadra di Simeone. Se Seedorf a fine gara sottolinea le qualità del giocatore e la sua non sorpresa per la prestazione messa in campo, lo stesso non credo possa dirsi per Simeone e compagni, rimasti disorientati dall’irruenza e dalla precisione delle sue incursioni. A volte un po’ egoista, reiterando i dribbling e le giocate personali ha mandato fuori asse i compagni del reparto avanzato, ma Adil è stato la spina nel fianco dell’Atletico.

Ancora una volta Balotelli ha manifestato scarsa affinità con il ruolo di prima punta, spesso infatti arretrava lasciando campo a Kakà, leader e trascinatore. Per questo sembra che tutto porti al tanto atteso tandem Balotelli-Pazzini, non appena la spalla di B lo gli consentirà di poter tornare in campo. Intanto Pazzini potrà scaldare i motori contro il Doria, in una partita per lui emotivamente importante. Sarà poi compito di Seedorf riuscire a trasmettere alla squadra le stesse sensazioni di mercoledì. Perché l’incantesimo non si spezzi ci vuole la convinzione che ogni partita è degna di essere giocata come fosse una finale. Il Milan ha bisogno di continuità, che però lui stesso può conquistare solo con i risultati sul campo.