Savicevic: "Il Milan è sempre nel mio cuore. I tifosi milanisti sono splendidi e appassionati"
Intervistato dalla Gazzetta dello Sport, Dejan Savicevic ha raccontato così il suo arrivo al Milan nel 1992: "È sempre nel mio cuore. Sono arrivato nel 1992, dovevo andare alla Juve, poi alla Roma, poi al Monaco in Francia. Io ero alla Stella Rossa, stavo bene. Avevamo vinto la Coppa dei Campioni, battuto il Marsiglia a Bari. Ho faticato per un anno e mezzo. È stata dura, avevo qualche problema fisico e davanti c’erano Gullit, Van Basten, Rijkaard, Papin. Ma ho scelto l’Italia perché era il campionato più bello del mondo e c’erano i giocatori migliori. Una buona scelta, in un’altra squadra non avrei vinto tanto e avuto la visibilità che mi ha dato il Milan. E poi i tifosi. Splendidi, appassionati. I loro cori erano la miglior carica. Fa molto piacere che la gente dopo più di vent’anni si ricordi di me. Ci sono quelli che mi dicono che ero come Platini. È bello. Il gol al Barcellona nel 1994? Il più bello della mia vita. Il presidente Berlusconi la sera prima della finale mi disse: 'Dejan, se sei un genio dimostralo'. Mi è andata bene (ride). È stato tutto bello, l’inizio e la fine...".
Durante la sua esperienza in rossonero, è nato il suo soprannome Genio: "Non ero un genio, ero solo un ottimo giocatore. Siete stati voi della Gazzetta a chiamarmi così. Forse perché facevo cose che gli altri non potevano fare, forse perché avevo più fantasia. Se mi piace? Sì sì, è simpatico, allegro e fa un po’ ridere. I miei amici e i miei compagni quando vogliono prendermi in giro mi chiamano Genio. In Italia tutti, ma è esagerato".

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