La versione di Maldini su Malagò: "I patti sono stati rivisti: unica cosa da fare era dimettersi"

La versione di Maldini su Malagò: "I patti sono stati rivisti: unica cosa da fare era dimettersi"MilanNews.it
Oggi alle 09:00News
di Francesco Finulli
Maldini ha parlato rispetto alla sua breve esperienza in Nazionale, sottolineando quali sono state le incomprensioni con Malagò

Paolo Maldini ha esposto in fine la sua versione dei fatti in merito alla sua brevissima esperienza in Nazionale come direttore tecnico che, di fatto, non è nemmeno iniziata dal momento che il contratto sarebbe partito dal 1° agosto. L'ex capitano e dirigente rossonero ha parlato al Corriere della Sera in una lunghissima intervista. Di seguito i passaggi del rapporto con Giovanni Malagò e quali sono state le incomprensioni con il Presidente federale.

Maldini sul contatto con Malagò: "Malagò mi ha chiamato a Pasqua, dicendo: c’è la possibilità che io diventi presidente della Figc; tu sei la persona che vorrei avere con me. Io gli ho dato la mia disponibilità. Nel calcio per me esistono solo due cose: il Milan e la Nazionale. Poi non l’ho più sentito. Il giorno prima delle elezioni, Malagò richiama: domani si vota, ci sono buone possibilità, ti vorrei a bordo. Rispondo: parliamone. Mi ha chiesto di diventare presidente del Club Italia. Non si trattava solo di rilanciare la Nazionale. C’era da rifondare il calcio italiano"

Maldini su quali erano i patti e sulle incomprensioni: "Poi i patti sono stati rivisti; di conseguenza l’unica cosa da fare era dimettersi. Anzi, rinunciare a firmare il contratto di quattro anni che doveva partire dal primo agosto. Per prima cosa ho chiesto: il ct chi lo sceglie? Malagò mi ha risposto: l’allenatore lo decidete voi, e io lo avallo. Questo era l’accordo. Poi gli eventi hanno fatto sì che questa cosa cambiasse. Ha telefonato a me e a Leonardo per dire: “Secondo me Pirlo non si può più prendere. Da oggi l’allenatore lo decido io. Da oggi cambiano le regole: io decido il ct e voi avallate”. Ma se ho una mansione, se ho una responsabilità, e intendo esercitarle, questo è un discorso inaccettabile. Ci siamo presi 24 ore e abbiamo presentato le nostre dimissioni, su un contratto che doveva ancora partire. Non so se questo è essere intransigente e presuntuoso. Io sono abituato in un’altra maniera. Non c’erano più le condizioni di fiducia per svolgere un lavoro che è enorme, ma allo stesso tempo esaltante"