Le lacrime di Paolo. I fischi a Cardinale (e Scaroni). Il mercato immobile. Leao, se va pazienza, se resta è meglio
Le immagini dell'addio a Franco Baresi sono scolpite nell'anima e riflesse negli occhi, appiccicate dalle lacrime, non se ne vanno. Da quel mare di gente aggrappata a una maglia, alla sfilata dei suoi moltissimi compagni, ma anche avversari e gente comune. La storia è finita, è iniziata la leggenda.
Quel pianto di Paolo Maldini asciugato con le mani, quasi all'angolo, guardando il vuoto, è stato uno dei reel più struggenti e raccontava di valori eccelsi oltre il campo, oltre una palla, lontani dagli stadi. Riassumeva i legami tra uomini prima e dopo gli atleti, i campioni, le icone. Uomini, di carne ed ossa, con sentimenti, cuore, cervello diversi dagli altri, ma uomini fragili e vulnerabili nell'animo di fronte alla sofferenza. Di fronte a un addio. O un arrivederci, per chi come me ci crede.
Il popolo radunato fuori da Sant'Ambrogio ha inneggiato, cantato, applaudito. Persino gli avversari. Poi ha fischiato, gridato, urlato con rabbia quando è apparso Gerry Cardinale, solo. E quando è apparso Scaroni. Inelegante, vero. Inopportuno, giusto. Sgradevole, senz'altro. Ma spontaneo. Una ribellione sgorgata dall'essere lì ad accarezzare per l'ultima volta un'epopea di sport mondiale, vedendo passare davanti chi fino ad oggi è parso indifferente e così tradizione, passione e amore scalpellano da anni. Un moto di rabbia irrefrenabile, per com'era e per com'è. Potete anche non accettare, non giustificare, ma dovete capire. Non è stata la reazione della Curva Sud, ma lo slancio fuori luogo di chi ama. E chi ama, si sa, si arrabbia: capita anche davanti alla morte.
Poche ore dopo, il derby con l'Inter in Australia. Quasi una celebrazione di Milano a Baresi, quasi una trasvolata da una parte all'altra del mondo per portarne il nome, il numero, la maglia. Partita a ritmi blandi, qualcosa si è visto, qualcosa è da rivedere, senz'altro serve darsi una svegliata sul mercato senza aspettare di capire quanto e cosa potranno dare alcuni che conosciamo benissimo. E nel Milan non possono giocare. Quindi, muoviamoci perché tra poco è campionato.
Spero non sia vero che tutto ruota intorno a Leao (e qualche altra cessione). Se sforzo bisogna fare, sforzo va fatto perché l'idea di gioco di Amorim deve essere supportata, difesa, incoraggiata e necessita di altri interpreti. Leao ceduto pazienza, ne abbiamo parlato per 7 anni dicendo sempre le stesse cose e pensando tutti le stesse cose, buone o cattive. Ognuno la pensi come vuole, io stesso non soffrirei più di tanto la sua partenza. Continuo a pensare che se restasse sarebbe meglio, sono ottimista per natura e spero sempre che possa tornare quello dello scudetto, quello dei lampi migliori. Viceversa, bisognerà aggrapparsi ad altri, Nkunku o Pulisic, il giovane Cisse, non lo so: i protagonisti, tutti, dai più grandi ai più insignificanti, passano. Il Milan resta.

Testata giornalistica Aut.Trib. Arezzo n. 8/08 del 22/04/2008
Partita IVA 01488100510 - Iscritto al Registro Operatori di Comunicazione al n. 18246
Direttore editoriale e responsabile: Antonio Vitiello
© 2026 milannews.it - Tutti i diritti riservati
Sito non ufficiale, non autorizzato o connesso ad A.C. Milan

