Quando finisce il casting? Contro il Benfica dopopartita peggio della partita. Il tempo è poco, non si può buttarlo via
In questi primi 2 mesi di gestione Amorim si fa fatica a capire l'indirizzo, la strategia di gioco, l'idea di calcio. Potrà anche essere normale, fisiologico, perché nessun progetto è concluso prima di concepirlo, studiarlo, metterlo in pratica. Il fatto è che sono troppo torbide, sfumate le linee guida; di conseguenza, sono difficilmente riconoscibili l'identità e la filosofia. La mentalità. L'unica granitica certezza è il modulo, con 2 trequartisti alle spalle dell'eremita. Pressing alto, con praterie lasciate agli avversari. Fine.
Il tecnico continua imperterrito il suo casting, volendo provare tutti, volendo vedere tutti: vero che il Mondiale si è concluso a ridosso del raduno (peraltro, l'osservazione vale per decine di club europei e non solo), il tempo non è un alleato, ma proprio per questo non si può sprecarlo mandando allo sbaraglio giocatori che nel Milan dovrebbero vivere tra panchina e tribuna.
Bisognerebbe partire dalle certezze, modellare tutto intorno a loro: Maignan, Gila, Modric, Rabiot, Pulisic, Chukwueze, adesso Moreira. Va bene Cisse, per forza Ramos, poi De Winter e Pavlovic. Sono gli 11 titolari, con Saelemakers che aspettiamo sempre essere efficace anche quando parte dall'inizio e non solo quando subentra, casomai Musah. Sono 13, questi sono i 13 sui quali lavorare. Per gli altri, tutti gli altri, vanno attese occasioni e opportunità, non si può sperimentare contro Juventus, Lazio e Benfica: paghi dazio. Inevitabile.
I continui stravolgimenti della formazione iniziale creano confusione tra i giocatori e forse anche nella testa dello staff, vedi i troppi cambi di ruolo. Per di più non è stato segnato neanche un gol nel primo tempo in queste 5 partite ufficiali, anzi nelle ultime 2 sei stato costretto a rimontare con cambi forzati nell'intervallo. Un conto è mutare l'inerzia quando sei in controllo e puoi cercare di andare a vincerla (Torino), tutt'altro discorso se devi farlo inseguendo il risultato che ti sta sfuggendo.
Nell'immediato dopo-Benfica, Amorim in sala stampa ha perso lucidità, parlando di alcuni giocatori non funzionali alle sue idee, di "mancanza di energia, organizzazione, qualità nel palleggio, comprensione dei momenti". Un disastro, insomma, senza nemmeno bisogno di dover leggere tra le pieghe. "Ci creiamo i problemi da soli quando abbiamo noi la palla, ma i pericoli nascono quando perdiamo la palla". Una lettura da brividi, anche perché in realtà il primo gol della Lazio e il primo gol del Benfica nascono da due azioni in solitudine di avversari che nessuno contrasta, nessuno infastidisce, nessuno spinge via. Dunque, problemi seri anche a livello individuale. Il secondo gol del Benfica, tutti schierati in area contro un solo avversario, tutti a chiedere un fuorigioco inesistente a occhio nudo, è un manifesto dell'orrido.
Perla finale, anzi addirittura nel prepartita: “La rosa non è adatta”, ma solo una settimana fa aveva parlato di “mercato da 10”. Preoccuparsi è lecito.
Dopo l'ennesima rivoluzione estiva voluta da Cardinale, a livello dirigenziale e tecnico, restano la fiducia e la pazienza che Amorim trovi il filo in questo bandolo che rotola via. La condizione, la speranza, il consiglio è quello di partire sempre dalle certezze, dalle poche certezze di cui dispone. Cambiare poco alla bisogna, avere lui stesso la pazienza di aspettare, ma di aspettare le riserve, non i titolari. Di titolari il Milan ne ha 13 e quelli devono ruotare: se proprio deve rifiatare Gila, rispolveri Tomori reintegrato o Gabbia recuperato e non Terracciano, per il bene suo e di Terracciano. Al Milan il tempo finisce prima che altrove, l'ora legale scatta inesorabile ad ogni partita ed è un attimo che ti ritrovi fuori tempo massimo. L'ultima cosa di cui si sente il bisogno adesso è un nuovo cambio al timone, per questo bisogna sperare fortemente che Amorim vi si aggrappi e rimetta in rotta la nave.

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