Cinque partite ci hanno insegnato una cosa che già sapevamo: il Milan è un cantiere aperto
In una città come Milano, che vive una continua espansione edilizia, è facile imbattersi nel cantiere di una nuova palazzina o in quello di un nuovo complesso residenziale. Alcuni sono all'inizio e altri a buon punto, alcuni sono in ritardo e altri sono pronti ma con alcuni piccoli dettagli da sistemare che magari non si vedono nemmeno all'esterno. Oggi, all'indomani della sconfitta a San Siro contro il Benfica nella prima giornata di Europa League e dopo cinque gare ufficiali, si può dire tranquillamente che il Milan sia ancora un cantiere aperto.
MILAN CANTIERE APERTO: NON È PER FORZA UN'ANOMALIA
Il fatto che il Milan sia un cantiere aperto dopo cinque partite non è detto che sia un'anomalia, se si considera la situazione sulla carta. C'è una squadra che ha stravolto il suo progetto tecnico: il proprietario ha iniziato a farsi vedere, cambiando totalmente la squadra dirigenziale e chiamando un tecnico che nelle idee si trova al polo opposto rispetto a quello precedente; sono stati fatti cambiamenti sul mercato con alcuni nuovi acquisti e giocatori rientrati dal prestito. Insomma il Milan sta vivendo un nuovo ciclo con un allenatore come Ruben Amorim che viene da un calcio molto diverso rispetto a quello che si respira in Italia. Sulla carta questa situazione rappresenta perfettamente la descrizione di "cantiere aperto" e non ci si può aspettare dei cambiamenti vertiginosi dopo poche gare ufficiali.
IL MILAN NON STA SULLA CARTA: ORA SERVE QUALCHE PROGRESSO
E allora dove sta l'inghippo? Il vero problema è che una squadra come il Milan non può esistere solo "sulla carta". Un po' per la sua storia e la sua ambizione da grande club e un po' perché si arriva da quattro anni di discesa libera sotto la proprietà di Cardinale, le ambizioni dell'esigente ambiente rossonero, inteso nella sua totalità, sono elevate e generano immediata impazienza se non vengono rispettate. E questa dimensione non si può leggere solamente sulla carta. Per questo, con tutte le attenuanti del caso, ora è necessario che Ruben Amorim riesca a far vedere qualche progresso tangibile della sua proposta, partendo dalle fondamenta della sua casa, ovvero da qualche certezza che in queste cinque giornate si è comunque vista. Esempio: uno scheletro fisso per la sua squadra, una lista di "insostituibili" indipendentemente dalla competizione. Maignan, Gila, Rabiot, Pulisic, Ramos: questi cinque giocatori dovrebbero essere sempre in campo. Oppure, valorizzare i giovani che hanno dato segnali importanti come Cisse o Moreira. Già questo potrebbe dare continuità e facilitare il rodaggio della squadra, con la speranza che tutto questo possa far crescere più rapidamente il gioco rossonero in entrambe le fasi del gioco.

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