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Amorim, il calcio dell'identità forte: perché il Milan lo guarda e perché dovrebbe pensarci bene

Amorim, il calcio dell'identità forte: perché il Milan lo guarda e perché dovrebbe pensarci beneMilanNews.it
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Oggi alle 12:00Primo Piano
di Lorenzo De Angelis
Alla scoperta degli aspetti tattici di Ruben Amorim, il preferito per diventare il nuovo allenatore del Milan.

Come anticipati ieri dalla redazione di MilanNews.it (CLICCA QUI per leggere la notizia), Ruben Amorim è oggi il favorito a sostituire Massimiliano Allegri sulla panchina del Milan nella prossima stagione. Il lusitano è uno di quegli allenatori che non si limitano a "gestire" una squadra, ma la trasformano portando avanti un'idea precisa. Il suo marchio di fabbrica è la difesa a tre, con il 3-4-2-1 sistema di riferimento. Ma il punto non è solo il modulo: Amorim vuole una squadra intensa, corta, aggressiva, capace di costruire dal basso e poi verticalizzare appena si apre lo spazio giusto. 

RUBEN AMORIM: COSTRUZIONE, QUINTI E TREQUARTISTI, COSÌ ATTACCA IL LUSITANO

Nel calcio di Amorim i quinti di centrocampo sono fondamentali: danno ampiezza, alzano la linea offensiva e costeingono l'avversario ad allargarsi. Davanti, invece, i due giocatori alle spalle della punta si muovo nei mezzi spazi: non sono ali pure, ma trequartisti/attaccanti interni chiamati a ricevere tra le linee, combinare rapidamente ed attaccare l'area quando messi nelle condizioni. Questo fa capire come il possesso palla delle squadre del lusitano non è lento, anzi, serve ad attirare l'attenzione dell'avversario, cerare superiorità e poi colpire - preferibilmente in maniera letale - in verticale. 

PRESSING ALTO E TRANSIZIONI, NON PERÒ SENZA QUALCHE RISCHIO

Uno come Ruben Amorim ama squadre aggressive anche senza palla. Il suo calcio prevede pressing coordinato, riaggressione immediata dopo la perdita della palla e transizioni veloci, così da non permettere agli avversari di riorganizzarsi in fase difensiva. Per questo motivo lo possiamo ritenere tutto fuorché un tecnico attendista: vuole che le sue squadre recuperino palla in zone alte e attacchino colpendo l'avversario quando scoperto. 

Per il Milan sarebbe una sceleta affascinante, ma non neutra, anche perché Amorim porterebbe identità, coraggio e una struttura moderna. Occhio però, perché è quel tipo di allenatore che ha bisogno di profili specifici per realizzare il suo calcio. Quindi centrali rapidi, quinti di spinta, mediani dinamici e attaccanti capaci di muoversi tra linee. Il rischio è evidente: se la società non dovesse costruirgli una squadra a sua immagine e somiglianza, il sistema può diventare rigido, un po' come successo a Manchester, dove non sono riusciti a comprendere che Amorim non è un normalizzatore, ma un allenatore da progetto totale.