Leao: ma chi ti scrive i testi? Rangnick: no ai pieni poteri Scaroni risponda sullo stadio
Incipit obbligatorio: l’ultima intervista di Leao. Non è nuova, ma realizzata il 27 aprile a San Siro denuncia il solito cortocircuito dei social perché sembra la risposta agli auguri di compleanno pubblicati dal club. Andiamo al sodo della questione allora: la frase, al netto della tempistica, “sono soddisfatto di aver contribuito a portare il club dove merita” è francamente fuori luogo e retrodatata perché riferibile solo alla stagione dello scudetto. La morale è una sola: ma chi gli scrive i testi? Leao pensi al Mondiale, e soprattutto pensi a riportare il calcio in cima alle sue priorità se vorrà fare della sua carriera non una meteora.
SU RANGNICK- Sul ct dell’Austria la penso esattamente così. Nessun paragone con la volta precedente in cui venne associato al Milan. Allora era candidato a prendere il posto di Pioli e non quello di supervisore dell’area tecnica che gli è stato offerto e su cui sta discutendo con la nazionale austriaca. Riconosco al professionista conoscenza del calcio e metodo moderno ma temo che la richiesta di pieni poteri sia un indirizzo sbagliato. Il Milan non può affidare le chiavi a un uomo solo al comando. È successa la stessa cosa alla Juve con Cristiano Giuntoli e gli esiti sono stati disastrosi. È il Milan che deve guidare gli uomini scelti, a cominciare dal prossimo ad che non sarà Calvelli da quel che si intuisce dietro le quinte da dove arrivano rassicurazioni sul risultato finale.
SETTORE GIOVANILE- Tra le altre richieste di Rangnick ho sentito parlare di potere assoluto sul settore giovanile. Sul tema è bene conoscere da vicino la realtà. Il Vismara inteso come centro sportivo organizzato benissimo è un gioiellino anche se di recente il mancato rinnovo di un giovane portiere della primavera (Longoni) allettato da uno stipendio più ricco ha alimentato la narrazione velenosa. Il lavoro fatto dai dirigenti e dai tecnici delle diverse under è molto apprezzato. Ha già subito diversi tagli trasferiti a Milan futuro con discutibili risultati. Procurare insicurezza sul futuro a quella squadra è una condizione sfavorevole per iniziare la prossima stagione.
SU GLASNER- Ha 51 anni, una carriera strutturata, si è misurato con le coppe europee e con la Premier league, conosce il calcio insomma. Il punto è il tempo necessario per entrare subito nel mondo Milan, nelle dinamiche del calcio italiano e comprendere le esigenze del gruppo ereditato. Impiegherà molto tempo secondo me come è naturale che avvenga. E di questo bisognerà tener conto.
SU TARE- Ho molto apprezzato il suo intervento “patriottico” a un convegno di tifosi a proposito della sua esperienza in rossonero. Lo ha fatto senza prendersi rivincite polemiche, senza veleni ma raccontando probabilmente le difficoltà incontrate in quel clima di casa Milan da una fazione contro l’altra armata. È stato questo il vero virus che ha reso disastroso il finale di stagione.
STADIO- Sul tema stadio si allarga il dibattito a proposito della discutibile affidabilità del Milan in pieno caos a proposito dell’operazione nuovo stadio. È intervenuto anche Gianfelice Facchetti sull’argomento rilanciando le perplessità. Dal presidente Scaroni che ha l’esclusiva del dossier e che ha lavorato gomito a gomito con l’Inter senza dire una sola parola quando la presidenza Zhang ha vissuto giorni complicati non pagando addirittura gli stipendi per qualche mese durante il covid, nessun commento.

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