De Ketelaere, fra "mistero" (che non c'è) e fretta. Il discorso sul belga può essere semplice o semplicistico: scegliete voi

07.10.2022 18:00 di Manuel Del Vecchio Twitter:    vedi letture
De Ketelaere, fra "mistero" (che non c'è) e fretta. Il discorso sul belga può essere semplice o semplicistico: scegliete voi
MilanNews.it
© foto di www.imagephotoagency.it

In Italia, in particolare nella Milano rossonera, da parte di chi parla di calcio, sia per diletto che per lavoro, c'è un modo particolare di recepire e porsi nei confronti della scelta del Milan di affidarsi a calciatori "giovani" (le virgolette sono d'obbligo, visto che in Europa il trend è sicuramente diverso. Si veda il Bellingham o il Gavi della situazione). Lo si è fatto con Leao, con Tonali, con Kalulu, lo si sta facendo con De Ketelaere, riservando critiche e particolari attenzioni al 21enne neo rossonero. L'appunto che seguirà non vuol dire né che le critiche non possano essere poste (anzi!) e né che il belga ripercorrerà sicuramente lo stesso percorso fatto dai talentuosi compagni. Chi scrive non ha la presunzione né di imporre cosa dire o pensare e né tantomeno ha a disposizione una sfera di cristallo.

Quello che però abbiamo a disposizione tutti sono i fatti, chiari e facilmente ripercorribili, e diversi risultati. I fatti ci dicono che il Milan, dopo il passaggio al fondo Elliott, ha scelto di distaccarsi completamente dal modo classico di fare calcio che ha contraddistinto tante squadre italiane di vertice degli ultimi anni. Lo ha fatto con coerenza, con difficoltà, con i dubbi (leciti) di tifosi ed addetti ai lavori. Ma poi ha anche dimostrato; dimostrato che in Italia i "giovani" bravi giocano, che i "giovani" possono vincere e che quando si fanno scelte dettate da idee precise e dalla coerenza, anche fra alti e bassi, si viene ripagati. Che sia una qualificazione in Champions, un San Siro che si riempie di più ad ogni partita che passa, una proposta di calcio anche bella da vedere o uno Scudetto, per molti tra i più belli di sempre nella storia rossonera, il Milan ha riavuto molto indietro, dopo aver dato tanto. Ha dato sicuramente un qualcosa di nuovo e di diverso dal piattume che ha portato il movimento calcistico italiano a rimanere indietro rispetto al resto dell'Europa. Come ogni cosa nuova, è stata accolta da dubbi (anche giusto), critiche e sopracciglia sollevate: difficile cambiare forma mentis in poco tempo a pubblico e giornalisti. Eppure Maldini e Massara, preso atto di doversi muovere diversamente dal Milan degli anni 2000 che vinceva e spendeva, spendeva e vinceva, sono riusciti a lavorare in un contesto economico sicuramente più ristretto, ma che ha portato appunto a risultati che nella parte rossonera del naviglio mancavano da più di 10 anni.

Tutto questo preambolo per la solita "difesa" nei confronti di un ragazzo belga del 2001 pagato la scorsa estate 32 milioni più bonus? Sì, perché a quanto pare è ancora necessario. Lo è dal momento in cui Paolo Maldini si esprime così nei confronti dell'ex Brugge pochi giorni fa: "A questo punto del nostro cammino non dobbiamo prendere giocatori medi, ma di grandissima prospettiva: Charles è uno di questi. È un 2001, ha fatto vedere cose importanti in Champions. C'è bisogno di tempo, so che il tifoso e i giornali non aspettano, ma noi dobbiamo aspettare. Io faccio l'esempio di Platini che alla Juventus per i primi sei mesi non ha fatto bene, poi è tornato a vincere tutto. Un 2001 non è pronto per farsi carico di tante responsabilità in un club come il Milan, questo equilibrio dobbiamo darlo noi. Sappiamo quali sono le strade per portare a crescere i giovani. Sui giovani si fanno delle scommesse, non tutte si vincono ma su di lui abbiamo davvero pochissimi dubbi".

Critiche e appunti sono sempre sacrosanti, e sono anche alla base di ogni tipo di percorso di miglioramento. L'ossessione verso un qualcosa che evidentemente scalda i tifosi e il sensazionalismo, no. Giusto far presente quanto sia stato pagato (così come era stato pagato Leao), giusto anche credere di poter vedere dall'inizio un calciatore più appariscente, innegabile dire anche che il numero 90 non sia ancora al 100% nei meccanismi della squadra. Spingersi oltre però non sempre è edificante, e si arriva quindi a quello che ha detto oggi in conferenza stampa mister Pioli: "De Ketelaere un mistero? Questo è un vostro problema, non è un problema mio. Per me non è un mistero".

Il mister ha poi paragonato la situazione del nativo di Brugge a quella del passato di alcuni compagni: "Il percorso di Charles è quello giusto e corretto: quando un giocatore ha talento, è intelligente e ha disponibilità credo che abbia un grande futuro. Io credo abbia un grande futuro. Mi ricordo il Leao di tre anni fa, il Tonali del primo anno: molti erano pronti a criticarli e a mettere in dubbio le loro qualità. De Ketelaere è un giocatore di talento, ha bisogno di tempo e di adattarsi per essere sempre più determinante. Ma la strada è quella giusta".

Anche perché Pioli e compagni, quando c'è un errore o una partita sbagliata (come quella di mercoledì a Stamford Bridge), lo ammettono senza nessun tipo di problema. E anche qui, il discorso su De Ketelaere potrebbe essere portato su un piano diverso, senza andare a chiudersi in vicoli ciechi che in futuro potrebbero poi portare ad antipatici imbarazzi. Si parli quindi sia di come al momento in zona gol non offra molto (anche a causa di due gol annullati in modo abbastanza sfortunato), ma anche di come il numero e la pericolosità dei passaggi che regala ai compagni spicchi in modo particolare. Due spunti semplici e anche abbastanza banali, ma sicuramente di più ampio respiro rispetto alla visione semplicistica del "colpo azzeccato/sbagliato" al 7 di ottobre 2022. Poi come sempre è il campo a parlare e il tempo ci dirà cosa sarà e cosa diventerà Charles; l'importante è che lui sappia che all'interno del Milan, come ha detto Maldini, sanno quanto e come aspettarlo. La speranza è che lo capiscano anche i tifosi, anche per fare muro da eventuali "attacchi" dall'esterno: gli stessi che negli anni passati sono arrivati nei confronti di Leao e Tonali. Identici.