Il Sole 24 Ore - Fassone: "Mister Li voleva Ronaldo. Soldi? Ha preferito il default: sorpreso dalla sua scelta"

20.11.2018 09:59 di Salvatore Trovato   Vedi letture
Il Sole 24 Ore - Fassone: "Mister Li voleva Ronaldo. Soldi? Ha preferito il default: sorpreso dalla sua scelta"

Marco Fassone torna a parlare dopo l’esonero dal Milan e lo fa attraverso un’intervista fiume rilasciata al quotidiano Il Sole 24 Ore. L’ex amministratore delegato rossonero ha difeso a spada tratta il suo lavoro, dichiarando di essere rimasto spiazzato dalla decisione di Yonghong Li di andare in default e lasciare il club rossonero nelle mani del fondo Elliott.

"Credo che il Milan - ha dichiarato Fassone - sia stato guidato da un ottimo consiglio di amministrazione. Non c’ero solo io come amministratore delegato, ma anche, come consiglieri, l’avvocato Roberto Cappelli, Marco Patuano e Paolo Scaroni. Questi ultimi due sono presenti ancora nel nuovo Cda. Tutte le decisioni erano prese all’unanimità. Eravamo non amici, ma quasi".

La gestione Li ha lasciato in eredità un buco in bilancio da 126 milioni, ma Fassone precisa: "Sotto la mia gestione, rispetto al 2016-17, abbiamo fatto 20 milioni di ricavi in più e 50 milioni di margine in più. Il rosso di 126 milioni comprende 45 milioni di componenti straordinarie, spesate integralmente da Elliott, dovute per 22 milioni a svalutazioni di giocatori come Kalinic e Bacca. Per 17.5 milioni ad accantonamenti per me e altri 5 manager che sono usciti dal club. E per la parte restante per pagare i giocatori della seconda squadra, che è stata abbandonata, e per accantonare le risorse per un’eventuale multa dell’Uefa. Senza questi 45 milioni di svalutazioni e accantonamenti, io avrei chiuso il bilancio con una perdita di 81-82 milioni, che sarebbe stata migliore rispetto al business plan iniziale di 10 milioni. I costi - ha aggiunto l’ex ad milanista - sono aumentati per i salari dei giocatori acquistati e per le trasferte Uefa, che non c’erano l’anno prima. Ma gli altri costi generali sono diminuiti di 6 milioni. In ogni caso, il valore della rosa di oggi è molto superiore al valore della rosa di giugno 2016".

Il business plan messo a punto da Fassone e soci era un po’ troppo ottimistico: "Sicuramente erano troppo ottimistici i valori riportati nel piano relativi alle entrate del mercato cinese. Il presidente Yonghong Li era convinto di riuscire a centrare quei target. Poi, come si è visto, la Cina ha dato zero, ma siamo comunque riusciti a compensare con i ricavi da stadio e soprattutto plusvalenze: 35 milioni nella campagna estiva dello scorso anno, cedendo Niang al Torino e Lapadula al genoa. E poi ci sono stati appunto circa 6 milioni di minori costi generali. Alla fine, esclusa la Cina, il risultato è stato significativamente migliore del budget. Il risultato netto, approvato in Cda a giugno, era nettamente migliore".

La Uefa, però, non ha creduto ai numeri forniti dai vertici di via Aldo Rossi: "Il Tas ha poi smentito le tesi Uefa - sottolinea Fassone -. Ha definito le previsioni del business plan accurate e raggiungibili e indicato che la gestione è stata corretta".

Capitolo Yonghong Li. L’ex dirigente milanista ha dichiarato di non avere più avuto contatti con il misterioso uomo d’affari cinesi: "No, lui no. Ogni tanto mi capita di sentire il suo braccio destro David Li. Ignoro da dove siano arrivati i soldi dell’operazione. Se fossero suoi o in prestito. Però nell’operazione con Fininvest erano coinvolti gli advisor più prestigiosi. Da Lazard e Rothschild e lo studio Gianni Origoni Grippo Cappelli. Perché dovevo dubitare?".

Dopo aver speso parecchi milioni - tra l’acquisto del club e gli aumenti di capitale versati - Mister Li ha mandato a monte l’investimento fatto per appena 32 milioni. Una scelta a dir poco paradossale: "In Cda si era deciso che, nel caso non fossero arrivati gli introiti cinesi, Mr Li avrebbe dovuto fare aumenti di capitale per complessivi 120 milioni. Mano a mano che passava il tempo, gli introiti cinesi non arrivavano. Mr Li aveva messo 88 milioni di aumento. Ne mancavano 32 per arrivare a 120, quindi li ha anticipati Elliott come da accordi. A quel punto Mr Li ha preferito andare in default. Ha sorpreso anche me questa decisione".

Tra il Milan e Marco Fassone il contenzioso è ancora aperto: "Al Milan avevo la carica di ad e direttore generale. Le cifre non le voglio commentare, ma se avessi accettato quanto proposto dal Milan (si parla di circa 2 milioni di euro), sapendo che gli accordi erano altri, avrei dato l’impressione di essermene andato con qualcosa da nascondere. Deciderà il giudice a questo punto".

A chiusura dell’intervista, ecco la bomba di mercato: "Misterr Li volva Ronaldo perché riteneva che avesse una grande forza sul mercato cinese. Il giocatore voleva andarsene da Madrid. ci siamo visti nel luglio 2017 con il suo procuratore Mendes, per verificare i costi e la disponibilità del giocatore. Poi convinsi Mr Li a lasciare perdere il sogno, in quanto Ronaldo costava troppo".