Imbattuti? No, involuti. E Allegri ci mette il pathos
Adriano Galliani, dopo il secondo pareggio consecutivo (e l’ennesimo scontro diretto non vinto, ndr), trova comunque il modo di sorseggiare il suo bel bicchiere mezzo pieno, gonfiando il petto di fronte all’imbattibilità in campionato dei rossoneri in questo 2013. Tutto giusto, legittimo, reale, non fosse che il Milan, nelle ultime quattro giornate, con e senza Balotelli in campo, ha mostrato chiari segnali di cedimento psico-fisico. "Paghiamo la grande rincorsa", ha spiegato ieri Massimiliano Allegri nel dopopartita, ammettendo e giustificando così l’evidente flessione del gruppo. Troppi giocatori sottotono (El Shaarawy e Niang, simboli della rinascita "allegriana", su tutti), spenti, in affanno, che tradotto vuol dire manovra spesso bloccata e squadra a tratti lunghissima. Già col Palermo, a San Siro, i primi scricchiolii, nonostante il 2-0 a referto dopo il novantesimo: in mezzo ai due gol di Balotelli, infatti, che aprirono e chiusero la sfida con i rosanero, tanta sofferenza e confusione, per un Milan ancora alle prese con il dopo Champions. A Verona, contro il Chievo, lo 0-1 finale risultò, highlights alla mano, l’unica cosa buona di una partita rognosa, giocata, comunque, sul pantano impraticabile del Bentegodi. Poi Firenze e la Fiorentina, quindi storia recente: buon primo tempo ma ripresa amara, da dimenticare, farse arbitrali a parte, come se i rossoneri, quel giorno in maglia bianca, avessero staccato la spina, autoinfliggendosi il blackout. Si arriva, così, al match di ieri e al palese passo indietro sul piano del gioco e della quadratura. Dopo i primi 20 minuti disputati a buon ritmo, il Milan perde il filo del discorso in seguito al gol-pareggio di Pandev, mostrando, in tal senso, una sorta di involuzione tecnica e caratteriale.
Ok, il pari ottenuto con le unghie e con i denti, nonostante l’inferiorità numerica, resta comunque un buon risultato, ma il pubblico milanista si sarebbe aspettato una prestazione di ben altro spessore, dopo la sbornia di rimpianti di sette giorni fa. Mister Max, del resto, ci ha messo del suo: lui lo ha chiamato "pathos" ma, a conti fatti, sarebbe forse meglio parlare di "decisioni vistosamente sbagliate". L’esclusione di El Shaarawy ha destato stupore, la prestazione di Robinho, invece, sgomento. Così come il cambio Boateng-Niang (a proposito, il ghanese, in stagione, piccole eccezioni a parte, ha combinato ben poco nel tridente ma...), con il Faraone fuori ad ammirare passivamente l’opera. Scelte discutibili anche a centrocampo, con un Muntari sempre più oggetto misterioso (ma il Boa in mediana proprio no?). Insomma, uno scenario che magari non preoccupa ma che, visti i movimenti nelle retrovie, suscita comunque un pizzico di apprensione. Anche perché domenica si va in gita a Torino mentre la Fiorentina ospita il Toro al Franchi. Le possibilità di ritrovarsi i viola sul groppone, dunque (a -1), sono tutt’altro che remote. Il Milan - Galliani dixit - dopo la supersfida dello Juventus Stadium, sarà comunque terzo, ma provare a uscire quantomeno imbattuti dal fortino bianconero (dura, a dire il vero, di questi tempi), sarebbe certamente cosa gradita e, soprattutto, di buon auspicio per il rush finale, perché la rincorsa è stata bella, avvincente e insperata, ma vanificare tutto proprio sul più bello, sarebbe una mazzata ancor più difficile da smaltire.

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