La fiammella della speranza europea torna ad ardere: Inzaghi ci crede ma serve un miracolo
Contro il Cesena il Milan aveva un solo risultato per tenere viva la, seppur fioca, fiammella delle speranze europee. La prova non è stata straordinaria, soprattutto nella ripresa, ma sono comunque arrivati i tre punti, considerazione certamente non scontata per questa squadra. Dal 21 ottobre scorso, giorno di Verona-Milan, i rossoneri avevano vinto soltanto tre partite: aspetto che, da solo, può essere sufficiente per rimandare le ambizioni di bel gioco. Un successo che da solo servirebbe a poco, ma che era necessario per poter quantomeno sperare nell'Europa League.
LA SPERANZA DI PIPPO - Nella conferenza stampa di sabato pomeriggio, pur riconoscendo le ovvie difficoltà, Inzaghi ha dimostrato di credere ancora nell'obiettivo europeo. La speranza del Milan è di inanellare una serie di vittorie consecutive, cercando di ritrovare, parallelamente ai punti, anche fiducia e consapevolezza. La seconda competizione UEFA non è vicina ma neanche lontanissima: la Lazio pare inarrivabile, ma Fiorentina, genovesi e Inter sono sotto tiro. E' verosimile che anche il sesto posto diventi utile per la qualificazione, considerendo le quattro squadre che si potrebbero giocare la Finale di Coppa Italia: tre pretendenti al podio più la formazione di Montella, che probabilmente centrerà comunque l'obiettivo in campionato.
ASTICELLA TROPPO ALTA - Come giustamente detto da Inzaghi a fine partita, la vittoria sul Cesena non rappresenta ancora nulla. Per sperare in qualcosa di più concreto è necessaria una continuità di risultati che quest'anno è sempre mancata: il Milan non vince due partite di fila dalla prima parte del campionato, proprio quando affrontò consecutivamente Chievo e Hellas. Obbligato quindi uscire dal Bentegodi coi tre punti, in modo da scalare progressivamente la classifica e provare a realizzare un piccolo miracolo. L'ossessiva richiesta del terzo posto, unita ai vari ed evidenti problemi, non ha certamente aiutato la squadra: l'obiettivo principe doveva essere il ritorno in Europa, da ottenere con le unghie e con i denti, ma il perdurante desiderio di "caviale e Champagne" ha reso tutto più complicato. Un errore già commesso lo scorso anno con le conseguenze ben note a tutti.
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