Le confessioni di Rino
In attesa di conoscere il futuro del club, ancora sospeso fra la scelta di Maldini sul ruolo di d.t. ed il nuovo tecnico, questi giorni di riflessione possono aiutare anche ad approfondire i retroscena di chi non rappresenta più il club. Quel Gennaro Gattuso che ha deciso di lasciare la società al termine di un campionato altalenante, fatto di picchi luminosi come il terzo posto ed un crollo inatteso a pochi mesi dal traguardo che ha permesso il doppio sorpasso di Inter e Atalanta in corsa Champions League. Terminato il rapporto e pubblicato il comunicato ufficiale, l'ex allenatore si è aperto ai media, facendo trasparire un lato umano sofferente e visibilmente stanco, quasi stremato. Le confessioni di Rino, ecco potremmo chiamarle così.
Gattuso il primo 'sfogo' lo concesse a Repubblica, affermando che "decidere di lasciare la panchina del Milan non è semplice ma è una decisione che dovevo prendere. È stata la somma di questi diciotto mesi da allenatore di una squadra che per me non sarà mai come le altre". Più di un anno e mezzo vissuto sempre in trincea, quasi a scudo umano del suo amato Milan. Prendendosi responsabilità anche superiori al suo ruolo, ma di fatto tenendo in piedi una struttura che spesso ha tremato fin dalle fondamenta. Cambi di proprietà, cambi di giocatori e cambi di dirigenti, ma Rino era lì, con la testa sul campo nel tentativo di far girare un gruppo falcidiato di infortuni e malasorte. Qualche spiffero c'era stato, come alla vigilia di Sampdoria-Milan quando, peccando di eccessiva onestà, si lasciò scappare un criptico "Il mio futuro lo saprete tra due mesi. [...] Tra due mesi saprete cosa penso, solo a fine campionato vi dirò cosa penso". Fast forward a ieri sera, l'ex Campione del Mondo 2006 ha completato la questione ai microfoni di SportMediaset: "Era una decisione che avevo già preso da tempo, prima di Sampdoria-Milan qualcuno aveva fatto rumore in merito alle mie dichiarazioni relative al futuro, quel 'fra due mesi parlo io' e volevo dire questo".
Una decisione ponderata e maturata dunque, presa a dieci giornate dalla fine del campionato di Serie A. Ma cosa ha spinto Rino a gettare la spugna così in anticipo? Lo rivela lui stesso, leggendo fra le righe, nelle interviste al triplice fischio di SPAL-Milan, ultima amara giornata del torneo. Prima a DAZN e poi a Sky Sport, Rino non ha usato mezzi termini per definire il logoramento che porta la panchina del Diavolo: "Sento troppe responsabilità in questo club, mi spendo troppo e ho sentito più pressioni di quelle che avrei dovuto sentire. Negli ultimi mesi dormivo poco, sono a pezzi mentalmente" - seguite poi da - "ho vissuto dieci mesi non facili. Qualche bravo l’ho preso ma ho assunto anche responsabilità che non potevo prendermi. Preferisco non lasciarci le penne". Un uomo, prima di un allenatore, profondamente segnato nella testa e nel fisico da un sentimento troppo grande. Che spesso lo ha portato a bruciarsi e anche a mentire (la gestione della faccenda Higuaín) per il bene della società e mettendosi in secondo piano. Le confessioni di Rino raccontano anche questo, le vicende personali di un quarantunenne che ha lasciato prima per questioni personali che tecniche o di progetto.
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