Le verità di Çalhanoglu
Per la prima volta dal suo arrivo al Milan, Hakan Çalhanoglu parla a briglie sciolte. Senza freni, senza affanni, senza blocchi linguistici o comunicativi. Lo fa in turco, la sua lingua madre, dando a sé stesso la chance unica di potersi esprimere al meglio. Senza nascondersi in cliché o frasi fatte, magari imparate a memoria in inglese o raffazzonate in un italiano appena comprensibile. Da fantasista sa dosare con attenzione intelligenza, furbizia e tempismo nell'avanzare, in campo come nelle parole. Al termine della conferenza stampa di Milanello, la sensazione è che Hakan abbia voluto dire dopo mesi, finalmente, le sue verità.
Non ci sono accuse pubbliche. Non ci sono bordate dirette. Ma semplici parole dette con naturalezza dopo tante attese e troppe incomprensioni. Bollato anzitempo come un flop, il turco non ha mai perso la fiducia, arrivando dopo cinque mesi al suo eccellente standard di navigazione apprezzato in Bundesliga. La chiave sta nella semplicità, nella chiarezza dei rapporti tra il turco e mister Gattuso: "Da quando c'è Rino sono ai miei livelli. Mi dà molta fiducia e riesce a motivarmi ogni volta, mentre prima non avevo la forza. Mi ha detto che il problema non erano le gambe ma la testa, e con un semplice consiglio sono tornato ai miei ritmi". Un concetto facile, quanto la sua capacità nell'eseguire giocate spettacolari largo a sinistra nel tridente: "Sono nel mio ruolo e nel modulo corretto, ne sono felice. Sento un grande feeling con i compagni e penso prima alle vittorie di squadre che alle mie giocate singole".
Una liberazione. Quasi fosse un peso gettato alle spalle per non guardarsi più indietro. Ma nei mesi precedenti, la verità stava nel mezzo di problemi fisici ed 'incomprensioni' tattiche: "Quando sono arrivato c'erano enormi aspettative, ma non ho reso al meglio per i miei guai muscolari. [...] Poi nella mia carriera non ho mai giocato nel 3-5-2 e non avendolo mai fatto ho trovato difficoltà con mister Montella. Non è il mio modo di giocare, in Germania usavamo il 4-2-3-1 ed era completamente diverso". Cognizione dei propri limiti. Segnale di intelligenza. Senza nascondersi, ammettendo un modulo fuori dalle proprie corde e lontano dalla capacità tecniche e tattiche del nativo di Mannheim. E per chi avesse dubbi sul peso della maglia numero 10 nelle sue prestazioni, Çalhanoglu replica così: "Certo che lo sento, nel Milan con questa maglia sono passati campioni. Ma lavoro ogni giorno e sto cercando di raggiungere il livello che merita". A testa alta, senza paura di essere schiacciato e con i problemi lontani. È un nuovo Çalhanoglu, più leggero e libero di inventare. Passando dalle sue verità.

Testata giornalistica Aut.Trib. Arezzo n. 8/08 del 22/04/2008
Partita IVA 01488100510 - Iscritto al Registro Operatori di Comunicazione al n. 18246
Direttore editoriale e responsabile: Antonio Vitiello
© 2026 milannews.it - Tutti i diritti riservati
Sito non ufficiale, non autorizzato o connesso ad A.C. Milan

