Niang, tanti i meriti di Allegri nella sua crescita. Adesso è ora della consacrazione
Stoppato dalla giustizia sportiva Balotelli, in periodo di logico appannamento El Shaarawy, con la testa altrove Robinho e Bojan, discontinuo Boateng, ecco che Massimiliano Allegri per il trittico di gare decisivo per la stagione rossonera si affida ai gol del Pazzo, una sicurezza in questa stagione, e punta parecchie fiches sull’esplosione definitiva del baby M’Baye Niang. Il 18enne francese è giunto a Milan l'estate scorsa per 3 milioni di euro, in seguito ad un operazione lampo gestita in prima persona da Adriano Galliani che è volato in Francia per strapparlo al Caen. Sui primi mesi di M’Baye a Milano e nel Milan si è già scritto molto ed è inutile soffermarsi ancora: il ragazzo, infatti, ha fatto parlare di sé non tanto per il suo impegno in allenamento ma più per quello che combinava fuori dal terreno di gioco. Una volta capito gli errori, grazie ai suggerimenti continui di Adriano Galliani e all’attenzione riversata su di lui da Max Allegri, ecco che la strada rossonera di M’Baye Niang ha preso la retta via. La storia rossonera di M’Baye Niang seppure debba ancora prendere il volo in via definitiva si può riassumere in un’unica parola: diesel.
Nel girone d’andata il giovane francese è stato impiegato con il contagocce: tanta tribuna, altrettanta panchina, e solo poche apparizioni sul campo (17’ minuti raccolti nel finale delle partite contro Bologna, Pescara e Napoli). Insomma spiccioli di presenze. La scossa che ha permesso a M’Baye Niang di candidarsi come un giocatore importante per Allegri è avvenuta il 13dicembre scorso negli ottavi di finale di Coppa Italia contro la Reggina: entrato in campo al 9’ della ripresa, il francesino ha letteralmente spaccato la partita dando il là, con il primo e finora unico gol in rossonero, alla vittoria per 3-0 sugli amaranto. Da lì in poi l’ex attaccante del Caen è andato in continuo crescendo in campo e non. Nel girone di ritorno il 18enne francese si è ritagliato uno spazio importante come terzo attaccante del tridente, ruolo nel quale tutte le sue carattertistiche si trovano a proprio agio: finora con la maglia del Milan dei grandi (conta anche una presenza in Primavera, contro il Bologna) M’Baye Niang ha messo insieme 19 presenze in 856’, condite da un gol e un assist.
Il bottino delle rete e l’efficacia sottoporta restano dei tasselli da migliorare e sui quali Max Allegri sta insistendo maggiormente. Niang, infatti, è dotato di colpi da potenziale fuoriclasse (basti vedere come il suo ingresso in campo ha spaccato l’andata degli ottavi di finale contro il Barcellona), velocità, dribbling, corsa, ottimi piedi ma è ancora troppo impreciso quando si trova dinnanzi al portiere avversario (come si fa a non citare l’occasione divorata nel ritorno al Camp Nou?). Un gol in 19 partite, per quanto spezzettate possibili, rappresentano per un attaccante un ruolino molto al di sotto della sufficienza. A favore di Niang gioca l’età (18anni appena compiuti), l’inesperienza (è alla sua prima stagione in una grande squadra), le grandi qualità che possiede (con i colpi che ha, la mira sottoporta sarà aggiustata in breve tempo). Gran parte del merito dell’esplosione del ragazzo, riconosciuti i naturali meriti ad Adriano Galliani per averlo scoperto e averlo successivamente blindato con un rinnovo contratto fino al 2017, è da attribuire a Massimiliano Allegri. Il tecnico rossonero si è preso cura del ragazzo: l’ha stimolato quando serviva, gestito nei primi mesi della sua nuova avventura in un macrocosmo come l’universo rossonero, e infine l’ha lanciato quando era arrivato il momento giusto.

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