Pioli a Sky: "2020 anno positivo. Ecco come abbiamo convinto Ibra a rimanere. Siamo un gruppo giovane, ma sappiamo dove possiamo arrivare"

31.12.2020 12:30 di Pietro Mazzara Twitter:    Vedi letture
Pioli a Sky: "2020 anno positivo. Ecco come abbiamo convinto Ibra a rimanere. Siamo un gruppo giovane, ma sappiamo dove possiamo arrivare"
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© foto di Insidefoto/Image Sport

“A me piace molto la musica. C’è una canzone dei Negramaro che dice: “La vita che voglio è tutta qui, gli amici che volevo, proprio così”. Questo racchiude un po’ il mio momento”. Inizia così la lunga intervista rilasciata da Stefano Pioli a Peppe Di Stefano e Manuele Baiocchini, andata in onda su Sky Sport 24 nella quale l’allenatore del Milan si racconta a cuore aperto.

“Se il Milan fosse una donna – prosegue Pioli – sarebbe mia moglie. Sono sposato da 32 anni, è l’amore della mia vita. Significa che anche il Milan…”.

Sul ritorno di Ibrahimovic: “Era iniziata molto prima della partita con l’Atalanta. Il suo ok è arrivato nei giorni successivi a quella sconfitta ma a me Paolo, Zvone e Ricky e Gazidis mi avevano parlato di questa opzione molto prima. Ero molto, molto positivo, ovviamente. Sapevo che avevamo bisogno di questa personalità, di questa forza, di questo carisma. E quindi siamo stati pronti. Ho sempre pensato che Ibra fosse il giocatore giusto e adatto al nostro gruppo, al nostro modo di lavorare, al nostro modo di giocare e soprattutto alla nostra mentalità e nel cercare di dare una cultura del lavoro a questa squadra. Non ho mai avuto dubbi su di lui”.

Sul primo incontro con Ibrahimovic a Milanello: “E’ stato un incontro dove ho capito che mi trovavo e ci trovavamo davanti ad un campione di mentalità, professionalità e tecnica. Ha poche parole, ma da lì ho capito che avevo davanti anche una persona molto intelligente, molto simpatica e che quando entra in campo, diventa un’ira di Dio. Ha sempre la battuta giusta, sa sempre motivare i compagni nel modo giusto. Poi chiaro che in campo li sproni con veemenza, ma sa anche parlare con i toni giusti. Sa capire i momenti. E mi piace la sua schiettezza ed il modo di essere diretto. Mi ricordo che quando è arrivato, una delle prime cose che mi ha detto “mister non ascoltare nessuno, io sto bene. Domenica voglio giocare”. Io gli risposi: “Zlatan che tu stia bene, io sono contento” e poi aggiunse: “Io ti rispetto, tu fai l’allenatore e io faccio il calciatore”….”.

Sulla sconfitta per 5-0 contro l’Atalanta: “E’ stata pesante e difficile da accettare per una squadra ed un club come il Milan. Abbiamo avuto tanta volontà e tanta forza del voler portare via, da ogni singola partita, delle situazioni che poi ci hanno permesso di crescere. Quella è stata una lezione molto dura, che ci ha fatto capire diverse cose e anche il modo di giocare e di interpretare le partite. Credo che tutto il percorso sia iniziato a gennaio con un mercato importante, in entrata ed in uscita. Lì abbiamo iniziato a gettare le basi per qualcosa di costruttivo. L’arrivo di Ibrahimovic, Kjaer e Saelemaekers ha portato slancio ed entusiasmo, che avevamo perso dopo Bergamo. La settimana che siamo rimasti a casa è stata pesante a livello mentale perché quel 5-0 ci è rimasto dentro anche durante le feste natalizie. Ma ci siamo detti che non dovevamo più vivere certi tipi di situazioni, che le partite si possono anche perdere, ma che andavano giocate con più intensità e qualità. Da lì siamo ripartiti”.

Sulla risalita: “Che avevamo intrapreso la strada giusta si vedeva dai comportamenti della squadra, dal nostro modo di giocare e da come interpretavamo le partite. Cambiando assetto, con il 4-2-3-1, abbiamo trovato delle posizioni buone in campo che ci hanno dato dei risultati e si intravedeva che il percorso era quello giusto, anche se poi si vedeva che ci mancava la famosa vittoria con la squadra al di sopra di noi in classifica. Quel tassello era quello che ci mancava per acquisire ancora più stima, ancora più fiducia e diventare più forti”.

Sul derby perso in rimonta per 4-2: “E’ stata una delusione perché vincere 0-2 a fine primo tempo meritatamente, speri sempre di portare a casa una partita così importante. Quel match ci ha aiutato a crescere molto. Una delusione forte, dalla quale abbiamo portato a casa degli aspetti positivi che ci ha portato a capire ulteriormente quello che era il sentiero da perseguire”.

Su Milan-Genoa prima del lockdown: “Una situazione particolare, per tutto quello che era successo all’interno, ma anche all’esterno perché giocavamo per la prima volta a porte chiuse. Credo anche che fosse stata la prima volta che Ivan Gazidis sia venuto a parlare con la squadra. Era stato un intervento chiaro, molto coerente nel senso che disse: “Da oggi in poi, l’allenatore e voi giocatori vi giocate la conferma e il futuro al Milan”. Credo che sia stato un bel messaggio e poi mantenuto nel tempo. È stata una grande prova di coerenza e di professionalità. Noi abbiamo lavorato, anche se abbiamo pensato che quella partita li l’abbiamo persa per vari motivi. Abbiamo pensato a lavorare a testa bassa per capire se potevamo dimostrare di esser forti. Questo è stato il nostro obiettivo”.

Sul lockdown primaverile: “La prima parte credo che ci sia servita, sia a me sia ai giocatori. Per quello abbiamo deciso, con lo staff, di lasciarli relativamente tranquilli per le prime due settimane. Chiaramente ci sentivamo, ma non li abbiamo stressati e messi sotto subito. Poi abbiamo iniziato a vederci e allenarci, a gruppi e tutti insieme. È stato un modo per ricompattarci ancora di più e parlandoci così tanto spesso, abbiamo individuato quelli che erano i nostri obiettivi e che strada perseguire fino alla fine”.

Sul confronto con le altre big: “Ci sentivamo sempre inferiori, nel senso che ci abbiamo provato, giocando delle buone partite come quelle a Torino con la Juve, in casa con Napoli e Lazio, il derby. Ma ci mancava sempre quel poco, che in queste partite fanno la differenza. Quando siamo riusciti a prenderci quel poco, la convinzione della squadra è salita e giocava con fiducia e positività, sapendo di poterle vincere quelle partite. Quello è stato il passo decisivo del nostro percorso”.

Sulla conferma al Milan: “Quando Ivan mi ha comunicato la scelta, appena prima della trasferta di Sassuolo, simpaticamente mi disse: “Non mi avevi creduto quando ho detto davanti alla squadra che vi giocavate la conferma e che sarebbero state le vostre prestazioni a determinare il vostro futuro”. Io gli dissi che ci credevo ed era per quello che ho lavorato a testa bassa. Mi ha chiamato e mi ha detto che la proprietà aveva deciso di lavorare insieme. È stato la sera prima di Sassuolo. Ci ho pensato un attimo (ride ndr) e poi gli ho detto che mi stava bene. La squadra non lo sapeva e non lo sapeva nemmeno il mio staff”.

Sulla permanenza di Ibrahimovic: “Il primo approccio c’è stato il giorno dopo la gara con il Sassuolo dove gli chiesi che intenzioni avesse e lui mi disse che gli mancava la famiglia. E lì per lì non ho avuto subito una reazione importante. Ho incassato e ho pensato che conveniva lasciarlo sereno. Zlatan ho imparato a conoscerlo e ho capito che ci sono dei momenti in cui va lasciato solo. Tornando a casa pensavo che non fosse giusto quello che stava succedendo e il giorno dopo ho preso Zlatan e gli ho detto che non mi era piaciuto l’incontro del giorno prima. Gli dissi che il nostro lavoro insieme era appena cominciato e che avevamo fatto tanto, che aveva dimostrato di essere ancora un campione e che non poteva finire in quel modo e che sia io sia la società avremmo fatto di tutto per trattenerlo”.

Sul rinnovo di Ibra e sul mercato estivo: “Credo che la società abbia fatto delle grandi cose in quei giorni, annunciando il rinnovo di Zlatan e l’acquisto di Tonali. Ha dato continuità al progetto per tornare ad essere quello che il Milan è sempre stato”.

Sulla ripesa della nuova stagione: “Sembrava che non ci fossimo mai lasciati. Ho ritrovato entusiasmo, voglia di stare insieme, disponibilità. C’è stata molta positività dentro di noi. Ci siamo preparati poco per giocare tante partite. I preliminari di Europa League sono state particolari e difficili, però siamo stati bravi a tenere un determinato livello di prestazioni anche senza giocatori importanti che avevano ancora qualche problema fisico, però i preliminari sono stati importanti per dare certezze e forza alla squadra, per far crescere tutti e dare la possibilità a tutti di giocare”.

Sul 2020: “E’ stato un anno gratificante, alleno in un grande club ed un gruppo di ragazzi che mi piacciono tanto. Per i loro comportamenti, perché pur essendo così giovani sono molto responsabili perché ci troviamo anche in una situazione molto particolare e complicata per loro. Il primo giorno che sono arrivato a Milanello mi sono sentito bene, con tutti. Qui c’è il meglio possibile per lavorare bene. Dobbiamo continuare su così, puntando al massimo e possiamo toglierci delle grandi soddisfazioni”.

Sui mesi post lockdown: “Pensare di fare nove mesi come li abbiamo fatti noi, con tutti questi risultati, diventa difficile. Ma tutto ciò che abbiamo ottenuto, ce lo siamo conquistato sul campo. Abbiamo messo fuori la classifica dell’anno solare dopo il Cagliari e, pian piano, abbiamo iniziato a lavorare per questo obiettivo dicendo ai ragazzi che da quando abbiamo cambiato modo di giocare e di stare insieme, gli abbiamo fatto vedere dove eravamo. Era un obiettivo, quello della classifica, nel quale la squadra ha creduto fortemente. Abbiamo centrato tutti gli obiettivi che ci eravamo prefissati in questa prima fase di stagione ovvero passare i preliminari, passare il girone di Europa League ed essere in testa alla classifica dell’anno solare. Non  ci dà nessun trofeo, ma credo che ci faccia capire di che livello possiamo essere e a quale livello possiamo competere. Siamo a metà della salita, che è ancora lunga e ripida. Dobbiamo continuare a pensare partita per partita, giocare un calcio propositivo. Ci sarà tempo e spazio per cercare altro”.

Sul coro “Pioli is on fire”: “E’ una cosa nata spontaneamente. Siamo un gruppo giovane, che si impegna tanto, che dà il massimo e che trova in queste situazioni molta positività. Mi auguro che possa durare a lungo”.

Su Astori: “Io credo che l’esperienza vissuta a Firenze, insieme alla perdita di mio padre dell’anno scorso, siano state importanti. Credo che ho due angeli custodi in più e penso che in tutti questi bei risultati, ci siano anche loro”.