Robinho: voglia di rinnovo e strategie d'addio
Le parole di Robinho a “La Gazzetta dello Sport” arrivano improvvise a sparigliare le carte del futuro rossonero. Il brasiliano che (a dispetto delle dichiarazioni ritenute sin qui di facciata di Galliani) tutti vedevamo come partente, oggi si candida ad un rinnovo (difficile da immaginare allo stato dei fatti) e promette di scrivere la storia del club rossonero.
Dopo un gennaio passato ad ostentare la nostalgia di casa, oggi il Brasile sembrerebbe una tentazione accantonata, anzi addirittura un luogo deleterio per un giocatore che lì potrebbe lasciarsi andare, messa da parte la saudade (almeno ufficialmente) il numero 7 rossonero avrebbe occhi e cuore solo per il diavolo.
La questione, però, lascia piuttosto attoniti e per diversi motivi, in primis il numero a dir poco corposo di punte a disposizione di Allegri oggi e, soprattutto, in prospettiva per la prossima stagione. Con Balotelli, El Shaarawy, Niang e Pazzini confermatissimi per ovvie ragioni di rendimento, l’arrivo di Saponara già certificato, con il forlivese che si candida per un ruolo nel tridente (salvo progetti di reinventarlo mezz’ala che allo stato dei fatti, con 11 reti e 13 assist con l’Empoli, sembra difficile da immaginare) e quello di Zaza sempre più probabile (di ieri l’indiscrezione rilanciata da “Tuttosport” di un ulteriore passo in avanti di Galliani e soci nella trattativa), trovare posto allo spento Robinho di questa stagione risulta complicato.
A farne le spese, certamente, sarà Bojan, deludente a lunghi tratti, certo protagonista di un rendimento non all’altezza delle sue doti, della fama di gioiello che si porta dietro e, soprattutto, vittima di un riscatto a cifre da capogiro che al momento sarebbe decisamente ingiustificato.
Se lo spagnolo è destinato a fare di nuovo i bagagli e tornare in catalogna in attesa di conoscere il suo futuro, allo stato attuale appare difficile immaginare che nel Milan ci sia ancora posto per Robinho. Al di là di una mera questione numerica, per la serie “melius abundare quam deficere”, ma fino ad un certo punto, la posizione del brasiliano mal si concilia con il nuovo corso del progetto rossonero. Vero che l’ex City ha ancora un anno di contratto dalla sua, è vero anche che il suo ingaggio è uno dei più pesanti (per non dire il più pesante) che grava sulle casse rossonere, certo un lusso non da poco per un giocatore che sembra sempre più destinato al ruolo di rincalzo. Le prestazioni non giustificherebbero un ulteriore prolungamento di un investimento di risorse così ingente, ma v’è di più, perché da tempo ormai ci eravamo abituati all’idea che le casse rossonere avrebbero usufruito di un corposo ritorno economico legato alla sua cessione.
Sì, perché in inverno l’accordo con il Santos era sfumato per una questione meramente economica, i brasiliani arrivavano ad una cifra vicino ai 10 milioni, il diavolo chiedeva qualcosina in più. Perché Mario Balotelli è arrivato in rossonero per 25 milioni, 15 dei quali coperti dalla cessione di Pato, gli altri dieci, in virtù della sostenibilità e dell’autosufficienza del bilancio rossonero, dovranno arrivare necessariamente da un’altra cessione. Ecco perché un po’ tutti avevano immaginato che la cessione di Robinho fosse stata solo rimandata, con il Milan pronto ad abbassare le pretese e realizzare una cifra utile a coprire la restante parte dell’investimento fatto per Balotelli (guarda caso quei 10 milioni che offrivano in inverno dall’altra parte dell’oceano), il tutto liberandosi di un ingaggio piuttosto pesante.
Occhio, però, perché nulla vieta che questa sia un’ulteriore manovra rossonera tesa a valorizzare il giocatore, farlo giocare, metterlo in vetrina (anche se non brilla esattamente come un diamante il Robinho di questo periodo) e far sapere alle pretendenti che non ha tutta questa voglia di andare via, il tutto per strappare condizioni economiche migliori. Situazione da monitorare quindi, anche perché va bene l’abbondanza, ma con un centrocampo ridotto a minimi termini dai probabili addii, la rosa del diavolo merita una riorganizzazione mirata.

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