25 anni di grandi emozioni e soddisfazioni... e non è ancora finita!

25 anni di grandi emozioni e soddisfazioni... e non è ancora finita!MilanNews.it
© foto di Daniele Buffa/Image Sport
sabato 19 febbraio 2011, 23:17Vista dalla Curva
di Davide Bin
20 febbraio 2011: "compleanno" speciale per Silvio Berlusconi che da 25 anni è proprietario del Milan, ha vinto tanto ma non è ancora sazio.

Chievo-Milan non è solo una partita molto importante per i rossoneri, impegnati a proteggere il primato in classifica dall'assalto di Napoli e Inter, ma è anche l'occasione per celebrare una ricorrenza speciale, ovvero i 25 anni di Milan di Silvio Berlusconi, che il 20 febbraio del 1986 diventò proprietario della società rossonera; per questo motivo al Bentegodi la squadra di Allegri giocherà con la maglia bianca, quella "portafortuna" con la quale il Milan di Berlusconi ha vinto i suoi trofei più importanti, fregiata con le date dell'era berlusconiana e con la firma del Presidente, oltre che con la solita scritta "Il club più titolato al mondo". E proprio da quest'ultima scritta bisogna partire per cercare di riassumere in poche parole venticinque anni di storia in cui sono arrivati ben ventisei trofei, alla media di uno all'anno; certo nel conto ci sono anche Supercoppe Italiane ed Europee, trofei "minori" che si vincono con una sola partita, ma in fondo per vincerli bisogna in precedenza aver conquistato qualcosa d'importante e, infatti, nel palmares del Milan berlusconiano ci sono sette scudetti, cinque Coppe dei Campioni e tre Coppe Intercontinentali o Mondiali per Club che dir si voglia, che metto fra i trofei "maggiori" non tanto per il loro reale valore o per la difficoltà nel conquistarli (visto che anche questa coppa si vinceva con una sola partita in passato e ora con due), ma perche, a quanto pare, da quando questo trofeo è stato conquistato dall'Inter, non è più la "coppa dell'amicizia" ma un traguardo importantissimo, quindi mettiamolo in risalto.

Silvio Berlusconi acquistò nel febbraio del 1986 un Milan che era davvero un "povero diavolo": sull'orlo del fallimento, pieno di debiti, reduce anche da ben due stagioni in serie B all'inizio degli anni '80 e con una squadra che al momento del passaggio di proprietà faticava a raggiungere la zona UEFA in campionato e non conosceva la parola scudetto da quasi dieci anni (per non parlare di Coppa dei Campioni o altro che erano autentici sogni); il suo intento, da imprenditore di successo, era chiaro e ambizioso: portare il "suo" Milan, squadra della quale era tifoso fin da bambino, ad essere il club più forte e titolato del mondo, a vincere e a convincere, ovvero a dare spettacolo con un gioco bello esteticamente oltre che produttivo dal punto di vista dei risultati. Come sempre, qualcuno sorrise a quelle affermazioni, ironizzò sulle sue intenzioni spiegando che il calcio non era la televisione o la Fininvest, rise a crepapelle quando al primo raduno estivo, organizzato all'Arena di Milano, la squadra arrivò a bordo degli elicotteri sulle note della "Cavalcata delle Valchirie" e fece lo spiritoso dicendo che gli elicotteri sarebbero tornati molto utili ai primi inevitabili insuccessi per scappare dai tifosi inferociti. Sicuramente tutti gli diedero del pazzo o del folle sentendogli affermare che quella squadra mediocre e quella società a pezzi sarebbero ben presto diventate le più forti del mondo e, invece, meno di quattro anni dopo, il 17 dicembre 1989, Baresi alzava a Tokyo la Coppa Intercontinentale e il Milan saliva sul tetto del Mondo, come da mission presidenziale, giusto il tempo, dopo un anno di "apprendistato" senza successi (stagione '86-'87), per completare l'inevitabile trafila, una volta necessaria per diventare Campioni del Mondo (prima stagione scudetto, seconda Coppa dei Campioni, terza Coppa Intercontinentale, mentre ora il primo passaggio si può anche saltare qualificandosi alla Champions come seconda, terza o quarta classificata del campionato), con il contorno della prima Supercoppa Italiana ed Europea. Quello fu solo l'inizio di una valanga di trofei entrati ad arricchire la bacheca di Via Turati e questo è sempre bene ricordarlo a chi in questi ultimi anni ha contestato e insultato il presidente più vincente della storia del Milan chiedendo anche che vendesse la società; sicuramente le vicende politiche di Berlusconi hanno offuscato la sua immagine agli occhi di molti tifosi rossoneri, soprattutto di quelli che vedono in lui un avversario politico; ovviamente ognuno è libero di pensarla come vuole su argomenti extracalcistici, ma mi permetto di osservare che ci vorrebbe un minimo di riconoscenza in più per l'uomo che ha salvato la società Milan dal fallimento e l'ha fatta diventare una delle più solide, efficienti, vincenti e imitate del panorama calcistico mondiale e, proprio per questo, molto "appetita" dai calciatori più famosi anche in questi ultimi anni avari di successi; in pratica si dovrebbe avere la coerenza e la correttezza di valutare il presidente del Milan solo in quanto tale e non anche per la sua carica di Presidente del Consiglio e ve lo dice uno che c'era quando il Milan era nelle mani di Farina, non vinceva mai (e allora sì che si soffriva davvero, altro che adesso che, comunque, abbiamo la pancia piena di successi), anzi rischiava il fallimento societario e che si è goduto totalmente, dall'inizio fino ad ora, questi venticinque anni di successi; certo, c'è stato anche qualche anno "buio" come le due stagioni '96-'97 e '97-'98 con un undicesimo e un decimo posto in campionato, o come le ultime due passate ad osservare con il binocolo i trionfi dell'Inter, ma sono ben 15 su 25 le stagioni in cui è arrivato almeno un trofeo, piccolo o grande che sia e ciò la dice lunga sulla straordinaria continuità del Milan nell'era Berlusconi. In effetti, negli ultimi anni, il presidente, anzi azionista di maggioranza, ci ha messo del suo per attirarsi le antipatie dei suoi tifosi: ha mostrato un certo disinteresse per le questioni rossonere, ha imposto una "politica" minimalista e al risparmio sul mercato, con cessioni illustri (Kakà) e acquisti non degni del club più titolato del mondo e, forse, tutto ciò è avvenuto anche per un po' di rilassamento dopo aver ottenuto l'obiettivo che si era prefissato in quel lontano febbraio del 1986, cioè portare il Milan ad essere la squadra più titolata del mondo; in effetti, dopo il Mondiale per Club del dicembre 2007, non è più arrivato alcun trofeo, ma è bastato il "triplete" nerazzurro della scorsa stagione e il sorpasso interista nell'albo d'oro degli scudetti a riaccendere l'orgoglio sopito del presidente e dei suoi collaboratori e, infatti, sono arrivati gli acquisti di Ibrahimovic, Robinho, Boateng, Cassano, Van Bommel e via dicendo, per costruire una squadra nuovamente competitiva e riportare il Milan a primeggiare, prima di tutto in Italia e poi si vedrà.

Un gruppo di grandi giocatori, perchè questo è l'eroico destino del Milan e dei suoi tanti campioni del presente, del passato e, si spera, del futuro: il dovere di cercare di vincere sempre e comunque e l'onore di indossare una maglia come quella rossonera, tornata gloriosa per ben venticinque anni dopo un lungo periodo di sofferenze; ecco perchè, anche se non gli ho risparmiato critiche spesso feroci quando ha commesso errori o si è disinteressato del suo e nostro Milan, sarà sempre eterno il mio modesto grazie a chi questo Milan l'ha portato e mantenuto ai vertici del calcio mondiale: Silvio Berlusconi, l'artefice di un quarto di secolo di trionfi e di immense soddisfazioni, una storia sulla quale non c'è ancora la parola fine, almeno fino a quando alla voce "presidente" troveremo scritto Silvio Berlusconi (anche se di fatto non lo è per motivi di conflitto d'interessi), un uomo che venticinque anni fa si prese del pazzo perchè voleva vincere e convincere, ma poi ci ha fatto impazzire di gioia molte volte e questo non dobbiamo dimenticarlo, nemmeno nei momenti più tristi e deludenti e men che meno per motivi che nulla hanno a vedere con il calcio. In questi venticinque anni il Milan ha sempre celebrato le sue ricorrenze più importanti con grandi successi e sarebbe bello se Allegri e i suoi ragazzi riuscissero a regalare un trofeo al loro presidente per i venticinque anni di presidenza; per farlo bisogna difendere un primato conquistato tredici giornate fa e fino a questo momento meritato e servono tante vittorie da quì a maggio a cominciare proprio dalla partita contro il Chievo, magari aiutati da una maglia talismano che fa ricordare i momenti più belli vissuti in questi cinque lustri; sono stati tanti, è vero, ma non siamo ancora sazi e abbiamo tanta voglia di tornare ad esultare e ad esaltarci, perchè per il club più titolato del mondo tre anni di astinenza sono già fin troppi ed è giunto il momento di ricordare a tutti la "mission" che è sempre la stessa da venticinque anni: primeggiare in Italia, in Europa e nel Mondo, perchè questo vuole un grande presidente, capace di cambiare per sempre i destini di una squadra che era in declino e che è diventata la più titolata del Mondo.

Tanti auguri caro vecchio Milan, forza vecchio cuore rossonero e grazie mitico presidente!