DERBY AMARO, ADDIO SOGNI DI GLORIA

DERBY AMARO, ADDIO SOGNI DI GLORIAMilanNews.it
lunedì 16 febbraio 2009, 13:01Vista dalla Curva
di Davide Bin

Doveva essere una serata decisiva per le sorti rossonere e lo è stata, ma non nel senso che tutti auspicavamo: la sconfitta nel derby manda il Milan a undici punti dalla vetta e azzera le speranze di scudetto, ma l'amarezza che ogni tifoso rossonero ha nel cuore non deriva solo dal risultato negativo in sè, ma da come tale risultato è scaturito, ovvero in modo immeritato e "strano" per dirla alla Mourinho: il Milan meritava un risultato positivo e non l'ha ottenuto per errori propri, soprattutto in difesa, ma anche per sviste altrui, ovvero dell'arbitro Rosetti, che ha convalidato il primo gol dell'Inter realizzato da Adriano aiutandosi con un braccio e ha negato un paio di rigori al Milan, uno dei quali piuttosto evidente su Inzaghi, tirato giù in piena area da Chivu. Dicono che la notte porta consiglio e allora ho provato a dormirci su (per questo pubblico l’articolo un po’ in ritardo rispetto al solito) ma la strana sensazione non è andata via e sembra proprio di rivivere sensazioni già provate nel recente passato nelle sfide (dirette o in classifica) contro altri avversari (e non fatemi dire altro…chi ha orecchie per intendere intenda!). Questo, ovviamente, non deve distogliere completamente l’attenzione dai problemi di una squadra che ancora una volta ha mostrato limiti evidenti soprattutto in difesa: Ancelotti alla vigilia aveva detto che la squadra avrebbe dovuto giocare sui difetti dell’avversario e invece è avvenuto il contrario, perché l’Inter ha sfruttato la sua forza fisica e l’abilità nel gioco aereo per mettere in difficoltà una difesa come quella rossonera che proprio sulle palle alte e sullo scontro fisico mostra evidenti lacune: tocco malandrino di mano a parte, Adriano era solo davanti ad Abbiati completamente dimenticato da Maldini e Kaladze e anche sul secondo gol di Stankovic, il georgiano si è fatto sovrastare da Ibrahimovic; problemi noti da tempo e che nessuno ha mai voluto risolvere, quindi giusto gettare la croce addosso a Rosetti ma guardiamoci anche in casa nostra. Personalmente sono contento della prestazione della squadra e orgoglioso di questi ragazzi che hanno dato tutto quello che potevano e hanno provato a gettare il cuore oltre l’ostacolo come hanno sempre fatto in questi anni nelle partite importanti, ma a volte ci sono limiti fisiologici che non possono essere superati: a dimostrazione di ciò, riguardatevi un’azione nel finale in cui Adriano è andato via in velocità a Maldini e solo una strepitosa parata di Abbiati ha evitato il terzo gol: vogliamo gettare la croce addosso a un quarantenne che dopo aver lottato orgogliosamente per gran parte della partita non ha più le forze e lo spunto per tenere testa ad un atleta molto più giovane e forte fisicamente? Fatelo pure, io preferisco prendermela con chi non ha mai pensato a sostituire adeguatamente questo quarantenne e si ostina a mandarlo allo sbaraglio e a fare brutte figure che non gli fanno chiudere certo in bellezza una carriera immensa e straordinaria (sottolineata sportivamante anche da uno striscione in curva nord prima della partita: MALDINI, IN CAMPO 20 ANNI DA RIVALE, MA NELLA VITA SEMPRE AVVERSARIO LEALE).

Meglio distrarsi e mitigare l’amarezza pensando al derby del tifo, che ha visto le due curve sfidarsi a suon di cori e sfottò e con striscioni e coreografie: la Curva Sud ha disegnato con le solite plastiche colorate lo stadio di San Siro, esponendo un lungo striscione in transenna: DI SAN SIRO SONO IL PADRONE INCOSTRATATO, mentre la curva nord ha risposto disegnando il simbolo della società nerazzurra ed esponendo lo striscione : IL CUORE DELLA NORD BATTE DENTRO DI TE; queste sono le coreografie principali, quelle all’ingresso della squadre in campo, ma le due curve si sono sbizzarrite anche nell’intervallo, dando spettacolo anche all’inizio della ripresa: in particolare la Sud ha esposto uno striscione in transenna, TU STRISCIA NEL POSTO CHE TI SEI MERITATO, mentre dal lato sinistro della curva un bandierone con un biscione si spostava verso il centro, con tanto di freccia ad indicargli la direzione, dove ad attenderlo c'era un altro bandierone con un immenso WC. I tifosi rossoneri erano in netta minoranza ma la curva si è fatta sentire nei momenti decisivi della partita, quando c’era da rincuorare i giocatori dopo i gol subiti o sospingerli al generoso e coraggioso assalto finale alla ricerca di un pareggio che sarebbe comunque servito a poco in classifica ma molto sul piano del morale. In fondo un derby lo devi vincere non solo in campo ma anche sugli spalti e la curva ha fatto il suo dovere fino in fondo e può essere fiera del suo personalissimo derby contro i rivali di sempre.

Ancelotti schiera la formazione ipotizzata alla vigilia, con il rientro di Kaladze al centro della difesa e Ronaldinho al posto dell’infortunato (e molto rimpianto) Kakà; il Milan è costretto dalla classifica a fare la partita e cercare di vincere ma il tecnico non può e non vuole cambiare il modulo ad una sola punta, sperando che l’agile Pato basti a mettere in difficoltà una difesa forte anche fisicamente. All’inizio la sfida è equilibrata: la difesa rossonera sbanda subito, dimenticandosi Ibrahimovic in area dopo pochi secondi, poi il Milan sfodera il suo proverbiale possesso palla con cambi di gioco da una fascia all’altra ma le azioni sono più in orizzontale che in verticale e si fatica a creare occasioni, che nascono più che altro dalla sinistra, a dimostrazione che questa sera Beckham è meno incisivo del solito; una rovesciata di Zambrotta e un colpo di testa di Pato non speventano Julio Cesar, mentre quando Stankovic si ritrova solo davanti ad Abbiati dopo l’ennesimo svarione difensivo rossonero il gol sembra fatto, ma Ambrosini compie un miracoloso recupero degno del miglior Baresi e il suo intervento è paragonabile ad un gol in quanto ad importanza. Dopo una ventina di minuti inizia a giocare anche Ronaldinho, fino a quel momento invisibile e il suo assist per Pato è un gioiello che il connazionale non riesce a sfruttare, defilandosi troppo sull’uscita del portiere; il copione si ripete pochi minuti dopo, ma Pato non riesce a deviare un traversone insidioso di Dinho. Quando il Milan sembra crescere arriva la mazzata del gol nerazzurro: sul cross di Maicon la difesa rossonera è immobile e Adriano è libero di colpire senza nemmeno il fastidio della marcatura; il tocco di mano è evidente ma è curioso che nessuno dei difensori rossoneri (più vicini dell’arbitro) protesti e il solo Abbiati tenti di far capire che c’è qualcosa che non va. Ora la partita si fa difficile, i rossoneri accusano il colpo e inevitabilmente arriva anche il gol del raddoppio prima della fine del tempo; ancora una volta un pallone alto crea il terrore nella difesa rossonera: Kaladze si fa sovrastare da Ibrahimovic, nessuno segue Stankovic nel suo inserimento e la frittata è fatta. Svantaggio di due reti e morale sotto i tacchi anche in curva.

Nella ripresa ci si aspetta la reazione d’orgoglio dei leoni feriti e, invece, si rischia il tracollo: Adriano va via in velocità all’impresentabile Kaladze e, per fortuna, sbaglia la mira angolando troppo sul secondo palo. Come nel primo tempo, dopo un po’ si sveglia Ronaldinho e sforna un paio di assist interessanti dalla sinistra per Seedorf, che l’olandese non riesce a sfruttare. La serata anonima di Beckham (mai uno spunto degno di entrare nelle cronache) si chiude ingloriosamente con l’uscita dal campo per problemi fisici; al suo posto entra Inzaghi, mossa obbligatoria visto il punteggio, anche se SuperPippo è reduce da una settimana tribolata per via di una fastidiosa labirintite. Il Milan fatica a reagire e l’Inter sfiora il terzo gol con un tiro terrificante di Ibrahimovic che Abbiati devia in angolo, con un’acrobazia di Adriano che finisce alta e con un tiro alto di Muntari. Poi, improvvisamente, quando tutto sembra finito, arriva il gol che riapre la partita: tutto nasce ancora da Ronaldinho che taglia verso Jankulovski e apre in due la difesa rossonera; il ceco vede e serve Pato che non può sbagliare il facile gol dal limite dell’area piccola. La Sud ritrova entusiasmo e prova a trascinare i ragazzi all’impresa e la squadra ci crede: Ronaldinho serve Inzaghi che spara su Julio Cesar in uscita; lo stesso Inzaghi segna un gol bellissimo ma l’azione è già ferma per fuorigioco e l’urlo del gol rimane strozzato in gola (anzi tre quarti di curva stava già esultando a più non posso); ancora Inzaghi riceve da Ronaldinho spalle alla porta, viene tirato giù da Chivu ma l’arbitro fa proseguire e Pato si fa respingere il tiro da Julio Cesar. Il Milan è sbilanciato e rischia in contropiede: Adriano vola via a Maldini ma Abbiati è strepitoso e tiene viva la partita. Mourinho teme la beffa e inserisce Vieira, Burdisso e Maxwell alzando gli argini, ma il Milan, generoso e orgoglioso, riesce a rendersi pericoloso solo al 90°, quando un altro lancio di Ronaldinho deviato di petto da Pato consente il tiro a Inzaghi, ma Julio Cesar respinge di piede e in quel momento cala il sipario sul derby e sui sogni di gloria rossoneri.

Alla fine rimane solo tanta delusione per i motivi già spiegati in apertura di articolo e smaltirla non sarà facile: doveva essere la stagione in cui puntare allo scudetto e, invece, siamo ancora qui a parlare di un distacco a due cifre quando alla fine mancano ancora tante partite. Si potrà parlare all’infinito degli errori arbitrali e di un Milan che non meritava di perdere, ma la realtà è questa ed è dura da accettare. Il derby doveva essere un punto di ripartenza e, invece, è la pietra tombale sulle speranze di scudetto e la cosa brucia molto. Ora bisogna avere la forza di rialzarsi in fretta, perché mercoledì c’è la Coppa UEFA, la trasferta di Brema e ormai questo diventa l’obiettivo primario della stagione. I ragazzi hanno dato tutto in campo, la squadra ha lottato con le armi che aveva a disposizione: la fantasia di Ronaldinho, la grinta di Ambrosini, la vivacità di Pato, che spesso ha lottato da solo contro tutta la difesa nerazzurra, l’orgoglio di Inzaghi e di un Maldini che in certi momenti faceva tenerezza, visto che ha lottato come un leone ma contro l’inesorabile avanzare dell’età non si può vincere. Il capitano sognava un ultimo derby ben diverso da questo e se lo sarebbe meritato; il capitano sognava di chiudere la carriera con lo scudetto, ma non sempre i sogni si trasformano in realtà, soprattutto quando c’è l’uomo nero (vero Rosetti?) a trasformarli in incubi.