IL GIOCATTOLO SI E' ROTTO

IL GIOCATTOLO SI E' ROTTOMilanNews.it
mercoledì 17 settembre 2008, 14:17Vista dalla Curva
di Davide Bin

Settimana scorsa, dopo l'ennesima brutta figura in amichevole contro il Lugano (formazione di serie B svizzera), Carlo Ancelotti ha esclamato ai giocatori: "Mi sono rotto!". Ora, dopo un'altra sconfitta ben più grave, quella a Genova in campionato, sembra piuttosto che sia tutto “il giocattolo” Milan ad essersi rotto, perchè comincia ad essere minato all'interno da polemiche e malumori come raramente si era visto nell'era berlusconiana e, soprattutto, negli ultimi anni. Come sempre, il "mondo" Milan è abile a far trapelare all'esterno il meno possibile, soprattutto quando si tratta di problemi da risolvere e che presto si potrebbero trasformare in polemiche, ma proprio il fatto che da qualche crepa del muro trapelino indiscrezioni e notizie tutt'altro che confortanti dimostrano che il problema è serio e, forse, peggiore di come lo si può intuire dall’esterno: il tecnico è in rotta con la squadra e con la società, rimproverando scarso impegno e poca applicazione alla prima e scelte sbagliate e non condivise sul mercato alla seconda, mentre lui viene messo costantemente sotto accusa per scelte non sue. Come a dimostrare che "piove sempre sul bagnato" è arrivata l'ultima notizia dal Brasile, che potrebbe essere anche inventata e falsa ma che contribuisce a "far rumore" e creare confusione, ovvero quella della festa fino alla tarda mattinata cui avrebbe partecipato Ronaldinho dopo la (brutta) partita contro la Bolivia, giocata (male) da lui e da tutta la sua squadra. Siccome a pensar male si compie peccato ma quasi sempre ci si azzecca, forse è stata trovata la motivazione della scialba prestazione di Dinho a Genova; certo la colpa, come sempre in questi casi, è stata data al fuso orario e al volo intercontinentale, ma l'impressione è che il campione brasiliano fosse fuso e basta e ora probabilmente sappiamo perché e, soprattutto, abbiamo capito perchè il giorno prima Maicon (rientrato anche lui il venerdì pomeriggio dal Brasile) correva come un indemoniato, mentre il giorno dopo, quindi con una notte di riposo in più, Ronaldinho sembrava un fantasma. Non sapendo fino a che ora Ronaldinho abbia partecipato a questa festa (lui giura fino alle due, Galliani gli crede…lo facciamo anche noi), meglio passare ad altro argomento, ma sta di fatto che l’amministratore delegato rossonero non è sembrato molto contento della notizia e ha immediatamente convocato Ronaldinho in sede e non certo per farsi mostrare le foto della festa ma, molto più probabilmente, per ricordare al campione brasiliano come ci si comporta al Milan, anche perchè la presunta "vita spericolata" del giocatore era uno dei motivi per cui alcuni non lo avrebbero voluto e vederlo ricadere negli stessi vizi del passato dopo soli due mesi dal suo arrivo non farebbe che dar ragione a chi lo avrebbe volentieri lasciato altrove. Molto più grave, soprattutto in chiave futura, sembra il distacco tra Ancelotti e il resto dell'ambiente rossonero: in particolare sembra che il tecnico, sempre molto aziendalista e pronto a prendersi responsabilità non sue al punto di aver recentemente dichiarato.

"Ronaldinho l'ho voluto io!" (e in quel momento, chissà perchè, il naso si è improvvisamente allungato...), ora sia stufo di dover sempre "metterci la faccia" davanti a taccuini e microfoni, prendendosi colpe che non gli appartengono. Difficile dargli torto, visto che a fine stagione scorsa aveva fatto precise richieste alla società: un portiere che non si limiti all'ordinaria amministrazione ma che faccia la differenza portando vittorie e punti pesanti in classifica; nuovi difensori per rinnovare e rinforzare un reparto logoro; centrocampisti per infoltire un reparto in cui Pirlo, Gattuso e Ambrosini sono costretti agli straordinari; infine, soprattutto, un centravanti d’area forte anche fisicamente e in grado di tramutare in gol il gioco della squadra; invece i pezzi forti della campagna acquisti sono stati Ronaldinho (fantasista) e Shevchenko (seconda punta), il portiere è uno già passato da queste parti (Abbiati), un paio di centrocampisti sono arrivati ma ne sono partiti altrettanti e come centravanti non ci sono i richiesti Adebayor, Drogba o Eto’o (questi i nomi fatti dal tecnico) ma Borriello, che farà fatica ad imporsi se certa gente (i cosiddetti “tre tenori”, cioè i titolari a Genova) dovrà giocare per imposizione di chi li ha fortemente voluti (o rivoluti) a Milano. In queste condizioni si può dar la colpa al tecnico e imputargli la terribile responsabilità di non riuscire a far rendere una formazione che, a detta di tutti, non può stare in piedi perché prevede la coesistenza di giocatori troppo simili per caratteristiche e attitudini? Penso assolutamente no e ora deve essere chi ha condotto il mercato e ha fatto certe scelte ad assumersi le responsabilità e “metterci la faccia” e non solo confermare a denti stretti Ancelotti davanti alle telecamere per poi accusarlo nei summit segreti svolti in sede. Insomma l’idilliaco ambiente rossonero del passato, la “grande famiglia” tanto reclamizzata e mostrata orgogliosamente come esempio di conduzione di una squadra sembra sul punto di esplodere, minata da polemiche interne e “scaricabarile” da provinciale qualsiasi; verrebbe da dire che il giocattolo si è rotto ma come sempre la buona notizia c’è: il tempo per aggiustarlo non manca, chi di dovere ha la personalità e l’esperienza per riuscirci, a costo di scelte dolorose e impopolari e in caso di successo potremmo davvero tornare a divertirci. La cosa importante è restare uniti e continuare a remare tutti nella stessa direzione, soprattutto nei momenti di burrasca come questi; in fondo in qualunque famiglia si litiga e ci si confronta anche duramente, poi si fa pace e si va avanti per risolvere i problemi e tornare ad essere felici e vivere in armonia; è adesso che il Milan deve dimostrare di essere una famiglia, perché è troppo facile farlo quando tutto va bene, si vince e si alzano trofei. Bisogna reagire subito e nel modo giusto e la partita contro lo Zurigo, che in altri tempi sarebbe stata solo una fastidiosa formalità, assume ora un’importanza particolare, quella del punto di svolta e crocevia di una stagione: risorgere o precipitare nel baratro della crisi e delle polemiche, uno scenario che nemmeno il più pessimista avrebbe immaginato solo un paio di mesi fa.