IL PECCATO ORIGINALE...

IL PECCATO ORIGINALE...
mercoledì 28 maggio 2008, 15:26Vista dalla Curva
di Davide Bin

In attesa di notizie più precise e, soprattutto, ufficiali sul mercato rossonero (in entrata e in uscita), questo periodo di giusto e meritato riposo ci permette di rivisitare con calma la stagione appena conclusa. Il veloce riassunto fatto nel precedente articolo ci ha consentito di chiarire che il Milan ha avuto un comportamento contraddittorio nell'arco della stagione; praticamente infallibile e implacabile nei (pochi) appuntamenti prestigiosi o decisivi (Supercoppa europea ad inizio stagione, Mondiale per club a dicembre e derby alla fine del campionato), molto deludente sul lungo periodo, con un rendimento insoddisfacente in campionato, soprattutto in casa e con l'aggravante di non essere riuscito a presentarsi agli ottavi di Champions League in condizioni tali da poter passare il turno. Come sempre in queste occasioni si va alla caccia delle colpe e dei responsabili; un po' tutti hanno puntato il dito sulla società e penso sia facile individuare il cosiddetto "peccato originale", ovvero l'errore fondamentale che ha compromesso la stagione e il momento in cui tale errore è stato commesso. Tutto nasce in estate, all'indomani del trionfo di Atene: la dirigenza rossonera si lascia inebriare troppo dal dolce sapore di una vittoria inaspettata, molto sofferta per vari motivi, giunta a sorpresa e, per questo, ancor più bella e coinvolgente delle altre; nessuno dopo Calciopoli, le penalizzazioni, i preliminari a sorpresa che avevano sconvolto e rovinato la preparazione, avrebbe scommesso un euro sul Milan e sull'eventuale vittoria in Champions League, ma il patto sottoscritto a Malta, in occasione del richiamo di preparazione a gennaio, creò una convinzione, un'unità d'intenti, una voglia di vincere contro tutto e tutti, anche contro le cattiverie e le ingiustizie, che risultò più forte di qualsiasi avversario e di ogni difficoltà e che si concretizzò in splendide prestazioni nei momenti decisivi (Monaco, doppia sfida contro il Manchester e, in parte, finale di Atene) e nella conseguente conquista della coppa "dalle grandi orecchie". Possiamo considerare questa vittoria un vero e proprio miracolo di Ancelotti, del suo staff tecnico e dei giocatori, ma la società aveva il dovere di capire che si era trattato, appunto, di un miracolo e che, nonostante il trionfo, c'era la necessità di rinforzare il gruppo, in qualità e quantità, per riuscire ad essere competitivi in una stagione ancor più intensa e massacrante delle precedenti, visto che comprendeva anche la Supercoppa europea e, soprattutto, il Mondiale per club in Giappone. Dirigenti capaci di mantenere il Milan ad ottimi livelli per più di vent'anni, quindi non inetti e incompetenti come qualcuno tenta di dimostrare ora, avrebbero dovuto vedere e capire che il Milan era stato bravissimo a vincere il trofeo più importante della stagione contro tutti i pronostici ma che, in pratica, aveva giocato "da Milan" solo tre o quattro partite, quelle decisive. Era già chiara la predisposizione poi mostrata ampiamente nella stagione successiva, cioè quella di riuscire a giocare in modo pressochè perfetto le partite che contano, ma di essere assolutamente inaffidabile e non competitivo in tornei lunghi come il campionato, che richiedono continuità di rendimento e una rosa ampia.

A livello di primi undici titolari, cioè degli eroi di Atene, Montecarlo e Yokohama, il Milan non teme confronti, gioca alla pari e può battere chiunque, ma quando infortuni, squalifiche e fisiologici scadimenti di forma portano a qualche assenza di troppo, il resto della rosa non è in grado di sopperire mantenendo la squadra ugualmente forte e competitiva. La dirigenza si è illusa che Ronaldo potesse tornare in grado di giocare e segnare con continuità e, invece, non si è mai visto; inoltre ci si aspettava ben altro contributo da Emerson a centrocampo, ma anche lui ha frequentato più l'infermeria che il campo; in definitiva l'unico rinforzo sul mercato è stato l'acquisto di Pato che, però, poteva essere tesserato solo da gennaio in poi, quindi il Milan ha iniziato la stagione senza sostanziali novità in rosa. Invece bisognava avere il coraggio di dire agli eroi di Atene: "Grazie per quello che avete fatto ma il gruppo necessita di rinforzi e di un po' di rinnovamento per essere competitivo", il che non voleva dire essere irriconoscenti cacciando o accantonando qualcuno, ma solo che era necessario integrare, soprattutto a livello di seconde linee la rosa. Invece, come ho detto ieri, la società si è cullata sugli allori, ha preferito andare in giro per l'Italia a mostrare orgogliosamente la coppa o organizzare le foto di gruppo con tifosi per vendere le magliette, invece di pensare a rinforzare il gruppo e ha pagato caro questo errore di presunzione e sufficienza. Ancelotti ha provato a far scattare un campanello d'allarme, intervenendo ad una della tante convention con gli sponsor nell'estate scorsa e dicendo che "i miracoli erano finiti ad Atene", ammettendo che vincere la Champions era stata un'impresa miracolosa e irripetibile con la stessa rosa, ma non è stato ascoltato (come sempre avviene al Milan) e l'andamento della stagione successiva ha dato ragione a lui e a tutti quelli che ritenevano utile rinforzare ugualmente una rosa vincente. La società ha sempre risposto stizzita a qualunque domanda sull'immobilismo sul mercato estivo con la frase: "Dove li troviamo giocatori migliori dei nostri?" e questo è stato il peccato originale che ha portato alle tante delusioni di questa stagione appena conclusa. Sbagliare è umano e perdonabile, perseverare è diabolico e inaccettabile (anche se siamo la squadra del diavolo!), quindi speriamo che la lezione sia stata imparata e che davvero sia giunto il momento di vedere un Milan profondamente rinnovato e ancora capace di vincere ed essere convincente in tutto l'arco della stagione e non solo a sprazzi.